CONTRO L'ARCHIVIAZIONE

Roberto Straccia, il caso non è chiuso. Cassazione dà speranza ai genitori

Ammesso ricorso contro l’archiviazione

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Bordate sulla procura di Pescara:«non hanno cercato il sosia di Roberto Straccia»

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PESCARA. Forse il caso non è chiuso e si potrà continuare ad indagare.

È stato ritenuto ammissibile dalla Corte di Cassazione il ricorso contro l'archiviazione delle indagini sulla morte di Roberto Straccia, lo studente universitario di 24 anni, originario di Moresco (Fermo), scomparso a Pescara il 14 dicembre del 2011 e rinvenuto cadavere il 7 gennaio del 2012 nelle acque antistanti il litorale di Bari.

Il caso negli anni scorsi è stato archiviato come suicidio ma quello che è successo veramente al giovane marchigiano resta un mistero, come una ventina di altri casi che dagli anni 90 ad oggi hanno interessato tutto l’Abruzzo.


LA STORIA DEL PENTITO

«Abbiamo presentato ricorso per due ragioni - spiega il legale della famiglia Straccia, Marilena Mecchi - la prima è per questioni di competenza territoriale, visto che su questa vicenda ci sono state rivelazioni di alcuni pentiti della criminalità organizzata e dunque la competenza è della Direzione distrettuale antimafia di L'Aquila».


Negli anni scorsi un pentito avrebbe rivelato che il giovane universitario sarebbe stato ucciso per uno scambio di persona. Vittima inconsapevole di un tragico errore?

 

Il gup, che aveva parlato di «fantasiosa ricostruzione»   aveva archiviato con questa motivazione:  «appare arduo comprendere come, gli autori di tale azione una volta scoperto l'errore, si siano potuti comunque sentire appagati dall'omicidio perpetrato, lasciando indenne la vittima designata (non essendovi notizia in senso contrario). Non si comprenderebbe neppure le modalita' operative dell'omicidio» visto che la criminalità organizzata segue «'schemi' ben collaudati, connotati da violento ed efferato clamore quando volti ad affermare la caratura criminale degli autori o siano finalizzati a lanciare dei 'messaggi' ovvero, di contro, commesso in modo 'silente' mediante l'occultamento del cadavere rendendo difficoltoso anche il solo disvelamento dell'azione delittuosa realizzata. Ebbene, nessuna delle caratteristiche e' ravvisabile nella specie; la morte di Roberto non appare infatti caratterizzata in alcun modo da simbolica violenza mafiosa».


MANCANZA DI CONTRADDITTORIO

La seconda ragione del ricorso ritenuto ammissibile dalla Cassazione - prosegue l'avvocato Mecchi- riguarda violazioni del diritto di contraddittorio, dato che il caso è stato archiviato nel marzo del 2017 «senza che a noi sia stata data alcuna comunicazione né dell'udienza né della decisione».

Il caso, dunque, il 7 giugno prossimo approderà davanti alla prima sezione penale della Corte di Cassazione.

«È stato superato il primo filtro e adesso siamo fiduciosi - prosegue l'avvocato - non significa che il ricorso verrà accolto, ma anche la famiglia è molto contenta perché per la prima volta qualcuno si è accorto che ci sono i fondamenti per indagare in altre direzioni».

Sulle stesse ragioni poggia anche il reclamo che è stato presentato al tribunale monocratico di Pescara e che adesso approderà in Cassazione, dopo che il giudice si è riservato inviando il fascicolo alla Suprema Corte.