LE ACCUSE

Hotel Rigopiano. «Vostro figlio è vivo». Ora Provolo e Chiavaroli rischiano l’accusa di lesioni colpose 

Dopo la denuncia della famiglia Feniello potrebbero scattare nuove accuse  e richieste di danni

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Hotel Rigopiano. «Vostro figlio è vivo». Ora Provolo e Chiavaroli rischiano l’accusa di lesioni colpose 

Chiavaroli e Provolo

  

PESCARA. «Vostro figlio è vivo. Viene alimentato e riscaldato».

Questo si sono sentiti dire i genitori di Stefano Feniello mentre i soccorritori scavavano tra le macerie e la neve dell’Hotel Rigopiano. Tra i superstiti tirati fuori anche la fidanza di Stefano ma nessuna notizia del ragazzo campano che secondo le prime informazioni era stato estratto ma tardava ad arrivare in ospedale.

«Dov’è Stefano, dov’è?», gridava papà Alessio.

In realtà Stefano, inserito nella lista dei sopravvissuti, era morto. Il suo cadavere venne recuperato per ultimo, nella stanza dove i soccorritori avevano estratto molti dei 9 feriti.

La prefettura aveva inserito il nome di Feniello nella lista dei vivi per un errore  mai chiarito e di cui nessuno ha mai chiesto scusa alla famiglia.

Anzi lo stesso viceministro Bubbico in visita all’ospedale di Pescara aveva negato qualunque errore, smentendo persino riprese video.

L’allora prefetto di Pescara, Francesco Provolo, aveva autorizzato la lettura della lista delle persone vive ma non ancora recuperate davanti a molte telecamere per poi successivamente sostituire il nome di Feniello.

A rassicurare la famiglia in bilico per giorni tra dubbi, incertezze, la vita e la morte del figlio sotto le macerie dell’hotel abbattuto dalla valanga, anche la sottosegretaria alla giustizia Federica Chiavaroli in visita istituzionale che, evidentemente, ricevendo notizie direttamente dalla prefettura, diede anche lei l’informazione che si è rivelata poi sbagliata.

I carabinieri forestali che indagano sul disastro di Rigopiano hanno svolto degli accertamenti su delega del procuratore Massimiliano Serpi in seguito alle molte denunce dell’avvocato della famiglia, Camillo Graziano, denunce che hanno dato un prezioso impulso su alcuni aspetti della maxi inchiesta per omicidio colposo.

 Gli investigatori nel certificare le «erronee comunicazioni fornite alla famiglia Feniello dal Prefetto di Pescara e dal Sottosegretario Dott.ssa Federica Chiavaroli sulla sorte di Stefano Feniello», si sbilanciano anche in una valutazione: «in quel frangente risultavano sicuramente dannose dello stato psicofisico dei due genitori preoccupati per la salute del figlio».

Per capire tuttavia la reale sussistenza del reato di lesioni colpose per aver inferto una ferita morale e psicologica la procura ha richiesto una perizia  medico-diagnostica circa l’eventuale presenza di un danno psichico.

La perizia dall’esito più che prevedibile sarebbe stata consegnata per le valutazioni del caso.

Non è escluso che questo aspetto  possa poi essere stralciato e dare vita ad una inchiesta a parte nella quale potrebbero finire con l’accusa di lesioni colpose sia l’ex prefetto che l’attuale sottosegretaria Chiavaroli esposti anche ad un risarcimento danni.

 

I coniugi Feniello ascoltati dagli investigatori hanno contribuito a fornire informazioni e dettagli, poi riscontrati, su una serie di circostanze relative alla morte del figlio.

 

 I due hanno ribadito la circostanza principale che per loro avrebbe determinato la morte del figlio: le rassicurazioni e le certezze sulla percorribilità della strada di accesso all’hotel.

«Siamo a conoscenza», hanno messo a verbale, «poiché direttamente riferitoci da Stefano, che la direzione dell’Hotel Rigopiano lo aveva avvisato telefonicamente il giorno 17 Gennaio garantendogli la percorribilità della strada che da Farindola porta a Rigopiano poiché nevicava pochissimo. Per questo motivo Stefano e Francesca Bronzi hanno deciso di partire e non rinviare la breve vacanza».

 Conferme circa la situazione già difficile il giorno 17 e l’assenza di nessun avvertimento arrivano a Feniello padre anche dal sindaco Ilario Lacchetta che tranquillamente ammette che a Farindola sono abituati a rimanere bloccati tanto che i viveri li fanno arrivare con l’elicottero.



 

«VOSTRO FIGLIO E’ VIVO» 

 Sempre dal verbale dei coniugi Feniello:

«La sera del 20 Gennaio siamo stai informati che il Prefetto di Pescara stava arrivando per dare a tutti i famigliari delle comunicazioni circa la situazione a Rigopiano. Verso le ore 20:00 il Prefetto di Pescara insieme al Presidente della Regione ed al Questore di Pescara raggiungevano l’Ospedale e ci annunciavano che erano state trovate delle persone vive che in quei momenti venivano estratte dalle macerie. Fatta una lunga premessa il Prefetto disse che erano state individuate 5 persone vive che avevano fatto personalmente il loro nome e cognome ai soccorritori. Quindi faceva leggere l’elenco di questi nomi ad una funzionaria della Protezione Civile e tra questi nomi era presente Stefano Feniello».



 FENIELLO ED IL PRIMO SCONTRO CON IL PREFETTO

 Sempre dal verbale davanti ai carabinieri forestali Feniello aggiunge:

 «Tornati in Ospedale alle ore 10:00 del 21 gennaio non vedendo arrivare Stefano avvicinavo il Prefetto di Pescara chiedendogli se ci fossero novità su mio figlio e lui in maniera molto sgarbata mi rispondeva “mi ricordo di lei ho già parlato ieri sera se ho novità ve le vengo a dire”. Naturalmente non avendo avuto notizie dal Prefetto ero molto preoccupato ma la mia preoccupazione veniva alleviata dal sottosegretario Chiavaroli che parlava con mia moglie».

  



CHIAVAROLI: «SIGNORA DEVE STARE TRANQUILLA, SUO FIGLIO E’ VIVO»  

 E’ la moglie di Feniello che racconta l’episodio con la sottosegretaria Chiavaroli così:

 «La mattina del 21 Gennaio mentre io e mio marito eravamo in attesa dell’arrivo di Stefano davanti al Pronto Soccorso ci hanno informato di salire di nuovo in aula magna ad aspettare. Arrivati li mi sono accorta che c’era il sottosegretario Chiavaroli che stava parlando con delle persone. Mi avvicinai a lei urlando perché volevo parlarle accompagnata dalle mie cognate.  Chiavaroli a mia domanda sul perché mio figlio non era ancora arrivato mi rispose “ Signora stia tranquilla suo figlio era in un posto difficile e pericoloso da recuperare, i soccorritori stanno scavando un tunnel dal lato opposto per recuperarlo in sicurezza”. Io gli dissi che ero preoccupata per il freddo che stava soffrendo mio figlio. Lei mi rispose testualmente : “Signora lei deve stare tranquilla poiché suo figlio è alimentato e riscaldato” Io gli chiesi ancora su come era possibile alimentarlo e riscaldarlo e lei mi rispose “loro sanno quel che fanno”.  Dopo questa affermazione fatta addirittura da un sottosegretario, io chiesi scusa per aver inizialmente urlato e sono stata tranquilla per due giorni insieme a mio marito in attesa di rivedere mio figlio. Il 23 Gennaio non avendo però notizie sono andata a Penne a chiedere spiegazioni circa il mancato arrivo di Stefano ed un Vigile del Fuoco mi ha riferito che non sapeva nulla di Stefano promettendomi che mi avrebbe fatto parlare con il Vigile che aveva tratto in salvo Francesca Bronzi».

 

24 GENNAIO: «STEFANO E’ MORTO» 

Dopodiché le speranze sono andate scemando finché il giorno 24 Gennaio la famiglia Feniello è stata informata che Stefano era deceduto.

La notizia come è comprensibile ha avuto diversi effetti e la perizia li avrebbe evidenziati tutti.

 




LA DIFESA D’UFFICIO IN TEMPO REALE DEL SOTTOSEGRETARIO BUBBICO

 In quei giorni pieni di tensione e dolore si registrarono veri e propri “strappi” e proteste da parte dei parenti piombati nell’angoscia e senza assistenza.

Il governo inviò anche il viceministro Bubbico che spiegò «la grande professionalità dei soccorritori», e assicurò che ai familiari venivano date «informazioni precise», che però c’erano «difetti di comunicazione»  e per questo offrì la possibilità alla stampa di inviare una mail per avere informazioni ufficiali. Dopo l’offerta del vice ministro però non seguirono le comunicazioni promesse nè da parte della segreteria di Bubbico nè mai dalla prefettura di Pescara che in quei giorni -almeno a questo quotidiano- non inviò più i comunicati ufficiali.

Bubbico spiegò pure che l’incontro con i familiari era «aperto»  ricevendo sonore smentite dai giornalisti.

La tesi del rappresentante del governo però fu che non erano mai state date notizie sbagliate, che il fraintendimento era dovuto allo «stato di ansia e al dolore dei familiari che andavano compresi», eludendo o non rispondendo alle sollecitazioni di altri giornalisti che richiedevano maggiori dettagli e precisazioni sul caso Feniello.

Era il 21 gennaio ed oggi quella del vice ministro Bubbico appare come la prima difesa d’ufficio del prefetto Provolo.

Nei giorni immediatamente successivi alla tragedia l’interessamento del governo, attraverso Bubbico, è proseguito e non sono mancati contatti e telefonate con le istituzioni locali e colloqui anche con la procura di Pescara.

Poi arrivarono i primi avvisi di garanzia dove in effetti non figuravano come indagati esponenti della prefettura.

Le cose sono cambiate qualche mese dopo, con l’arrivo del nuovo procuratore Serpi.

 

Alessandro Biancardi