L'APPELLO

Omicidio Neri, molte persone sanno ma hanno paura di parlare?

PrimaDaNoi.it mette a disposizione AbruzzoLeaks per segnalazioni totalmente anonime

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Omicidio Neri, molte persone sanno ma hanno paura di parlare?



 

SPOLTORE. Sono passati 11 giorni dall’8 marzo giorno in cui è stato ritrovato il corpo di Alessandro Neri ucciso due giorni prima con due colpi di pistola: uno all’addome e l’altro mortale alla testa.

Dopo tutto questo tempo non si conoscono nè il movente nè il nome degli assassini.

Le indagini proseguono a ritmo serrato e di certo gli inquirenti sanno molte più cose di quanto non riesca a trapelare sui giornali.

Molte persone sono state ascoltate come persone informate sui fatti anche più volte, i carabinieri di Pescara hanno ascoltato tutti gli amici ma l’idea che sarebbe emersa è quella di un quadro troppo generale con troppi indizi che confondono più che chiarire.

Ma possibile che in un ambiente così piccolo come quello di Spoltore e Pescara davvero nessuno sappia, abbia visto, sentito, saputo?

Inverosimile davvero.

E questa è anche la posizione della famiglia che più volte ha spinto a parlare chi può contribuire a far scoprire dettagli utili alle indagini.

Ma fino ad ora nessuno ha trovato il coraggio di parlare.

Il messaggio di Laura Lamaletto, la mamma di Ale-”nerino”  alla commemorazione di sabato è stato fin troppo chiaro e diretto principalmente agli amici del figlio, un gruppo nutrito e variegato di persone che frequentavano la vittima e probabilmente ne hanno raccolto confidenze.

«Vi prego, vi scongiuro non frequentate ambienti che non dovete», ha detto la mamma di Ale rivolta agli amici, «Se lui e’ ora in cielo vi proteggera’. Andate sulla retta via. Dovete convertirvi, avete famiglia, figli. Oddio quanti siete’. Ve lo chiedo in ginocchio: aiutatemi a trovare il colpevole. Vi prego, per favore, non fate che mio figlio sia morto invano. Vi chiedo di aiutarmi a trovare chi ha fatto questo a mio figlio. Non ho sete di vendetta, nessuno della nostra famiglia ce l’ha. Vogliamo solo sapere la verita’, e’ giusto che si sappia perche’ ce l’hanno tolto in un modo molto cruento».

Un messaggio chiaro e diretto che può significare solo una cosa: “di sicuro tra di voi c’è chi sa e non ha ancora detto tutta la verità…”

 

«Ale riposa in pace, ma ha bisogno della verita’ anche lui. Non facciamo cadere il buio e le tenebre intorno ad Ale, la verita’ deve venire fuori. Non piangete la morte di Ale, dovete ridere, come a lui farebbe piacere; non fate che mio figlio muoia una seconda volta».

 

La stampa nazionale da giorni ha puntato i riflettori su questo caso e su Pescara descrivendo la città con toni cupi e foschi e ben presto si dirà che anche questo territorio è soffocato dall’omertà e dalla delinquenza.

Se  Alessandro aveva amici veri non possono non parlare ancor più dopo la supplica della madre.

Trovare il coraggio di metterci la faccia può essere difficile ma di certo le forze dell’ordine sanno come proteggere i testimoni.

 

Noi da tempo abbiamo uno strumento semplicissimo, AbruzzoLeaks, per inviare soffiate e segnalazioni anonime senza mandare nessuna email o lasciare tracce ma semplicemente scrivendo il messaggio nei campi indicati.

Non ci sono scuse per non parlare e per coprire criminali.

La verità è l’unica forma di giustizia possibile.