Polizia postale, l’odissea per ottenere rimborsi per missioni e straordinari

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2511

PESCARA. Burocrazia che si mette di traverso e rende ancora più difficoltoso un mestiere di per sé delicato.

PESCARA. Burocrazia che si mette di traverso e rende ancora più difficoltoso un mestiere di per sé delicato.

Orazio Colantuono, segretario generale del Siulp di Pescara, interviene in merito alla situazione che vivono gli agenti di Polizia postale, a causa delle difficoltà sofferte per ottenere il compenso spettante per i servizi di missione e gli straordinari effettuati, anche a fronte di una sentenza di condanna dell'amministrazione pronunciata dal Tar Pescara.
Il sindacalista, in particolare, si riferisce a cinque colleghi della Polizia postale, impiegati per molto tempo dal proprio dirigente in servizi di vigilanza antirapina agli uffici postali della provincia di Pescara che, per vedere soddisfatto il loro diritto ad ottenere il compenso spettante per l’attività istituzionale effettuata, hanno interessato il tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, sezione staccata di Pescara.

 Il Tar ha dato loro ragione e in data 27 maggio 2010 ha sentenziato che: «…conclusivamente, il ricorso va accolto con accertamento del diritto del ricorrente e contestuale condanna dell’amministrazione a versare quanto dovuto, con rivalutazione ovvero interessi dalla data della debenza al saldo, ai sensi dell’articolo 22 comma 36, della legge 23 dicembre 1994 n. 724, sia per quanto concerne il dovuto per ore di missione sia per quanto concerne gli accessori alle ore di straordinario già pagate. le spese del presente giudizio, seguendo la soccombenza, fanno carico all’amministrazione e vengono liquidate in dispositivo. p.q.m. il tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo, sezione di Pescara, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in epigrafe, lo accoglie, come da motivazione. condanna l’amministrazione al pagamento, in favore del ricorrente, delle spese di causa liquidate in € 2.000 (duemila), oltre il rimborso degli accessori di legge (art.15 lpf, cpa, iva)…».

 

«A distanza di circa 10 mesi dalla sentenza e qualche anno dalla prestazione lavorativa – denuncia il segretario del Siulp - gli stessi colleghi sono stati interessati dal proprio legale, non per ottenere finalmente quanto dovuto, bensì per consegnare loro gli ordinativi di pagamento inviati dalla prefettura per la riscossione presso la banca d’Italia della liquidazione delle spese legali, ammontanti a 2.806 euro per ognuno dei cinque ricorrente».

 Oltre al danno la beffa, insomma, perché gli agenti della Polpost sarebbero stati costretti a pagare l’avvocato (14.000 euro circa), mentre per i 6.000/7.000 euro che avanzano ci vorrebbe ancora tempo.

 «Pertanto il Siulp – conclude Colantuono - ritiene che detta situazione, assai paradossale, sia meritevole di segnalazione agli uffici competenti, sia per conoscere il motivo per il quale i colleghi interessati non siano stati ritenuti meritevoli nemmeno di un cenno di considerazione, ma anche e soprattutto per l’individuazione delle evidenti responsabilità di quanti hanno provocato il danno alla collettività per la soccombenza in giudizio». 

 27/04/2011 12.21