GIUSTIZIA E MISTERI

Ex CariChieti, Procura indaga «sull’intera vita della banca»

Due indagati, come ha confermato il procuratore testa in Commissione d’inchiesta

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Il Governo ha deciso: anche la Carichieti si salverà solo con soldi privati


CHIETI. Due indagati e una inchiesta ancora in corso che sta passando al setaccio l’intera vita della Carichieti, «anche prima del collasso».

 

Quello che stanno facendo i magistrati chietini sulla ex Carichieti lo ha spiegato ieri il procuratore Francesco Testa, in audizione davanti alla Commissione bicamerale d'inchiesta sulle banche.

Il lavoro, da come ha specificato Testa, è lungo e faticoso ed è partito il 1° aprile 2016 dopo la richiesta di accertamento dello stato di insolvenza avanzata della Cassa di risparmio di Chieti avanzata dall'allora commissario straordinario nominato dalla Banca d’Italia.

«Lui aveva individuato irregolarità gestionali», ha ricordato Testa in Commissione, «e ne chiedeva la dichiarazione insolvenza. Poi ci siamo avvalsi anche dei risultati ispettivi della Banca d’Italia e della sentenza di dichiarazione di insolvenza».

Dopo una prima ricognizione sull’indagine, giudicata poco approfondita dal presidente Pier Ferdinando Casini, Testa ha chiesto di secretare l’ulteriore approfondimento.



GLI INDAGATI

Gli indagati, fino a questo momento, ha rivelato sempre Testa, sono gli ex commissari straordinari di CariChieti, nominati dalla Banca d'Italia, Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio e si sta procedendo per bancarotta.

«Non abbiamo ancora contestato nulla dal momento che siamo solo in una fase di accertamento», ha sottolineato il Procuratore.

Il capo della Procura ha ricordato che la rettifica dei crediti operata pochi giorni prima della risoluzione avviata da Bankitalia per 243 milioni di euro verso il basso è stata giudicata dal Tribunale di Chieti nella procedura di insolvenza che però non ha potuto verificare quali criteri siano stati applicati.





«PASSANDO AL SETACCIO TUTTA LA VITA DELLA BANCA»

Testa, su precisa domanda del deputato teramano Paolo Tancredi, ha confermato che si sta passando sotto esame l’intera vita della banca, anche prima del collasso: «Noi stiamo passando sotto esame l'intera vita della banca, prima dello stato di dissesto perché la rettifica in peius dei crediti è solo una delle possibilità dello stato di dissesto. Certamente un'altra possibilità è che lo stato di dissesto sia stato cagionato dagli organi sociali originariamente incaricati e non a caso la banca era stato sottoposto a 4 ispezioni. Inoltre era stata sottoposta ad amministrazione straordinaria dalla Banca d'Italia prima che si verificasse il collasso».

Il procuratore ha sottolineato che la Carichieti «aveva diversi problemi di trasparenza. Questo era stato debitamente segnalato, l'attività di vigilanza era stata condotta in maniera direi pressante: 4 ispezioni nell'arco di 4 anni sono un bel numero. Dal nostro punto di vista sicuramente c'era un occhio attento della vigilanza». Quanto alla sua liquidità e solvibilità «nessuna relazione della Banca d'Italia evidenzia che la Cassa di Risparmio avesse problemi di liquidità. Poi nella seconda fase della valutazione provvisoria i commissari straordinari evidenziarono perdite complessive per 120,7 milioni con un deficit patrimoniale di 52,6 milioni.

 

Sempre l’onorevole Tancredi si è poi soffermato su 4 big imprenditori ‘fidati’ ai quali la banca concesse soldi ma Testa ha spiegato che l’indagine non si sofferma sul gruppo ristretto di debitori «particolarmente importanti» ma verranno analizzate «tutte le posizioni».

 

Il procuratore ha poi chiarito che occorre verificare «non soltanto il valore dei crediti che effettivamente viene ridimensionato ma anche l'eventuale profilo di dolo nel fare questo. E questo è per noi ancora tutto da accertare. E’ possibilissimo che determinati comportamenti non trasparenti o non completamente corretti siano ugualmente esenti da dolo».