LA VERIFICA

Rigopiano, quando la funzionaria della prefettura citofonò a casa di Parete

Voleva sapere dove stesse il cuoco, poi la scoperta...

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Rigopiano, quando la funzionaria della prefettura citofonò a casa di Parete

PESCARA. La sera del 18 gennaio scorso, mentre mezza regione affondava nell’emergenza caotica tra neve, black out, strade bloccate e allarmi gravi da varie zone interne, in prefettura a Pescara il telefono della Sala emergenza era bollente e gli operatori in affanno.

Dalle 17 iniziarono ad arrivare segnalazioni e richieste di aiuto per una presunta valanga sull’hotel Rigopiano.

Ci vollero oltre 10 telefonate e più di due ore per far determinare la stessa prefettura ad inviare squadre di soccorso.

Quintino Marcella chiamò tutti i numeri di emergenza cercando di lanciare l’allarme non essendo creduto. Parlò anche con Daniela Acquaviva la funzionaria che non credette all’uomo. Telefonate registrate e diffuse quasi un anno fa.

Nei giorni scorsi è  emersa una seconda telefonata della donna nella quale addirittura aveva affermato che l’hotel Rigopiano fosse crollato in mattinata ma che tutto fosse risolto ed i soccorsi arrivati. 

Affanno, confusione totale, forse impreparazione ad una emergenza vera e prolungata ma anche qualche sospetto che i vari indizi in realtà costituissero una prova. La prova di una tragedia.

Un dubbio atroce iniziò a montare nella testa della funzionaria della prefettura tanto da portarla persino a lasciare la sala operativa per bussare a casa dei parenti di Giampiero Parete per chiedere informazioni. Acquaviva conosceva Fernando, «lo conosco benissimo», raccontò proprio a Quintino Marcella nella loro conversazione telefonica, e anche i genitori Tea e Gino.  

E’ vero che il cuoco si trovava lì in vacanza? Come sta adesso? Lo avete sentito?

Domande piovute al citofono a chi non sapeva ancora assolutamente nulla.

La funzionaria, ora era concitata e sperava con tutto il cuore di avere conferme di aver fatto bene a non credere a quell’uomo, un «mitomane».

L’episodio è raccontato in uno dei tantissimi verbali stilati dai carabinieri forestali che stanno indagando da quasi un anno sulla terribile tragedia di contrada Rigopiano.

Questo particolare inedito raccontato dal fratello di Parete rende manifesta la preoccupazione della donna che ad un certo punto, dunque, deve aver cominciato ad avere dei dubbi.

A tal punto che prese la macchina e andò sotto casa dei parenti di Parete, il cuoco che per primo lanciò l’allarme e riabbracciò la sua famiglia sepolta viva dopo 50 ore di agonia.

Erano le 20: i soccorsi stavano partendo in quegli istanti finalmente ancora inconsapevoli della tragedia.

Acquaviva citofonò al fratello Fernando Parete pregandolo di scendere subito per parlare di una cosa importante. L’uomo preso alla sprovvista si è detto disorientato da tutte quelle domande perchè non ne capiva il senso e lo scopo.

Fernando Parete non sapeva nulla del fratello, della valanga, dei mille messaggi di aiuto e ai carabinieri forestali così racconta:

«Ha iniziato a pormi domande su mio fratello, su chi fosse, dove lavorasse, se conoscessi Quintino Marcella e se avesse lavorato presso il suo ristorante. Alla fine di tutte queste domande, infastidito, ho chiesto cosa volesse e se avesse bisogno di aiuto. A quel punto mi chiese se mio fratello stava all’Hotel Rigopiano e se la struttura fosse crollata. Di punto in bianco le risposi: ‘ora lo chiamiamo al telefono, se ci risponde la tua notizia è vera, se non ci risponde vuol dire che sono morti tutti’».

E lì il momento più drammatico: il fratello di Parete tirò fuori il cellulare, compose il numero, azionò il vivavoce. Al secondo squillo la voce di Giampiero.

«Gli ho chiesto», racconta il fratello, «di dirmi cosa fosse successo. Mio fratello in lacrime: ‘qui è crollato tutto, sono morti tutti, c’è stata una valanga, ci sono io e un altro, stiamo morendo congelati’».

Acquaviva a quel punto scoppiò in lacrime e alla domanda se i soccorsi fossero partiti non diede risposta.

 

Alessandra Lotti