LE ACCUSE

Moscufo, «bugie del sindaco Ambrosini sul centro migranti»

Protesta il gruppo ‘Moscufo cambiaverso’

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Moscufo, «bugie del sindaco Ambrosini sul centro migranti»

 

 

MOSCUFO. A Moscufo da circa un mese è presente un centro di accoglienza straordinario di migranti, nel quale sono ospitati attualmente una quarantina di individui, gestiti da operatori privati, in convenzione con la Prefettura di Pescara.

 

Il centro sin dall’inizio ha generato, all’interno della piccola comunità preoccupazioni e paure tra i cittadini.

Una paura, dice il capogruppo di ‘Moscufo Cambiaverso’, Domenico Ferri, «originata anche da disinformazione ma soprattutto dall’ostilità a priori dimostrata dal sindaco Ambrosini contro l’insediamento, rivendicando pubblicamente una serie di criticità ricadenti sulla struttura».

 

Le criticità lamentate sull’immobile, dal primo cittadino per il rinvio dell’apertura del C.A.S. non sono considerate ostative in quanto sanabili ed inoltre lo stesso era già abitato da altre famiglie.

 

«Le sue menzogne, sul completamento “dell’iter amministrativo alla pratica di agibilità’ e connessione alla rete fognaria pubblica”», continua Ferri, «sono svanite nel nulla perché presso l’ufficio tecnico del suo Comune esistono documenti che attestano l’agibilità e l’abitabilità della struttura, come da certificato n.23 del 2002».

 

In merito allo scarico delle fogne, secondo il sindaco “abusivo”, non è vero, ribatte Ferri, «perché l’immobile è dotato di una regolare fossa “imhoff” e dal 15 gennaio 2018 l’ACA ha autorizzato ed eseguito all’allaccio dello scarico di acque reflue provenienti dal metabolismo umano all’impianto di depurazione, il quale risulta in possesso di regolare autorizzazione rilasciata con determinazione n.DPC/24/89 del 08.02.2017 della Regione Abruzzo e la diffida emanata dall’ufficio autorizzazioni scarichi Pescara della giunta regionale Regione Abruzzo in data 06.05.2017 per lo sforamento di alcuni parametri previsti risulta decaduta in quanto l’ACA SPA ha provveduto, nei tempi stabiliti alle prescrizioni ricevute».

 

Visto il fallimento, meno di un anno fa’, di una precedente struttura di accoglienza in contrada Pischiarano, la minoranza aveva suggerito all’amministrazione l’adesione allo S.P.R.A.R. sistema di protezione per richiedenti asilo politico e rifugiati, per salvaguardate il territorio e regolamentare il flusso dei migranti.

 

Il progetto S.P.R.A.R costituito con decreto del ministero degli interni permette ai Comuni di disciplinare la realizzazione, la gestione e l’erogazione dei servizi di accoglienza sul proprio territorio, accedendo direttamente a fondi statali ed individuando i soggetti collaboratori, secondo norma di legge.

 

I Comuni aderenti sono esentati, in virtù di un’ apposita clausola di salvaguardia, dall’attivazione di ulteriori forme di accoglienza stabilite univocamente dalla Prefettura.

 

In riferimento al piano operativo concordato con l’ANCI al Comune di Moscufo spetta un massimo di 10 unità.

«A questo punto, noi dell’opposizione», dice Ferri, «ci chiediamo perché il sindaco non si è preoccupato minimamente di anticipare i tempi per l’ adesione al sistema di protezione ed evitare di subire passivamente l’arrivo dei migranti, e di attuare una gestione organica e controllata nell’interesse dell’intera collettività Moscufese. Tutto questo per impedire un ulteriore centro di accoglienza straordinaria privata e salvaguardare la tranquillità di tutti i Moscufesi».



«SINDACO TAGLIATO FUORI»

«Ci vuole una bella faccia tosta a parlare dell’apertura del CAS di Moscufo da parte di Domenico Ferri, quando unico e vero responsabile di questa gestione scriteriata del fenomeno della immigrazione è il Pd, partito nel quale milita, che ha imposto a livello nazionale norme che non tengono in minima considerazione i sindaci e le comunità locali», replicano da Palazzo di città.

«Il Sindaco di Moscufo, così come gli altri primi cittadini italiani – afferma l’assessore Di Domenico - è stato completamente tagliato fuori da questa scelta fatta sulla testa del Comune e dei cittadini e che, lungi dall’essere una iniziativa di solidarietà, si configura solo come un vero e proprio business per chi ci lucra a danno di quelle povere famiglie che sono state costrette ad andare via dallo stabile. L’immobile in questione presentava diverse criticità che le autorità competenti hanno affannosamente cercato di sanare ed è proprio su questo aspetto che l’amministrazione comunale sta puntando la propria attenzione ed è l’unico ambito nel quale si può agire per riaffermare il rispetto delle regole che si richiede a ogni cittadino. Il sindaco ha svolto numerosi incontri e colloqui con il Prefetto di Pescara e con le forze di polizia per garantire al meglio la sicurezza dei propri cittadini, informandoli puntualmente della situazione in atto durante un’assemblea pubblica. A differenza del Ferri che, come al solito, cerca solo un minimo di visibilità personale l’impegno dell’amministrazione è concentrato sulla risoluzione della problematica, anche mediante la partecipazione al progetto SPRAR deliberato da questa amministrazione come unica possibilità concessa dalla legge per evitare fenomeni speculativi perpetrati anche a danno degli stessi richiedenti asilo, oggetto di un vero e proprio commercio di esseri umani».