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Nuovo stadio Pescara, i dubbi dei 5 Stelle: «iter sbrigativo o inesistente?»

«Dove sono le autorizzazioni della conferenza dei servizi?»

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Nuovo stadio Pescara, i prof di Architettura dicono no all'impianto vicino alla pineta


PESCARA. C’è stata una delibera o una conferenza dei servizi decisoria sul nuovo stadio di Pescara? Sono state sentite tutte le parti interessate? Sono stati valutati i problemi di allagamento?

Sono questi gli interrogativi che il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Massimiliano Di Pillo, muove all’amministrazione comunale in merito al nuovo stadio di Pescara che dovrebbe sorgere nei pressi della pineta dannunziana.

Secondo quanto dichiarato alla stampa da Civitarese, assessore all’urbanistica, il progetto coinvolgerebbe esclusivamente la finanza privata non specificando però chi alla fine si farà carico dell’investimento. «In realtà l’impatto sulla comunità è notevole e l’amministrazione comunale viene chiamata in causa per interventi strutturali che riguardano non solo la mobilità e che influiscono sulla qualità della vita», sottolinea Di Pillo.

Proprio ieri è stato pubblicato sul Sole24Ore il report che vede Pescara al 60° posto tra le città italiane per qualità della vita. La classifica è stata stilata tenendo conto di diversi indicatori e, se è vero che sono migliorati alcuni aspetti legati all’organizzazione di eventi culturali, gli indicatori ambientali, quali ad esempio il consumo di suolo, vedono in Pescara un record negativo quale prima città in Abruzzo per cementificazione del proprio territorio, stando ai dati ISPRA 2016-2017.



IL DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE

«La cosa più evidente, di cui l’assessore Civitarese non sembra minimamente preoccuparsi, è il limite del progetto legato all’ulteriore cementificazione e all’incremento del consumo di suolo», contesta ancora l’esponente del Movimento 5 Stelle.

Di Pillo fa notare che nel Documento Unico di programmazione 2017-2019 l’Amministrazione si pone come obiettivo principale la necessità di perseguire la riduzione del consumo di suolo e di favorire l’incremento della permeabilità dello stesso. Nello stesso documento inoltre, a pagina 118, il Comune si pone come Obiettivo Operativo n. 7 la Riqualificazione dello Stadio Cornacchia, in linea con quanto espresso dalla legge 147/2013 che prescrive che gli interventi agevolati “laddove possibile, sono realizzati prioritariamente mediante il recupero impianti esistenti”. Per cui citando il DUP, “gli interventi dovranno tenere conto del vincolo di interesse culturale esistente sulla struttura sportiva”.

«Considerando che il vecchio stadio non verrà recuperato e che ne verrà costruito uno nuovo cementificando un’area a dir poco critica, è evidente che tali scelte sono in netto contrasto con le linee programmatiche del DUP», sottolinea il pentastellato.



CRITICITA’ E LIMITI DELLA LOCALIZZAZIONE

La scelta della collocazione dello stadio è stata fatta proprio dall’assessore Civitarese che l’avrebbe definita «la migliore soluzione possibile», come dichiarato dal manager Antonello Ricci, coordinatore del progetto per conto della Pescara Calcio e dall’ingegnere Sgambati, amministratore della Proger.

«Possibile che gli amministratori abbiano già dimenticato gli allagamenti che, a seguito delle piogge, affliggono costantemente quella zona, inclusa l’ultima inondazione avvenuta la scorsa settimana proprio nel punto dove è previsto che venga costruito il nuovo stadio, ripresa in video e foto anche del Forum H2O?», domanda Di Pillo.

«Il nuovo impianto, secondo il progetto, dovrebbe sorgere a sud della città a ridosso della Riserva Dannunziana, nell’area dove la collina si collega con la pineta e che avrebbe necessità di riqualificazione e drenaggio delle acque meteoriche e non di certo della realizzazione di una barriera d’asfalto che il nuovo stadio, con gli annessi centri commerciali e parcheggi, promette di essere», continua l’esponente dei 5 Stelle.

Ubicazione adiacente, inoltre, alla discussa area del Fosso Vallelunga, tristemente nota per la presenza costante di allagamenti post pioggia.

Proprio sotto la Pineta Dannunziana c’è una falda acquifera di notevoli dimensioni e l’area del Parco è stata a lungo chiusa a causa del sollevamento della falda, in conseguenza delle piogge, che ha causato lo smottamento del terreno e l’inclinazione e la caduta di alcuni esemplari di alberi.

Le tante criticità individuate che ne fanno un progetto insostenibile dal punto di vista ambientale, tanto che anche il Dipartimento di Architettura dell’Università D’Annunzio ne ha contestato aspramente la localizzazione