MISTERI DI STATO

Stop all’esperimento Sox: «c’erano seri problemi autorizzativi ancora non risolti»

Forum Acqua fa emergere nuovi particolari dopo l’annuncio di ieri

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Stop all’esperimento Sox: «c’erano seri problemi autorizzativi ancora non risolti»

ABRUZZO. Immaginatevi la Nasa che annuncia da 4 anni che andrà su Marte e poi, a due mesi dal lancio, lo stop perché non sono in grado di costruire il motore dello Shuttle.

Una assurdità che, infatti, non accade in America ma qualcosa di simile, invece, sotto il Gran Sasso sì.

Formalmente e dal puto di vista burocratico dell’esperimento Sox si parla dal 2014 (ma da molto tempo si pianifica dal punto di vista scientifico) eppure solo ieri l’esperimento è naufragato definitivamente perchè nella centrale di Mayak in Russia non sono in grado di costruire uno degli elementi fondamentali e imprescindibili.

Il tutto dopo anni di pianificazione, autorizzazioni, documenti, contratti firmati, soldi spesi e a due mesi dall’inizio vero e proprio dell’esperimento previsto per maggio 2018.


Ma secondo il Forum Acqua ci potrebbe essere, in realtà, anche qualcos’altro e quell'esperimento, sulla base di documenti e leggi esistenti, non avrebbe avuto i requisiti sia specifici che generali per essere realizzato al Gran Sasso.

Infatti la Commissione Tecnica Regionale, che sovrintende all'applicazione della Direttiva Seveso sugli Impianti a Rischio di Incidente Rilevante, dopo un esposto dell’associazione, aveva attivato una procedura che non era stata precedentemente effettuata durante il processo di approvazione che, quindi, nonostante alcune affermazioni di alcuni ricercatori, non poteva dirsi certamente concluso a pochi mesi dall'avvio teorico dell'esperimento.





I DUBBI DELLA COMMISSIONE TECNICA

Ancora il 16 gennaio scorso, alla richiesta dei Laboratori alla Commissione Tecnica Regionale di non considerare SOX come un aggravio di rischio per l'impianto, la Commissione aveva risposto di non poter escludere sulla base della documentazione depositata dall'Infn aggravi del rischio di effetti in caso di incidenti. Al centro dell'osservazione una delle questioni che aveva sollevato il Forum, quella di aver pensato di posizionare una sorgente radioattiva così potente pochi metri sotto 1.292 tonnellate di trimetilbenzene (PC nel testo del verbale) infiammabile.

 

Oltre a questo problema, chiarisce Augusto De Sanctis, ce ne sarebbe stato comunque un altro ancora più insormontabile: l'inderogabile divieto di legge fissato dall'Art.94 del D.lgs.152/2006 per lo stoccaggio di materiale radioattivo nei pressi delle captazioni idropotabili.

«Era ben noto che noi, considerato anche che alcune autorizzazioni erano state rilasciate senza aver comunicato l'esistenza delle captazioni, avremmo sicuramente chiesto alla Magistratura di valutare un sequestro in caso di pervicace volontà di far arrivare comunque il Cerio 144 nel Gran Sasso», spiega il Forum.

«In questi anni nessuno aveva solllevato il problema del rispetto di questa norma e tutto andava avanti senza adempiere alle leggi esistenti. Ora è diverso, con i fari puntati grazie alla mobilitazione in corso. Tra l'altro, come è noto, è anche in corso un'inchiesta della Magistratura sui fatti avvenuti finora».

Nulla di nuovo in sostanza rispetto agli anni scorsi; l’unica differenza è che oggi queste cose sono diventate di dominio pubblico…

 



DOCUMENTI AL VAGLIO E DINIEGHI

Il Forum non ha mai nascosto i propri dubbi su questo esperimento pianificato in un contesto estremamente critico di diffusa inadempienza per quanto attiene alla sicurezza. A parte la questione, già gravissima, del Piano di Emergenza esterno scaduto da 7 anni in quanto adottato nel 2008 come provvisorio e non più aggiornato ogni tre anni come prevede la legge, in queste ore l’associazione sta esaminando l'enorme mole di documentazione acquisita presso il Comando regionale dei Vigili del Fuoco.

Ci sono però anche delle difficoltà: «stanno cercando incredibilmente di vietarci l'accesso ad uno dei documenti centrali, il Rapporto di Sicurezza».

Il diniego è giunto l'altro ieri con la formula di "non poter escludere" la sussistenza di pregiudizio delle relazioni internazionali, all'ordine e sicurezza pubblica o alla difesa nazionale, nonostante un preventivo coinvolgimento della prefettura e degli organi di pubblica sicurezza non avesse portato a nessuna prescrizione.

«Addirittura», racconta De Sanctis, «è stato negato l'accesso anche alla Sintesi Non Tecnica del rapporto specificatamente prevista dall'Art.23 del D.lgs.105/2015 proprio nei casi effettivi di criticità su questa materia che qui, a nostro avviso, sono di fatto inesistenti per la stragrande parte del materiale in quanto i ricercatori pubblicano su riviste tantissime informazioni sugli apparati sperimentali. Inoltre ci si dimentica che esistono i diritti di 700.000 persone che si dissetano con acqua sulla cui disponibilità e qualità può incidere un incidente rilevante nei laboratori».

Intanto ieri nuova lettera della Mobilitazione a tutti i comuni e agli enti regionali e nazionali per richiedere l'allontanamento delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose e nel frattempo garantire la partecipazione dei cittadini per l'aggiornamento del piano di emergenza esterna scaduto da ben 7 anni.




LA PREOCCUPAZIONE DELL’OSSERVATORIO DELL’ACQUA

Anche l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso non sta a guardare in silenzio quello che sta accadendo nelle ultime ore: «scoprire che non si sia in grado di assicurare un elemento fondamentale ai fini dell’esperimento, rafforza i tantissimi dubbi che da sempre hanno circondato questo esperimento sin da quando è stato scoperto (perché – come sempre – si è cercato di tenere nascosta la cosa) che si stava predisponendo il trasporto di materiale radioattivo».

L’associazione ambientalista fa notare che nel concreto, però, non si è fatto nessun nuovo passo avanti verso la sicurezza: «le sostanze pericolose presenti nei Laboratori sono ancora tutte lì, il problema della permeabilità di laboratori e gallerie autostradali persiste e nessun atto per la messa in sicurezza dell’acquifero è stato compiuto».

Intanto il vicepresidente regionale, Giovanni Lolli, ha annunciato che la prossima settimana dalla Commissione regionale sull’emergenza del Gran Sasso dovrebbe uscire la proposta per la messa in sicurezza definitiva da portare al Ministero. «Siamo proprio curiosi di sapere di cosa si tratta, su quali studi si basa e che scelte comporterà», commenta il Wwf. «E con noi, immaginiamo, lo saranno anche gli Enti che partecipano alla Commissione visto che, da quanto ci riferiscono, fino ad oggi neppure loro sanno effettivamente cosa si stia decidendo».

Nel frattempo la Regione, che non ha voluto nessun rappresentante della società civile nella Commissione, non ha fornito nessuna risposta all’accesso agli atti dell’Osservatorio per conoscere le ipotesi progettuale su cui si sta lavorando.