LE CONSEGUENZE

Strage di cani a Green Hill, il veterinario pescarese condannato  non sarà radiato

Decisa una sospensione di 6 mesi, Lav protesta

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Maltrattamenti Green Hill, Lav chiede radiazione del veterinario pescarese condannato

 

PESCARA.  La Lav aveva chiesto l’apertura di un procedimento disciplinare al Consiglio dell’Ordine dei Medici Veterinari di Pescara e l’Ordine lo ha sospeso.

Dal 25 novembre 2017 al 24 maggio del 2018 Renzo Graziosi il veterinario condannato in via definitiva dopo la sentenza della Corte Suprema di Cassazione per i maltrattamenti dei beagle di Green Hill, non potrà esercitare la professione per sei mesi.

 «Una decisione che ci stupisce – commenta la LAV – in considerazione della gravità delle azioni per le quali il veterinario è stato riconosciuto colpevole, avevamo chiesto la radiazione dall’albo».

Il veterinario, infatti, è stato condannato a un anno e mezzo di reclusione per uccisione e maltrattamento dei beagle dell’allevamento “Green Hill” di Montichiari (Brescia), e alla sospensione di due anni dall’attività di allevamento.

Nello specifico il veterinario, come ha stabilito il Tribunale di Brescia, era uno dei principali artefici della pratica aziendale di uccidere i cani affetti da semplici patologie per contenere i costi e perché non erano più idonei allo scopo: ben 6023 decessi contati tra il 2008 e il 2012, un numero esorbitante, a fronte dei 98 decessi registrati nel periodo successivo al sequestro dei beagle. All’azienda della Marshall costava meno far  riprodurre i cani a ciclo continuo, e sostituire così quelli “difettosi”, anziché curarli.

Dunque secondo l’associazione animalista la sospensione di sei mesi dalla professione è una sanzione non proporzionata alle colpe del veterinario pescarese che, come precisato nella richiesta di radiazione che la LAV ha presentato, si è reso «colpevole di abusi nell’esercizio della professione», «con la sua condotta ha compromesso gravemente la sua reputazione e la dignità della classe sanitaria», «perdendo la buona condotta ha perso il requisito ineludibile, principio di carattere generale dell’ordinamento per esercitare la professione», come previsto dal Codice deontologico che regola la professione veterinaria.

«Ci chiediamo, a questo punto, di quali colpe debba macchiarsi un veterinario, che dovrebbe operare “alla promozione del rispetto degli animali ed al loro benessere in quanto esseri senzienti”, per essere radiato dalla professione – conclude la LAV – principio-base che il veterinario ha non solo ignorato ma calpestato, danneggiando l’intera loro categoria».