VERSO LA SENTENZA

Processo incidente A24: chieste condanne per 7 anni complessivi

Nel 2012, un camionista morì carbonizzato

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Processo incidente A24: chieste condanne per 7 anni complessivi

 

TERAMO. Condanne per complessivi 7 anni e mezzo di carcere sono state chieste dal pm Enrica Medori nel processo per il decesso di Giovanni Di Natale, 45 anni, camionista di Napoli, avvenuto nel maggio del 2012 in un incidente lungo la A/24, all'ingresso della galleria di Colledara.

Oggi, nel corso della penultima udienza, l'accusa ha infatti chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi ciascuno per omicidio colposo per tutti e tre gli imputati: il legale rappresentante della ditta per cui lavorava l'uomo, l'allora responsabile della Motorizzazione civile di Napoli, che il 12 maggio, pochi giorni prima dell'incidente, aveva effettuato la revisione dell'autocisterna, e un funzionario responsabile per Strada dei Parchi della manutenzione e della predisposizione degli interventi di messa in sicurezza su quel tratto autostradale. Dopo le richieste del pm il processo è stato aggiornato a gennaio per le richieste delle parti civili e l'arringa della difesa.

L'incidente in cui perse la vita Di Natale si consumò in pochi istanti all'ingresso della galleria di Colledara, con il tir che si ribaltò prendendo fuoco. Per l'uomo, che morì carbonizzato, non ci fu scampo. Sotto accusa, secondo quanto contestato a vario titolo agli imputati dalla Procura, il non corretto funzionamento dei freni del tir, che poco tempo prima era stato sottoposto a revisione, e la mancanza, nel tratto di strada interessato, delle idonee misure di sicurezza. Al responsabile di Strada dei Parchi viene infatti contestato di non aver provveduto, per quanto di sua competenza, a far predisporre su quel tratto di strada «rampe di arresto idonee a creare via di fuga o di emergenza per i veicoli in difficoltà; rampe che avrebbero consentito al Di Natale di trovare riparo in esse così da evitare che il complesso veicolare da lui condotto una volta fuori controllo costituisce pericolo per la sua e l'altrui incolumità».