AMBIENTE

Sansificio Vecere, nel documento dell’Arpam la «non conformità» alle norme

Nuovo Senso Civico: «chi pagherà per gli errori fatti?»

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Sansificio Vecere Treglio. Se la Regione decide... di non decidere

LANCIANO. L’associazione Nuovo Senso Civico di Lanciano punta i riflettori sulla Relazione di Verificazione del Responsabile Arpam (Arta delle Marche) sulla vicenda  Sansifici Vecere.


Una Relazione redatta a seguito dell'Ordinanza del TAR Pescara per verificare la successione degli atti di approvazione, la conformità alle norme e la natura stessa delle emissioni del sansificio Vecere di Treglio.

 

Chiamato a svolgere il compito un soggetto terzo appunto l'Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (Arpam) , e non l'Arta Abruzzo che il TAR non ha potuto considerare al di sopra delle parti.

 

Il passaggio è importante. Si tratta come noto di una vicenda che ha visto il sequestro degli impianti nel 2015 e la condanna per reati ambientali della proprietà. Con sentenza il Tribunale di Lanciano ha infatti accertato l'ampio superamento dei limiti di emissioni in atmosfera.

 

Ebbene, la Relazione ha stigmatizzato  non solo l'assoluta carenza istruttoria ma la non conformità, alle norme, del provvedimento di approvazione.

 

Sotto la lente d'ingrandimento è stata posta la prima autorizzazione, quella risalente al 2011.

 

Nella Relazione si legge: «non risulta essere stata affronta la valutazione delle emissioni provenienti da altre fonti e la valutazione dello stato di qualità dell'aria nella zona interessata».

L’associazione Nuovo Senso Civico ricorda che la Asl di Lanciano-Vasto-Chieti aveva inviato alla provincia di Chieti, competente, un parere "condizionato ad una preliminare valutazione dello stato di qualità dell'aria esistente nella zona interessata".

 

Con un semplice rinvio al Piano della Qualità, invece, l'autorizzazione è stata rilasciata.

 

Nuovo Senso Civico traduce: «la ASL chiedeva una verifica e la Provincia disattendeva tale richiesta provvedendo ad autorizzare ugualmente l'impianto.   Si comprende quindi l'enormità dell'atto».

 

Questo è quanto viene rilevato  dall'Arpam su incarico del TAR e non da Nuovo Senso Civico.  

 

«La circostanza  è grave non soltanto perchè non è stata valutata la possibilità di quel contesto ambientale di sopportare il  carico inquinante ma soprattutto perchè l'Ente di tutela della salute pubblica, ovvero la ASL è rimasto completamente inascoltato», denuncia l’associazione. «In quale modo è stata garantita dai funzionari della Provincia la tutela della salute pubblica?  Un domanda che a questo punto non può dirsi retorica».

 

Scrive infatti l'Arpam: «l'autorizzazione CH2011/41 è da ritenersi non conforme alla disciplina tecnico/amministrativa, in relazione al tipo di impianti ed emissioni».

 

In particolare la relazione precisa che «i valori limite e prescrizioni alle emissioni dello stabilimento»  sono stati adottati senza una valutazione delle «emissioni provenienti da altre fonti e dello stato della qualità dell'aria»  e «individuando non correttamente le fasi o la provenienza dei processi».

 

L'ARPAM giunge così a dire che non sono stati stabiliti  «correttamente i valori limite da prescrivere alle emissioni prodotte dall'impianto termico alimentato a biomassa e dall'impianto di essiccazione» .

 

«Tolti i tecnicismi l'autorizzazione dunque non era conforme alla disciplina ambientale», continua Nuovo Senso Civico. «Pertanto il funzionamento dell'impianto non rispettava le disposizioni legislative in materia. Non solo. Quel che la Relazione verifica è anche  una certa "ostinazione"».

 

L’OSTINAZIONE

Nel 2015 la Provincia di Chieti ha infatti provveduto all'aggiornamento dell'autorizzazione della  Sansifici Vecere srl approvando anche una modifica al quadro delle emissioni.

 

Su questo provvedimento  la Relazione Arpam verifica che : «la valutazione degli atti procedimetali ha evidenziato però l'insufficienza istruttoria che ha prodotto l'atto CH/2011/41, del quale ne risente necessariamente l'atto di aggiornamento».

 

Ossia la non conformità della prima autorizzazione alle norme e le carenze istruttorie travolgono anche il provvedimento di aggiornamento.

 

Sulla compatibilità delle emissioni con i limiti previsti dalla normativa vigente l'Arpam ci mette il carico: «l'atto dirigenziale del settore 7 della provincia di Chieti (...) di aggiornamento dell'autorizzazione CH/2011/41, " aggiorna" il quadro riassuntivo delle prescrizioni alle emissioni, senza correggere gli errati presupposti».


«FUORI DALLE NORME»  

 

Quindi il fatto è semplicemente uno, sostiene l’associazione: «la comunità frentana  ha di fatto convissuto con un impianto autorizzato a funzionare fuori dalle norme e dai parametri di legge sin dal 2011. Quel che scrive l'Arpam al TAR di Pescara è chiaro. Come questo sia potuto accadere appare ora incredibile ed imbarazzante. Da sempre chiediamo che i funzionari svolgano i propri compiti nel rispetto degli interessi pubblici. Che le leggi vengano applicate. La vicenda dimostra che questa è la strada da percorrere. Che saremo più ostinati.

Non tralasceremo nulla».