Nel mare abruzzese quantità elevate di ftalati: l’allarme in una ricerca della D’Annunzio

Alessandro Biancardi

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Nel mare abruzzese quantità elevate di ftalati: l’allarme in una ricerca della D’Annunzio
LA RICERCA SCIENTIFICA. PESCARA. Le acque del mare tra Pescara e Francavilla contengono alte quantità di sostanze tossiche, dette ftalati.

E’ quanto emerge da uno studio di un gruppo di ricercatori dell’Universita G.D’Annunzio. Le ricerche, iniziate nel 2010 e condotte dal Department of Sciences–Ud’A e Bio-Medical Department, Vascular Lab, hanno portato alla scoperta di un quantitativo di ftalati superiori alla norma nei sedimenti delle zone marine balneabili di Pescara e Francavilla.

«Un dato preoccupante» fanno sapere gli esperti alla luce del fatto che l’Unione Europea ha messo al bando la commercializzazione di prodotti contenenti alte quantità di ftalati, causa di malformazioni genitali, turbe del metabolismo e sessuali.

COSA SONO GLI FTALATI. Sono sostanze chimiche, tossiche ed utilizzate come agenti plastificanti. Sono impiegati per rendere più flessibile e modellante la plastica, vengono utilizzati nelle industrie chimiche e mischiati a solventi, profumi, pesticidi, adesivi e vernici.

E la lista di oggetti contenenti l’elemento tossico continua: dispositivi medicali salvavita come le tubazioni per apparecchiature mediche e le sacche per il sangue, le calzature, i cavi elettrici, gli imballaggi, la cancelleria, i giocattoli e le coperture per il tetto. Tutto ciò dimostra l’impossibilità di evitare l’esposizione agli ftalati, presenti praticamente in quasi tutti gli oggetti di uso comune, ma questo non riduce la preoccupazione degli esperti sugli effetti legati ad un massiccio assorbimento della sostanza.

CONSEGUENZE SULLA SALUTE. «Gli ftalati sono tossici», si ribadisce nella ricerca dell’Università G. D’Annunzio che addita il composto chimico come responsabile di seri danni alla salute come allergie, asma, difetti scheletrici, problemi ai polmoni, al fegato, ai reni e all’apparato riproduttivo maschile. Alcuni studi sembrano mostrare che gli ftalati producono effetti analoghi a quelli degli ormoni estrogeni, causando una femminilizzazione dei neonati maschi e disturbi nello sviluppo dei genitali e nella maturazione dei testicoli.

«I campioni di sedimenti estratti nelle aree balneari tra Francavilla e Pescara contengono sostanze inquinanti tra cui un elevato quantitativo di ftalati», è quanto si legge nel rapporto dei ricercatori dell’università D’Annunzio Francesco Stoppa e Gianni Belcaro. Ma ciò che desta la loro preoccupazione non è tanto la presenza della sostanza ma il quantitativo contenuto in acque balneari dove, donne, uomini e bambini, verrebbero facilmente a contatto con il composto tossico. Ma  come si spiega questa concentrazione così elevata? Potrebbe essere segno di massicci scarichi industriali nelle acque?

Grazie ad una tecnica conosciuta come mappatura chemiometrica (che misura il livello di sostanze chimiche presenti nell’ambiente), gli studiosi sono stati in grado di tracciare una lista delle varie specie di ftalati evidenziando le quantità presenti nelle acque marine. In particolare, sono emersi due gruppi di ftalati di-n-butyl phthalate (DBP) e di-isobutil phtalate (DIBP) ben al di sopra dei limiti di sensibilità analitica  (0.01 mg/kg).

«L’uso di questa tecnica di misurazione chimica offre indubbi benefici», affermano i ricercatori, «non solo perché consente di individuare le aree dove la sostanza è maggiormente concentrata ed etichettarle come zone ad alto rischio ma anche perchè permette di capire bene come gli ftalati vengono trasportati, si depositano e si disperdono nell’ambiente. Notizie queste ancora sconosciute. Ma le tecniche non funzionano se alla base non c’è una consapevolezza sociale sul problema e sul fatto che, la causa principale del fenomeno, è dovuta all’inquinamento industriale e urbano che si riversa nelle acque».

L’ALLARME DI GREENPEACE NEL 1997. E’ Greenpeace a lanciare nel 1997 il primo allarme sui giocattoli tossici, dopo che i propri esperti avevano rinvenuto, in 63 campioni, la presenza di componenti nocivi tra cui proprio gli ftalati. Da allora numerose furono le campagne di protesta contro l’impiego della sostanza, a partire da quella“Stop ai giocattoli con gli ftalati” grazie alla quale, nel 1999, la sostanza  fu bandita (anche se in minima parte), dai giocattoli e da altri oggetti di plastica morbida destinati ai più piccoli. Sebbene l’Unione Europea abbia imposto un limite dello 0,1% nell’uso di queste sostanze nei giocattoli, è stato scoperto che il 45% dei campioni riconosciuti a livello internazionale hanno superato i limiti di sicurezza,  pur presentando sull’etichetta la scritta “non tossico”.

Una recente indagine del Centre for Science and Environment (CSE) ha permesso di scoprire che ancora molti giocattoli provenienti dall’Oriente, e in particolare da paesi come Cina e Taiwan oltrepassano rispettivamente del 57% e del 100% il limite di sicurezza per la presenza di ftalati. Sulla stessa linea si colloca l’iniziativa dell’Unione Europea che ha recentemente messo al bando sei additivi chimici impiegati  per fabbricare astucci, gomme, ed altri oggetti di uso comune.

 Marirosa Barbieri  30/04/2011 11.04