Omicidio Rea, ipotesi depistaggio. Nuovo sopralluogo nel bosco

Alessandro Biancardi

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ASCOLI. E' una corsa contro il tempo quella iniziata da una settimana per scovare elementi utili ad identificare l'assassino di Carmela Rea la mamma di 29 anni trovata uccisa in una pineta nel Teramano.

Ieri doppio accorato appello: da una parte quello degli inquirenti, dall'altro quello dei familiari.

I primi hanno chiesto all'uomo che mercoledì scorso ha telefonato da una cabina in Piazza San Francesco a Teramo al 113 per avvisare che c'era un cadavere di donna nel Bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella di uscire allo scoperto.

La richiesta è arrivata attraverso un messaggio diffuso dall'agenzia di stampa Ansa.

«Non deve avere paura», gli fanno sapere gli inquirenti, convinti che l'uomo non abbia nulla a che fare con il delitto e che potrebbe invece fornire elementi utili alle indagini. L'uomo, che dalla voce sembrava piuttosto anziano, potrebbe essere un cercatore di funghi, (così si era detto fin da subito, azzardando un profilo) che si è imbattuto casualmente nel cadavere di Melania.

Non ha chiamato immediatamente la polizia, forse perché sprovvisto di un telefono cellulare, o perché, sotto choc, ha cercato prima di calmarsi, ma dalla pineta è arrivato a Teramo, percorrendo plausibilmente in macchina 18 chilometri, dando così l'allarme con un certo ritardo. Comportamento che le Procure sembrano comprendere, dicendo all'uomo di non dover temere nulla.

Ma gli investigatori chiedono aiuto anche a quanti sono passati per il Bosco delle Casermette dalle 6.30 di lunedì 18 aprile, giorno della scomparsa di Melania, fino al pomeriggio del 20, quando è stato trovato il cadavere.

Il padre di Melania ha invece chiesto «se qualcuno ha visto, se qualcuno ha un minimo sospetto» si faccia avanti. Il genitore ha ricordato che «una bambina di 18 mesi non dirà più mamma, perché gliel'hanno tolta. E io vorrei guardarla in faccia questa persona che lo ha fatto e chiedergli: come fai a guardarti allo specchio, quando hai tolto a una bimba di 18 mesi la mamma?».

«Ma qualche sbaglio lo avrà fatto», si augura l'uomo a proposito dell'assassino, confidando che gli inquirenti sapranno coglierlo. Sospetti? «Possono essere tanti e nessuno», risponde. E poi il ricordo della figlia: la sua era una vita «tranquillissima" Melania "era tutta casa, marito e figlia, la sua bambina adorata».

 

 

LE INDAGINI CONTINUANO

Intanto gli inquirenti non demordono. Nei giorni scorsi, grazie al fiuto di Atos, un cane molecolare, sono state rinvenute tracce biologiche oltre a un orecchino della donna, a una catenina e a un laccio emostatico.

Quest'ultimo reperto fa il paio con la siringa ritrovata conficcata su un seno di Melania, molto probabilmente un tentativo di depistaggio o un messaggio sibillino del killer, che in ogni caso, all'appuntamento con la vittima, era andato 'preparato': con i due oggetti che fanno pensare subito alla droga, ma soprattutto con un coltello a serramanico, con cui ha infierito sulla giovane mamma.

Debbono fare in fretta, gli inquirenti perché il tempo promette pioggia e questo danneggerebbe irreparabilmente la scena del crimine.

Fondamentale, per il ritrovamento dei reperti, proprio il cambio di unità cinofile, con l'impiego del pastore belga malinois del soccorso alpino della Guardia di finanza specializzato nella ricerca in superficie. Il dispiegamento di forze, per dare un volto e un nome all'assassino, è massiccio, come pure è allargato il pool di magistrati: i tre pm ascolani Monti, Pirozzoli e Picardi (quest'ultimo si stava occupando della scomparsa di Melania) e la collega teramana Greta Aloisi. Non è escluso che, anche quando verrà stabilita la competenza territoriale, le due procure continueranno a lavorare fianco a fianco, come è avvenuto tra magistrati di Ascoli e Ancona nel caso di Rossella Goffo, la funzionaria della prefettura scomparsa dal capoluogo marchigiano un anno fa e ritrovata cadavere a Colle San Marco, lo stesso da cui si era allontanata Melania lunedì scorso.

 


LA CHIAVE DEL GIALLO NELL'ORA DELLA MORTE

Importantissimo è fissare con il minor margine d'errore possibile l'ora della morte della Rea, per capire quante ore - e dove - sia stata in balia del suo assassino. E' strano infatti, se la morte si colloca nel giorno stesso della scomparsa, che il cadavere sia stato esposto un giorno e mezzo senza che nessuno lo abbia visto (solo mercoledì pomeriggio il telefonista misterioso se ne accorge e avvisa i carabinieri) e senza che gli animali, come i cinghiali che si trovano in zona, ne abbiano fatto scempio. Sul corpo di Melania ci sono solo le coltellate inferte dall'omicida e i segni di un vivace tentativo di resistenza da parte della donna. La vittima, peraltro, aveva un fisico statuario, era alta un metro e ottanta. Dunque, non una donna fragile, e soprattutto una donna determinata a combattere per la propria vita e per avere una chance di rivedere la sua bambina, i suoi affetti. L'assassino deve aver dovuto lottare non poco, e forse sul suo volto o sugli arti sono rimaste delle ferite. Un'altra speranza, per chi indaga, di scoprire il killer.

Ieri la sensazione è stata che le indagini abbiano ricevuto un ulteriore impulso. In Procura si è diffuso un cauto ottimismo anche se è stata smentita la circostanza che ci sia una cerchia ristretta di indagati.

Nei giorni scorsi si era parlato di «cinque persone» individuate dagli inquirenti tra i quali c'era l'assassino.

Il marito della donna è stato ascoltato per diverse ore e di lui hanno parlato anche alcuni giovani che il giorno della scomparsa hanno visto la giovane coppia giocare con la figlioletta. I ragazzi hanno confermato di aver visto in un primo momento anche Melania e poi solo il marito e la figlioletta sull'altalena.

LE FINTE PISTE

Secondo gli inquirenti, però, non mancherebbero in questo intricato giallo anche alcuni tentativi di depistaggio: la scena del crimine è disorganizzata - o meglio, il killer appare del tipo disorganizzato - e ricostruita ad arte, ma in modo ingenuo, per portare fuori strada gli investigatori.

Sul luogo in cui è stato ritrovato il cadavere della donna, nel Bosco delle Casermette, c'é un «ordine creato» dall'omicida, ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Alessandro Patrizio, è stata «montata una scena alternativa».

Il riferimento, in particolare, è alla siringa e al laccio emostatico ritrovati in loco, con cui si presume che il killer abbia voluto indirizzare le indagini verso un'altra pista, magari quella della droga. Ma se così fosse, la messinscena sarebbe piuttosto naif.

Melania è stata ritrovata con i pantaloni e gli slip abbassati, ma i primi esiti dell'esame autoptico escluderebbero la violenza sessuale.

Un'altra falsa pista creata ad arte dall'assassino? Anche su questi aspetti si sta concentrando in queste ore lo sforzo investigativo.

 

 

IN GITA SUL COLLE NONOSTANTE LA PAURA

Intanto ieri nonostante la paura e il senso di insicurezza per quanto è avvenuto nel 'loro' pianoro - prima il rinvenimento dei resti di Rossella Goffo e ora la scomparsa di Carmela-Melania Rea, trovata poi uccisa nel Teramano - gli ascolani non hanno voluto rinunciare a riunirsi nel giorno della Liberazione e festa del santo, a Colle San Marco, teatro nel giro di pochi mesi di due tragedie.

Molti quelli che hanno dormito in tenda, e centinaia le persone che hanno raggiunto il colle; chi a piedi da Ascoli, chi in bici, moto o camper, per poi preparare il pranzo di Pasquetta al barbecue, passeggiare, giocare con i propri bambini. Non c'é stato il boom degli altri anni (il 25 aprile il pianoro richiama migliaia di persone), forse anche per il tempo incerto, ma è sembrato che gli ascolani volessero riappropriarsi dei loro spazi ed esorcizzare l'orrore di quanto è avvenuto lì. E' stata anche una giornata di cerimonie, con la deposizione di una corona d'alloro sul cippo intitolato alla memoria di quanti, organizzati in una prima forma di resistenza, caddero sotto i colpi dei nazifascisti nell'ottobre del '43. Proprio all'altezza di questo spoglio monumento ai caduti, Melania potrebbe essere stata avvicinata e portata via dal suo assassino. Nel sacrario dei partigiani si è poi tenuta la cerimonia ufficiale con le autorità, il prefetto Pasquale Minunni, il sindaco della città Guido Castelli, il presidente della Provincia di Ascoli Piero Celani. Nessuno di loro ha fatto cenno alla vicenda della Rea.

 26/04/2011 8.35

NUOVO SOPRALLUOGO MAGISTRATI

Nuovo sopralluogo stamani dei magistrati: il pm ascolano Umberto Monti è di nuovo sul pianoro, dove sono stati nuovamente portati i cani molecolari, impiegati nelle prime fasi delle ricerche della giovane donna, di cui si erano perse le tracce durante una gita al San Marco con il marito Salvatore Parolisi, caporalmaggiore dell'esercito, e con la figlioletta di 18 mesi.

Poi Monti e un altro dei sostituti di Ascoli, Carmine Pirozzoli, si dovrebbero spostare a Ripe, nel luogo in cui Melania fu trovata cadavere e dove si suppone sia stata uccisa dopo aver lottato con il suo aggressore.

Una supposizione che, a quanto trapela da fonti investigative, non è ancora certezza: il nuovo sopralluogo dovrebbe quindi a raccogliere ulteriori elementi.

In queste ore vengono anche sentiti vari testimoni, nel pomeriggio saranno ascoltati tra gli altri i gestori, il personale e i clienti del bar ristorante Cacciatore, dove Melania si era diretta per andare al bagno, ma dove non è mai arrivata.

Il lavoro degli inquirenti in questa fase è mirato soprattutto a ricostruire tutte le fasi della presenza della giovane donna sul pianoro. Ma non solo: si cerca qualcuno che dovrebbe essere passato vicino al Chiosco della Pineta, a Ripe, prima della scoperta del cadavere. Tra gli obiettivi, quello di circoscrivere con maggiore precisione l'ora dell'aggressione a Melania e della sua morte.

26/04/2011 16.28