DELITTO E BUGIE

Omicidio Rapposelli: «il figlio mente, conosce Tolentino. Ci andavamo insieme»

‘Chi l’ha visto?’ raccoglie una importante testimonianza di una ex del figlio della pittrice

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Omicidio Rapposelli: «il figlio mente, conosce Tolentino. Ci andavamo insieme»

 

GIULIANOVA. «Simone Santoleri mente: conosce Tolentino e conosce la zona del Chienti. Siamo andati in passato a fare della passeggiate insieme».

Una donna che ha frequentato il figlio di Renata Rapposelli, trovata morta nelle campagne di Tolentino, ha smentito davanti le telecamere di ‘Chi l’ha visto?’ Simone che agli inquirenti ha detto di non conoscere la zona e di non esserci mai stato. Anche dal suo pc emerge che ha cercato più volte la parola  ‘Chienti’.

Secondo la donna, che ha frequentato Santoleri fino a qualche anno fa prima di «scappare a gambe levate», dunque, l’uomo avrebbe mentito agli investigatori che stanno portando avanti il caso.

La donna che ha scelto di non farsi vedere in volto ha raccontato di aver conosciuto Simone, oggi indagato insieme al padre per l’omicidio della pittrice,  a Giulianova, 5anni fa. I due erano amici «anche se lui avrebbe voluto qualcosa di più ma io amavo un’altra persona».

La testimone  ha raccontato particolari inquietanti della loro amicizia e pure di aver dovuto cambiare casa e telefono per non essere trovata da Simone, una volta interrotti i rapporti.

«Ha una doppia personalità», ha raccontato a ‘Chi l’ha visto?’, «è un grande manipolatore mentale, diceva che se lo guardavo fisso negli occhi mi sarebbe potuto capitare di tutto perché lui era il diavolo. Io ridevo a queste affermazioni e lui mi prendeva nelle spalle e mi costringeva a guardarlo. Mi diceva sempre ‘il diavolo mi ha graffiato gli occhi’, in realtà ha solo un piccolo e comune angioma».

«Lui diceva che ero io posseduta», ha continuato la signora, «e mi portò in un convento da un padre spirituale che poi non trovammo. Io ero convinta, e lo avevo detto anche ai miei amici, che lui mi facesse assumere qualcosa. Avevo sempre forti mal di testa, la testa confusa, ovattata, ero senza forze fisiche, non riuscivo a prendere la macchina e così un paio di volte ho dormito da lui. Lui ha una gran paura delle malattie, c’erano farmaci à  gogo in quella casa, soprattutto tranquillanti».

Un particolare inquietante, quello svelato dall’amica, anche perché una delle ipotesi degli investigatori è che Renata sia stata narcotizzata o avvelenata con farmaci.

La donna ha raccontato pure che Simone non le aveva mai parlato della mamma mentre non le aveva mai nascosto il «profondo odio» che provava per la sua ex compagna. E poi ancora: «viveva con una mazza da baseball sul frigo, inventa storie, diceva di aver avuto relazioni con chissà quante donne ma non c’era mai nessuna con lui. Diceva di avere tantissimi amici ma stava sempre da solo.  Lui vive in casa dalla mattina alla sera».

L’amica ha detto ancora che Simone viveva con la pensione del padre, amministrata proprio da lui: «il papà andava in bici, lui non gli dava mai la macchina. E proprio grazie al papà, una bella persona, mi sono allontanata da Simone. Lui un giorno mi disse: vai via, scappa da qui».

Intanto la macchina è stata restituita a Santoleri dopo che gli inquirenti hanno prelevato un pezzo della carrozzeria, da confrontare con un pezzetto di plastica che è stato trovato nella campagna di Tolentino.

C’è attesa in questi giorni per i risultati degli esami tossicologici e farmacologici sul corpo di Renata e dei rilievi sui telefonini, sulle sim e il pc di Simone.