Omicidio Melania, sulla siringa ipotesi «messinscena». L'arma: un piccolo coltello?

Alessandro Biancardi

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TERAMO. Inquirenti e investigatori al lavoro anche ieri, 1° maggio, nonostante la giornata festiva.

Continuano senza sosta le indagini nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Carmela Melania Rea, la ventinovenne di origini campane ritrovata due giorni dopo la scomparsa, il 20 aprile scorso, uccisa a coltellate vicino al Chiosco della Pineta nel Teramano.

Ieri non ci sono stati sopralluoghi, perché «non è stato necessario» secondo il colonnello Alessandro Patrizio, comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Piceno.

Ma sono state sentite per la prima volta altre persone informate sui fatti, mai interpellate dai carabinieri e non appartenenti ai contesti esaminati sino ad oggi: ambiente familiare e sociale della coppia formata da Melania e dal marito Salvatore Parolisi e ambiente di lavoro di lui, che è caporalmaggiore dell'esercito, in servizio presso il Rav Piceno.

Nessuna svolta nell'inchiesta - secondo il colonnello Patrizio: «stiamo seguendo vari filoni di indagine», come è stato detto ufficialmente sin dall'inizio.

Si attendono però i risultati del lavoro del Ris sui tanti reperti raccolti sul San Marco e soprattutto nel Bosco delle Casermette (Teramo), dove fu scoperto il cadavere di Melania e dove, secondo il racconto del marito, la coppia avrebbe vissuto un momento di intimità una decina di giorni prima. Risultati che potrebbero cominciare ad arrivare, in modo informale, già da oggi e che potrebbero indirizzare l'inchiesta verso un'altra direzione.

 



 

Il comandante dei carabinieri non commenta l'ultima notizia trapelata sull'assenza di tracce di Dna di Parolisi e della moglie sull'involucro esterno di una siringa da insulina piantata nel seno della donna. Sarebbero invece stati individuati i profili genetici di un uomo e di una donna ma le loro identità restano ancora un mistero. Bisognerà attendere ancora invece per i risultati delle analisi sulle tracce di liquido misto a sangue dentro la siringa.

La siringa, insieme ad un laccio emostatico abbandonato vicino al corpo e ad un segno sulla coscia a forma di svastica, ha fatto pensare ad un goffo tentativo di depistaggio.

Patrizio conferma che la siringa «non ha avuto alcun ruolo» nella morte della donna, ma che «il motivo per cui era lì non è chiaro».

E rimane in piedi la possibilità che a colpire sia stata una mano femminile: «non abbiamo motivi per escludere questa ipotesi» chiosa il colonnello Patrizio.

A portare su questa pista le ferite superficiali riportate dalla vittima (nessuna sarebbe stata mortale): possibile che a causarle sia stata una mano femminile, incapace di infierire con forza sulla povera Melania?

E nei giorni scorsi, come si ricorderà, un passante aveva raccontato di aver visto una signora correre nei pressi del bosco di Ripe di Civitelle, in un orario compatibile con quello in cui è avvenuto l'assassinio. Poteva essere la persona che ha ucciso Melania?

E nonostante gli appelli degli investigatori, sinora non si sono fatti avanti né l'anonimo autore della telefonata da un apparecchio pubblico a Teramo che segnalava il cadavere al Bosco delle Casermette.

Né la persona che acquistò il 18 aprile, qualche ora prima della sparizione di Melania, un panino e una bibita in un panetteria del Teramano, lasciando poi lo scontrino nel cestino dei rifiuti vicino al Chiosco della Pineta.

Mistero fitto, invece, sulla borsa di Melania e un trolley che si trovava nella automobile di Salvatore. Di entrambi non si hanno più notizie.

Poche ore prima della scomparsa, come hanno certificato anche le immagini di una telecamera a circuito chiuso, Carmela Melania Rea si era fermata in un supermercato e portava con sé a tracolla una borsa. Ma di questa non vi sono più tracce e non è mai stata ritrovata dagli inquirenti. Che fine può aver fatto?

E sarebbe sparito nel nulla anche un trolley che avrebbe dovuto trovarsi nell'auto del marito il pomeriggio della scomparsa, come attesterebbe anche il suo amico Raffaele Paciolla, l'agente della polizia penitenziaria.

SALVATORE: «LASCIATEMI IN PACE»

Stanco degli assalti mediatici il vedovo, Salvatore Parolisi, che dice ai cronisti: «Lasciatemi in pace! Non vi fermate davanti a niente. Voglio solo stare con la mia bambina, perché solo così non sto male».

E' stufo, il caporalmaggiore dell'esercito, dei sospetti che lo seguono come un'ombra e che la stampa ha probabilmente alimentato, tirando fuori una sua relazione extraconiugale e presunti litigi fra lui e Melania. In realtà, il fronte di parenti e amici è compatto: «Massima fiducia» di lui, ribadisce il fratello della vittima, Michele, mentre le amiche di lei sono concordi nel dire che la loro era una coppia invidiabile.

02/05/2011 8.15

SIRINGA USATA CONFERMA IPOTESI MESSINSCENA

Era con tutta probabilità una siringa già usata da qualche tossicodipendente, magari raccolta per terra, e usata per costruire una vera e propria messinscena quella piantata nel seno di Carmela Melania Rea, la donna di 29 anni scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco di Ascoli Piceno e trovata due giorni dopo nei boschi del Teramano uccisa a coltellate.

E' la convinzione che si sono fatti gli inquirenti della Procura di Ascoli Piceno, che coordinano (insieme al quella di Teramo) le indagini.

Una convinzione supportata dalla scoperta sull'involucro della siringa del Dna di un uomo e di una donna (che dovrebbero quindi essere completamente estranei alla morte di Melania), mentre non ci sono tracce del Dna di Melania e del marito, il caporalmaggiore dell'esercito Salvatore Parolisi.

Si consolida quindi l'ipotesi che la siringa (insieme ad un laccio emostatico nei pressi del cadavere e ad un segno a forma di svastica sulla coscia) faccia parte di un macabra messa in scena, un goffo tentativo di depistare le indagini, collegando l'omicidio agli ambienti della tossicodipendenza, al quale invece Melania (hanno accertato gli investigatori) era del tutto estranea.

02/05/2011 15.00