GIUSTIZIA NEGATA

Dare del ladro non è reato: i pasticci della procura di Pescara salvano Mattoscio

Una piccola storia di ordinaria giustizia negata nella procura diventata troppo morbida con i forti  

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TRIBUNALE DI PESCARA

Tribunale di Pescara

PESCARA. Che cosa accadrebbe se un giornalista dicesse che il tal politico è un ladro?

E chi può immaginarlo...?

Noi, però, possiamo raccontarvi quello che accade al contrario, cioè quando il (para)politico di turno accusa un giornalista di rubare.

Per la procura di Pescara non è reato e non c’è diffamazione ma solo per motivi formali: ritardo della querela.

Colpa del querelante, si dirà: ci poteva pensare prima.

Sbagliato.

Colpa della procura...

E’ una piccola brutta storia che possiamo raccontarvi nei particolari solo perchè questa volta siamo noi stessi parte in causa, e nello specifico il direttore di questo quotidiano, Alessandro Biancardi,  accusato di aver commesso un reato grave, come quello di furto, da uno dei più illustri accademici e luminari della scienza economica abruzzese, Nicola Mattoscio, presidente della Saga, la società che gestisce l’aeroporto.

I fatti li raccontammo già allora.

ANTEFATTO

Nel 2015 PrimaDaNoi.it pubblica dopo più di 6 anni il contenuto dei contratti segreti  che fruttano a Ryanair milioni di euro che servono a pagare i voli di collegamento tra l’Abruzzo e una manciata di località turistiche. Il tutto con affidamento diretto per un totale di circa 40 mln di euro, gestito nel più totale silenzio e opacità, fino a quando il muro di omertà (di una buona fetta della classe dirigente di ogni colore) è stato rotto dal coraggio di un uomo che non si è voluto piegare: l’ex pilota comandante Emidio Isidoro. Una sua denuncia ha permesso di far aprire una inchiesta sulla fallimentare gestione Saga e le tante sbavature e persino i falsi in bilancio; coraggio inutile perchè dopo due anni la  giustizia pescarese non vede reati.


LA DIFFAMAZIONE

Il 12 febbraio 2016 Nicola Mattoscio parla in un consiglio comunale straordinario a Pescara proprio sulla gestione della Saga che succhia a prescindere ingenti risorse pubbliche.

In questa affollata sede arrivano le accuse dirette a Biancardi e a PrimaDaNoi.it di aver sottratto e pubblicato documenti «segreti», dunque, di aver commesso reato, un gesto che -disse Mattoscio- dovrebbe essere pure stigmatizzato e messo al bando ancor più perchè avvenuto in un ente pubblico.

Mattoscio disse:  «Non si può portare ad esempio la pubblicazione di documenti aziendali che evidentemente per essere stati pubblicati sono stati abusivamente sottratti e, dunque, il gesto costituisce un reato ai sensi delle norme di questa Repubblica e almeno nelle sede elettivi dove si deve dare esempio ai cittadini non si invochi come esempio che si è potuto leggere sui giornali l’esito ed il risultato di reati commessi a fronte che mai mai ci si è sottratti a consegnare a chiunque tali documenti».

Non solo, dunque, spregio assoluto per il lavoro giornalistico d’inchiesta di PrimaDaNoi.it ma anche la chiamata all’indignazione popolare verso un cattivo esempio da rifuggire e biasimare con forza che offende concetti come onestà e legalità.

Si poteva dire di una persona per bene una cosa  peggiore?


Parte la querela a giugno 2016 e la ricezione della ricevuta della pec è l’ultimo segnale di vita che abbiamo della nostra rischiesta di giustizia.
Silenzio e passano due anni e con molta calma si riesce a ricostruire nel disordine il lavoro della procura (pm Gennaro Varone).

A settembre 2017 (cioè un anno e tre mesi dopo la querela) il pm chiude le indagini e formula il capo di imputazione perché non ritiene di archiviare.

Nel capo di imputazione si legge che pur se non nominato esplicitamente, Mattoscio, faceva riferimento chiaro sia a Biancardi che a PrimaDaNoi.it affermando che «i documenti aziendali pubblicati sarebbero stati abusivamente sottratti e, dunque, ottenuti dal Biancardi medesimo mediante commissione di un reato quando si trattava, invece, di contratti allegati ad una relazione commissionata dal Mef e, dunque, riservati ma non coperti da segreto, in modo che qualcuno non potesse consegnarli al giornalista senza commettere alcun illecito penale;  così offendendo l'onore e la reputazione di Alessandro Biancardi».

«Documenti segreti» è il presupposto di tutto il Mattoscio pensiero,  una affermazione per certi versi grave per un accademico a capo di una società pubblica il quale dovrebbe sapere bene quali sono i documenti segreti.

Quelli sulla Saga, per esempio, sono tutti pubblici e pubblicabili da qualunque giornale.

Inutile dire che teorie del genere in un Paese normale con una classe politica normale non sarebbero tollerate  da chi è chiamato a gestire denaro pubblico.



LE GIUSTIFICAZIONI DI MATTOSCIO

Dunque, chiuse le indagini l’indagato, assistito dall’avvocato Augusto La Morgia, deposita una memoria in cui si dicono molte cose tra le quali:

  • la querela è tardiva;
  • la querela non è firmata con la penna;
  • i documenti erano pubblici ma non pubblicabili e questo perchè Saga, il Ministero e tutti gli altri hanno confermato di non aver divulgato il documento (??);
  • che Mattoscio rispondeva alle accuse di Sara Marcozzi (che lo aveva preceduto nell’intervento);
  • che non è vero che la sua gestione è stata opaca;
  • che non è vero che ha negato documenti;
  • che in realtà la frase «il gesto costituisce reato»  si riferisce al fatto della sottrazione e non della pubblicazione;  
  • che è stata fatta sicuramente da altri e non da Biancardi;
  • che non si voleva minimamente diffamare o screditare il giornalista;
  • che Mattoscio non si poteva riferire alla pubblicazione dei contratti perchè questa è avvenuta 2 giorni dopo le affermazioni in oggetto;
  • che le informazioni pubblicate hanno rischiato di innescare una sorta di “incidente internazionale” Italia-Irlanda sventato solo dall’intervento provvidenziale del professore,
  • che non c’era alcuna volontà di diffamare e la prova è il fatto che Mattoscio è stato pubblicista per alcuni anni e dunque conosce bene la materia e mai e poi mai avrebbe potuto attaccare un “collega”.

Le 30 pagine di memoria (qui condensate per non sacrificare ulteriormente il lettore) contengono argomentazioni ardite e una efficace macedonia di fatti veri e verosimili e per alcuni persino offensive se non altro per la sede e la modalità.

Contengono anche falsità lampanti e ne abbiamo prove come pure tentativi maldestri di trarre in inganno la stessa procura.

Una su tutte: Mattoscio non si è mai scusato pubblicamente con l’interessato ma ha utilizzato questa argomentazione in maniera strumentale solo per salvarsi la fedina penale, peraltro immacolata.

Anzi, all’interessato -che ha continuato a chiedere per un anno ufficialmente documenti-la Saga ha risposto attraverso capziosi impiegati di volta in volta argomentazioni incoerenti al solo fine di dilatare tempi fino a non rispondere più e dunque non concedendo documenti.

Fatto sta che all’ex pm di Pescara, Varone, è bastata la prima argomentazione dell’avvocato La Morgia per cambiare la sua precedente opinione e richiedere dopo due anni l’archiviazione: querela tardiva (i termini dei tre mesi erano, infatti, scaduti).

Mattoscio si salva solo per un cavillo, una semplice questione formale.

  

QUERELA TARDIVA: PERCHE?

Infine resta una domanda: perchè la querela è arrivata oltre i termini quando la annunciammo già il giorno dopo?

La risposta è semplice e allo stesso tempo incredibile: la procura di Pescara, attraverso l’opera di un altro pm, magari sommerso da pile di carte,  semplicemente non si è accorta di avere ricevuto tra le mani una querela per diffamazione, inviata sempre via pec, appena 10 giorni dopo i fatti (febbraio 2016, dunque abbondantemente nei termini).

Viene aperta formalmente a marzo 2016 una inchiesta a carico di ignoti (cioè non si conoscono gli autori del reato denunciato!)  con la dicitura “verifica contabile amministrativa della Saga”.

Eppure non c’è stato alcun atto di indagine nè di “verifica contabile” di alcun genere.

Nel fascicolo non c’è  un solo foglio prodotto dalla procura.

“Indagine” archiviata in un mese e siamo ad aprile 2016.

L’unica cosa che abbiamo potuto fare è stato… ritentare sperando di essere più fortunati.


DIFFAMATORE IMPUNITO, MAGISTRATO INADEGUATO, CITTADINO OFFESO

La seconda volta la querela finisce nelle mani di Varone che legge, e persino comprende, tanto da farne scaturire pure uno stralcio che poi diventerà l’inchiesta sulla Saga sul falso in bilancio (...).

Qualche domanda allora sorge davvero spontanea:

  • a parte la giustizia palesemente negata per grave imperizia di chi la amministra, perchè la prima volta al pm distratto che scrive “verifica contabile” non segue un solo atto di indagine di... “verifica contabile”?
  • E’ una cosa normale iscrivere a “modello 45” (contro ignoti) una querela per diffamazione?

Sappiamo che rimarranno domande senza risposte, come tantissime altre da 10 anni a questa parte che riguardano la gestione della giustizia a Pescara e in Abruzzo.

In altri tempi si sarebbero invocati gli ispettori ministeriali in procura ed una attenzione più distaccata del Csm ma visto che non è accaduto nulla per cose ben più gravi è molto difficile che qualcosa accada per questa bazzecola.  

Una riflessione da parte della classe politica prima o poi dovrà essere aperta sul fatto che il lavoro dei magistrati non è soggetto ad alcun controllo pubblico o trasparenza ed in queste condizioni è difficile che la giustizia possa essere davvero uguale per tutti.