IL PROGETTO

Pescara Porto, il Tar boccia Milia e Mammarella: no alle abitazioni vista mare

Si potranno costruire solo uffici e negozi

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Pescara Porto, l'avvocato del Comune molla il caso


PESCARA. La società  PescaraPorto degli imprenditori Milia e Mammarella non potrà costruire abitazioni, ma solo uffici e negozi, sulla riviera sud, accanto all'ex Cofa.

E’ quanto stabilito dal Tar di Pescara che ha respinto il ricorso presentato dalla società che si era rivolta ai giudici amministrativi  per far annullare il provvedimento con il quale il dirigente del settore Attività edilizie e produttive del Comune aveva comunicato, nel settembre scorso, il diniego al permesso di costruire abitazioni richiesto dalla società.

Un diniego basato sulla decisione del consiglio comunale che, il 23 febbraio scorso, si era pronunciato negativamente sulla richiesta di variante al precedente permesso di costruire uffici e negozi.

 I giudici Alberto Tramaglini (presidente), Renata Emma Ianigro (consigliere), Massimiliano Balloriani (consigliere estensore) hanno ritenuto in parte inammissibile e in parte infondato il ricorso condannando la società al pagamento di 4 mila euro.

«Il progetto, di notevolissime dimensioni», si legge nella sentenza, «si pone in netto contrasto con le linee di riqualificazione di quelle aree già tracciate dall’Ente pianificatore».

Il Collegio evidenzia anche che il no del Consiglio comunale al cambio di destinazione «appare legittima e sufficientemente motivata, atteso che la modifica di destinazione d’uso che si vuole imprimere all’intervento in esame, per dimensioni e rilievo, è in grado di incidere profondamente (…) non solo sullo sviluppo edilizio ma anche quello socio-economico del territorio, e in merito ai quali l’organo politico locale gode di ampia discrezionalità».

Ed il Comune nella delibera impugnata ha dato atto della circostanza che le destinazioni urbanistiche ammesse per le aree in questione dal PRG (che la società avrebbe voluto trasformare in deroga tin residenziali) hanno lo «scopo di riqualificare le abitazioni già presenti in quella zona, e implementare le destinazioni terziarie, alberghiere, direzionali di quelle aree - che sono limitrofe al Marina di Pescara e in cui sono presenti padiglioni fieristici ed espositivi - per delineare un polo turistico-ricettivo, fonte di opportunità di sviluppo occupazionale».

Dunque le abitazioni private sono state ampiamente escluse.

I giudici sottolineano che «di fronte a tali valutazioni di politica urbanistica e sviluppo territoriale che appaiono immuni da evidenti vizi logici o errori di fatto, il Giudice amministrativo non può certo sostituirsi all’assise cittadina e decidere per essa se sia preferibile destinare quelle aree a abitazioni private o uffici».




ALESSANDRINI E CIVITARESE SODDISFATTI

«I giudici hanno legittimato la linea avuta da questa Amministrazione sin dal primo momento», hanno commentato con soddisfazione il sindaco Marco Alessandrini e l’assessore Stefano Civitarese

«Il lavoro condotto a tutti i livelli sulla questione di Pescara Porto è un lavoro che mette insieme il rispetto delle regole, la trasparenza e la competenza dell’Ufficio legale, confortato da un efficace operato di staff affinché potesse essere fatta chiarezza nel rispetto degli interessi di tutti. L’Amministrazione Alessandrini ha avuto una linea condivisa, limpida ed efficace nel trattare la vicenda sin dall’inizio, perché venissero chiariti ruoli e passaggi e perché venissero rispettate normative e leggi vigenti, il tutto al fine di tutelare gli interessi della comunità e dell’Ente stesso».

«Si tratta di una sentenza sostanziale, che eseguiremo con la massima attenzione e cura per il ruolo di nostra competenza, considerando prioritario l’interesse della comunità, così come è accaduto fino ad oggi», chiudono Alessandrini e Civitarese.