ATTO FINALE

Bussi, processo arriva per l’ultimo atto in Cassazione il 13 marzo 2018

Bussiciriguarda: «finalmente nessuno nega più l’inquinamento»

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Bussi, processo arriva per l’ultimo atto in Cassazione il 13 marzo 2018

BUSSI. E’  fissata al 13 marzo  2018, presso la IV sezione, la data dell’appello in Cassazione per il processo Bussi.

Si è dunque vicini all’ultimo atto del processo per l’inquinamento del Sito di Bonifica d’Interesse Nazionale di Bussi sul Tirino.

I giudici del processo a febbraio scorso di secondo grado hanno riconosciuto l’avvelenamento colposo delle acque modificando la prima sentenza di due anni prima, quando il reato non era stato riconosciuto.

La corte, infatti, ha considerato provata l’esistenza del reato di avvelenamento aggravato, che però è stato considerato  prescritto. In ogni caso, quindi, per i giudici la Montedison  effettivamente sversò tonnellate veleni residui della produzione nel fiume Tirino.

Stabilite anche le provvisionali e le spese legali da riconoscere a parti civili: in totale ammontano a 3,7 milioni di euro

«Arriviamo alla sentenza definitiva», fanno notare le associazioni Ecoistituto Abruzzo, Italia Nostra, Marevivo, Mila Donnambiente, «con alcuni protagonisti di questa vicenda scomparsi: il Comandante della Forestale, poi generale dei Carabinieri  Guido Conti che con le sue indagini scoprì la discarica più grande d’Europa e il Commissario Adriano Goio. Entrambi non poco hanno contato, rispettivamente,  nella fase di indagine, condizionante le carte del processo, e nei ritardi di un decennio di commissariamento».

Si arriva  però anche con Edison che ha comunque, finalmente, deciso di assumersi il compito di caratterizzare e di bonificare le aree di propria pertinenza. 

Le riunioni tecniche indette dal Ministero Ambiente e coordinate dall’ingegnere  Laura D’Aprile sono state programmate con tempi cadenzati – la prossima il 18 dicembre- per la presentazione da parte di Edison dei progetti di bonifica e loro discussione (rimozione dei rifiuti della discarica Tre Monti e bonifica del sottosuolo della stessa).

«Tempi che appaiono rispettati», commentano soddisfatte le associazioni, «e che consentiranno, con ogni probabilità, di concludere, entro l’anno, l’iter autorizzativo, con Conferenza dei Servizi decisoria finale. Si potrà quindi, finalmente, arrivare all’inizio dei lavori».

Le associazioni aspettano l’esito del processo, «certamente con minore ansia», spiegano, «in quanto la sostanza delle cose ci pare comunque salvata, dato che Edison  sta “già” operando per un programma di disinquinamento.  E’ evidente però che l’intelligenza, le finanze e l’energia che saranno usate nell’operazione dipenderanno anche dall’esito della Cassazione».

Per le associazioni resta però anche un’altra questione: ricostruire la strana storia di tutta la vicenda.

A cominciare da quella del velocissimo commissariamento e della non volontà di Commissario e Governo (allora Berlusconi) di costituirsi parti civili. 

Cosa che poi avvenne solo per forzatura del coordinamento ambientale che inoltrò formale diffida giudiziaria, interessò il senatore Felice Casson per una interrogazione urgente, si  collegò con l’avvocato dello Stato che presentò comunque gli atti giudiziari lasciati in una stanza chiusa a chiave e che si vide definitivamente escluso dalla partecipazione al processo.

Ma le associazioni contestano la Regione Abruzzo: « se da un lato ha avviato la procedura per l’estensione della perimetrazione del SIN includendo alcune aree da risanare a Piano d’Orta, dall’altro si registra un fortissimo e inammissibile ritardo nell’intrapresa dei lavori di caratterizzazione delle aree pubbliche». 

Anche perché  il Piano di Caratterizzazione delle aree pubbliche dell’intero SIN, predisposto da Arta nell’ottobre 2014, è stato approvato con parere favorevole dell’ISPRA, nella Conferenza di Servizi del 6 febbraio 2015.