CHI BONIFICA?

Ex Fonderia San Giovanni Teatino, assolta la proprietà ma bacchettate ad Asl e sindaco

«La società Master Building non è responsabile»

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Ex fonderia, da 6 anni si aspetta bonifica. Comune acquisisce le carte


SAN GIOVANNI TEATINO. Sono state pubblicate le motivazioni con le quali è stata assolta la proprietà della Ex Fonderia Di Nicola dalle accuse di omessa bonifica e di discarica abusiva.

 

Enio Colasante nel 2013 aveva acquisito l'area su cui ci sono gli immobili della ex fonderia ed un cumulo di amianto, rifiuti pericolosi e non.

Grazie anche alle verifiche dell'Arta è stata certificata la presenza di fibre di amianto depositato nel canale di gronda che secondo gli inquirenti rappresenta un indicatore dello stato di degrado della copertura in cemento amianto.

 

Uno stato di degrado «diffuso» delle coperture di eternit dei capannoni che era stato già rilevato e documentato anche nella perizia del CTU del Tribunale di Chieti per la vendita del bene.

L’accusa mossa dal pm Giancarlo Ciani era chiara: «Colasante ha omesso di attivarsi entro un anno dall'acquisizione dell'aria per la bonifica».

Dunque non avrebbe fatto nulla per cancellare quella discarica abusiva in mezzo alla città.

Una discarica che non ha di certo creato la sua azienda ma che lui conosceva bene nel momento dell’acquisto.

Secondo il giudice Andrea Di Berardino la Master Building «non ha in alcun modo realizzato, ovvero agevolato l’abbandono dei rifiuti né ha contribuito a formare quel cumulo di materiali abbandonati nell’ex fonderia».

Allo stesso tempo, però, il giudice richiama ASL e Comune perché non «hanno in alcun modo fronteggiato il pericolo per la salute pubblica», restando «del tutto inerti, senza neppure una ordinanza sindacale di rimozione dell’amianto a tutela della sanità pubblica».

 

Sempre secondo la sentenza l’amministratore della società, Colasante, non aveva alcun obbligo giuridico di scongiurare la realizzazione di una discarica che non può essere imputata al proprietario a titolo di responsabilità omissiva. Ed ancora: «nessun obbligo giuridico di controllo può ravvisarsi a carico del proprietario in relazione a rifiuti prodotti da altri senza alcun contributo».

La polizia giudiziaria in dibattimento ha sostenuto che la Master Building non avrebbe adempiuto ad obblighi giuridici di bonifica ma secondo il giudice non ricorre neppure il reato di omessa bonifica (articolo 257) che punisce «la condotta del responsabile dell’inquinamento il quale non provveda a bonificare. Ma la Master non ha affatto cagionato l’inquinamento (peraltro tutto da dimostrare) ma ha omesso di adottare provvedimenti per rimuoverli».

Secondo il giudice, comunque, pure se si ammettesse che la società fosse giuridicamente obbligato a bonificare l’area «la condotta avrebbe solo interrotto la permanenza dell’evento discarica che si era già verificato prima ancora che sorgesse l’obbligo giuridico. Non può addebitarsi ad un soggetto il fatto di non aver impedito un qualcosa che terzi avevano già cagionato prima che lui fosse nella possibilità di intervenire».

In questo modo, chiarisce l sentenza, si verrebbe a creare un nuovo illecito penale: «chiunque non bonifichi un’area di sua proprietà entro un congruo termine dall’acquisto è punito».

«Il Giudice», commenta il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Mario Cutrupi, «nella sua sentenza, bacchetta pesantemente il Sindaco per non aver fatto le azioni proprie a tutela della salute pubblica. Mentre i Sindaco continua a ripetere che la bonifica verrà fatta , spostando in avanti di volta in volta la data, i suoi cittadini continuano ad attendere. Quanto tempo ancora dobbiamo aspettare per la tua ordinanza di bonifica?»


a.l.