IL FATTO

Carcere Pescara: detenuto di 40 anni si impicca nella sua cella

I compagni non si sono accorti di nulla

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CARCERE PESCARA

Il carcere di Pescara


PESCARA. Un uomo italiano di 41 anni ha deciso di togliersi la vita impiccandosi nella Casa Circondariale di Pescara dov’era detenuto perché condannato per spaccio di droga.


La notizia è diffusa dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.


Donato Capece, segretario generale del Sappe, racconta: «l’uomo si è tolto la vita ieri sera. Nemmeno i compagni di cella si sono accorti della sua tragica scelta, posta in essere impiccandosi alle sbarre della finestra. L’uomo aveva avuto altre detenzioni, sempre legate allo spaccio di droga. Non si conoscono al momento le motivazioni che hanno indotto il detenuto a porre in essere l’insano gesto».

«Questo nuovo drammatico suicidio di un altro detenuto», continua Capece, «evidenzia come i problemi sociali e umani permangono, eccome!, nei penitenziari, lasciando isolato il personale di Polizia Penitenziaria (che purtroppo non ha potuto impedire il grave evento) a gestire queste situazioni di emergenza. Il suicidio è spesso la causa più comune di morte nelle carceri. Gli istituti penitenziari hanno l’obbligo di preservare la salute e la sicurezza dei detenuti, e l’Italia è certamente all’avanguardia per quanto concerne la normativa finalizzata a prevenire questi gravi eventi critici. Ma il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. Per queste ragioni un programma di prevenzione del suicidio e l’organizzazione di un servizio d’intervento efficace sono misure utili non solo per i detenuti ma anche per l’intero istituto dove questi vengono implementati. E’ proprio in questo contesto che viene affrontato il problema della prevenzione del suicidio nel nostro Paese. Ma ciò non impedisce, purtroppo, che vi siano ristretti che scelgano liberamente di togliersi la vita durante la detenzione».


Negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 18mila tentati suicidi ed impedito che quasi 133mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze,sottolinea il leader nazionale del primo Sindacato del Corpo. «Il dato oggettivo è che la situazione nelle carceri resta allarmante».


Da tempo il Sappe denuncia, inascoltato, che la sicurezza interna delle carceri è stata «annientata»  da provvedimenti «scellerati» come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza di personale – visto che le nuove assunzioni non compensano il personale che va in pensione e che è dispensato dal servizio per infermità -, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento.

«Lasciare le celle aperte più di 8 ore al giorno senza far fare nulla ai detenuti – nè lavorare, nè studiare, nè essere impegnati in una qualsiasi attività – è controproducente perché lascia i detenuti nell’apatia: non riconoscerlo vuol dire essere demagoghi ed ipocriti».