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Dragaggio porto di Ortona, Area Marina Protetta pronta ad andare in tribunale

«Dragate ma non scaricate in mare»

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Dragaggio porto di Ortona, Area Marina Protetta pronta ad andare in tribunale

Torre di Cerrano




ORTONA. Si è chiusa mercoledì scorso a Pescara la Conferenza di Servizi, convocata dal Servizio Gestione Rifiuti della Regione Abruzzo per lo scarico in mare dei materiali estratti dal dragaggio del bacino portuale di Ortona. Dopo il parere favorevole del Comitato di Coordinamento Regionale per la Valutazione D’Impatto Ambientale (CCR-VIA) e della Conferenza regionale sulla pesca, se anche il Servizio Rifiuti arriverà ad autorizzare sarebbe l’ultimo e definitivo lasciapassare al conferimento in mare.
L’Area Marina Protetta “Torre del Cerrano” in primis ed i Comuni costieri interessati sono fermamente contrari allo scarico nelle acque marine degli oltre 300mila metri cubi di materiali provenienti dai fondali del porto ortonese.

Il progetto presentato prevede che i fanghi siano gettati in un’area a cinque miglia dalla costa di Montesilvano e Città Sant’Angelo, ad una distanza di soli 6 km dal bordo dall’Area Marina Protetta.
In Conferenza di Servizi l’Area Marina Protetta ed i Comuni di Pineto, Silvi, Città Sant’Angelo e Montesilvano hanno espresso parere negativo motivando adeguatamente la contrarietà alla parte di progetto che prevede lo scarico in mare, a differenza del parere positivo espresso da alcuni settori tecnici regionali, dal settore Turismo della Regione Abruzzo, dal Comune di Pescara e dal Comune di Francavilla.


«Ovviamente da parte nostra annunciamo una ferma presa di posizione per la scelta della Regione Abruzzo», dicono dall’Ente. «Scelta che non condividiamo nel modo più assoluto. Purtroppo l’idea che materiale non più utilizzabile debba essere gettato in mare, come se quest’ultimo fosse una discarica, continua a essere proposta dalla nostra Regione, ciò nonostante, ormai in ogni dove, si continui a dire che la grande sfida del futuro è rappresentata dalla tutela dei nostri mari. Con forte rammarico dobbiamo purtroppo constatare che il Mare Adriatico può tranquillamente essere usato come fosse una discarica, nonostante sia in una condizione di fortissimo stress ambientale, come riconosciuto dall'Agenzia Europea per l'Ambiente».
«La cosa ancora più grave è rappresentata dal fatto che non sono stati concessi neppure i tempi necessari per studiare l’Incidenza ambientale sul Sito di Interesse Comunitario costituito dalla nostra Area Marina Protetta, ci riferiamo in particolare agli habitat ed alle specie protette presenti nell’area e che, ovviamente non si limitano al solo perimetro del parco marino».
Per questi motivi, oltre a ribadire l’assoluta contrarietà verso un provvedimento finale eventualmente positivo, l’AMP ed i Comuni interessati si riservano di adire le vie legali perché ritengono che tale decisione vada in direzione contraria alla ricerca di una ottimale qualità delle acque di balneazione su cui ci si sta da tempo impegnando, oltre ovviamente al sicuro danno economico che subiranno le città, tutte a spiccata vocazione turistica.