SECONDO GRADO

Appropriazione indebita, assolto in appello Vincenzo Serraiocco

«Pagamenti in contanti, nessuna prova del reato»  

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Vincenzo Serraiocco

Vincenzo Serraiocco

 

L’AQUILA. Assolto perché i fatti non sussistono. La Corte d'Appello dell'Aquila assolve Vincenzo Serraiocco e revoca le statuizioni civili contenute nella sentenza di primo grado del 16 gennaio 2016 del Tribunale di Chieti.

  

Serraiocco, in qualità di presidente pro tempore della Folgore Sambuceto era stato accusato di essersi appropriato indebitamente di somme di denaro del Club calcistico (113 mila euro), motivo per il quale, tramite il proprio legale di fiducia Claudio Croce, aveva presentato ricorso in appello.

 

Augusto di Francesco subentrato a Serraiocco nella presidenza della società ha raccontato di aver riscontrato anomalie enormi nella precedente gestione della società.

Ha anche riferito l'utilizzo da parte di Serraiocco della carta di credito nelle disponibilità della società sportive per spese non inerenti l'attività della società.

Tuttavia, come rilevano anche i giudici dell’appello, Di Francesco,  non è stato in grado di indicare nel dettaglio le spese indebitamente sostenute con la carta di credito e il loro, anche approssimativo, ammontare.

«Ciò non consente alcuna concreta verifica sulla veridicità di tali affermazioni», scrivono i giudici.

La deposizione «apparsa lacunosa e generica», secondo quanto emerge dalla sentenza, potrebbe al massimo evidenziare la cattiva gestione dell'associazione ma non offre «elementi concreti, puntuali circostanziali» sulla presunta appropriazione indebita.

 

LE FATTURE E I PAGAMENTI

Nel corso del processo un brigadiere della Guardia di Finanza che ha svolto le indagini ha raccontato che alcune fatture emesse dall'Associazione per attività di sponsorizzazione erano di importo sensibilmente inferiore al contributo offerto dagli sponsor.

Secondo  i giudici dell'Appello, però, questo fatto rileva probabilmente eventuali illeciti di natura tributaria «ma non riveste carattere della vita ed univocità».  

La sottofatturazione, si legge nella sentenza, «potrebbe essere riconducibile alla condotta illecita ma potrebbe anche essere finalizzata a ridurre semplicemente gli oneri fiscali a carico della società o a costituire fondi neri da gestire nei rapporti con i terzi (fornitori, calciatori) per le finalità proprie dell'associazione».

 

Sempre la Guardia di Finanza ha rilevato numerosi prelievi per contanti ma gli inquirenti non sono riusciti a stabilire la destinazione di quelle somme nè se quei prelievi fossero stati effettuati da Serraiocco stesso o da altre persone.

 

Durante il dibattimento, inoltre, è stato dimostrato, attraverso le prove testimoniali, che i rimborsi ai calciatori e allo staff dell'associazione sportiva (tecnici, medici, massaggiatori) erano erogati con versamenti in contanti direttamente dal Presidente ed altri dirigenti.

«Questo consente di spiegare», sostengono i giudici, «i numerosi prelevamenti in contanti effettuati».

Anche il dirigente Andrea Serraiocco ha riferito che i costi della gestione dell'associazione, comprensivi dei rimborsi ai calciatori, variavano da 200.000 a 300.000 euro nel corso del campionato di calcio e tutto veniva pagato «assolutamente in contanti».

 

«Ne deriva pertanto», scrivono i giudici, «che gli elementi probatori evidenziati non dimostrano, al di là di ogni ragionevole dubbio, la condotta appropriativa ascritta all'imputato».

Dunque assoluzione per Serraioco ed è stata pure rigettata la domanda per le restituzioni e del risarcimento del danno proposto dalla parte civile.

 

«RICOSTRUZIONE CORRETTA»  

«Abbiamo sostenuto l'insussistenza del reato contestato non essendo stata provata in primo grado, attraverso l'escussione dei testimoni e la documentazione acquisita, l'appropriazione indebita», commenta soddisfatto l'avvocato Croce. «La Corte d'Appello de L'Aquila ha ricostruito correttamente la destinazione del denaro prelevato dal Serraiocco sottolineando le inesattezze e le insussistenze dell'accusa. Abbiamo prodotto anche tutti i rendiconti approvati in quegli anni dai membri del Consiglio direttivo del Club che poi hanno querelato il mio assistito».

 

Alessandra Lotti