MESSAGGI IGNORATI

Rigopiano, da miracolato a vittima: gli sms due anni prima: «ho paura, nessuno viene a liberarci»

Emanuele Bonifazi, receptionist, nel 2015 rimase isolato nell’hotel insieme a turisti e lavoratori. E’ una delle 29 vittime della valanga del 2017

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Rigopiano, da miracolato a vittima: gli sms due anni prima: «ho paura, nessuno viene a liberarci»

I messaggi di Bonifazi nel 2015

 

 

 

PESCARA. L’Hotel Rigopiano di Farindola isolato a causa della neve e delle strade provinciali sporche. Fuori nevica ininterrottamente da giorni. Camere senza luce per ore, clienti in apprensione. Chi deve andare via non può. C’è pure una bimba di pochi mesi malata. I soccorritori che arrivano con gli sci di fondo. Sms carichi di panico: «qui è un casino, ho paura, stiamo ancora così, nessuno ci viene a liberare la strada».

No, questa non è Farindola a gennaio del 2017.

Questo non è il film dell’orrore vissuto dalle 29 vittime e dagli 11 superstiti dell’hotel Rigopiano meno di un anno fa.

No, questa è la storia di una situazione identica, seppure senza vittime, registrata due anni prima e precisamente il 7 marzo del 2015 quando ci fu un’altra emergenza maltempo e l’hotel rimase isolato per oltre tre giorni.

Stesse angosce, stesse paure e probabilmente stessa rabbia di chi, nel 2015 come nel 2017, si sentiva in trappola. Senza vie di scampo.

Una vacanza che si trasforma in incubo.

Sempre lì, nell’hotel Rigopiano lo stesso sepolto due anni dopo dalla valanga.

Due anni prima, però, il ‘destino’  non si era accanito sulle vite umane, era stato clemente,  ma aveva comunque mandato segnali chiari, anzi chiarissimi e drammatici.

Le istituzioni a tutti i livelli si sono limitati a tirare un sospiro di sollievo e  magari anche a farsi i complimenti invece di verificare, controllare, indagare se non vi fossero falle, buchi, smagliature, sbavature nei vari piani di prevenzione.

Stesso discorso anche per i gestori della struttura ricettiva non in regola con le norme di sicurezza sul luogo di lavoro o con licenze edilizie che la procura di Pescara sostiene rilasciate con grave negligenza ed in un caso persino falsificate.

 

2015 LA PAURA INUTILE

Tutta la paura di quello che è avvenuto nel 2015 è cristallizzato in alcuni messaggi che Emanuele Bonifazi, receptionist e portiere dell’hotel, inviò due anni fa ad una sua amica. Proprio lui, morto nel 2017, a soli 31 anni, travolto dalla valanga.

Messaggi recuperati dai carabinieri Forestali che hanno indagato sulla strage del gennaio scorso, guidati dal tenente colonnello Annamaria Angelozzi. Messaggi del tutto simili ai tanti spediti dalle vittime di Rigopiano ai propri cari.

 «È un casino», scriveva Emanuele che in quell’occasione ce l’aveva fatta e forse aveva sperato di farcela ancora il 18 gennaio scorso.

 «Ancora stiamo così», si sfogava con l’amica mentre tutto intorno era caos. «Senza acqua luce e gas. Nessuno ci viene a liberare la strada. Allucinante. Io ho paura. Te lo giuro. Una cosa del genere non l’ho mai vista in vita mia. Adesso stiamo con il gruppo elettrogeno per un’ora ma tra un po’ si spegne …2,5 metri di neve».

E il ragazzo raccontò anche il momento della liberazione: «ci hanno liberati poco fa… 7 mezzi, il prefetto, la polizia, il responsabile della viabilità della provincia di Pescara, il presidente della provincia di Pescara, 3 turbine e 3 spazzaneve».

 


 

TRE GIORNI DA INCUBO E L’ELICOTTERO DI SOCCORSO

La situazione di isolamento si trascinò per tre giorni.  Alcuni testimoni hanno raccontato che dovette intervenire un elicottero dei vigili del fuoco per fornire beni di prima necessità per una bimba di 11 mesi ed evacuare una signora che aveva accusato un malore a causa dal lungo isolamento.

 Quello che hanno raccontato gli ospiti del 2015 è da brividi perché si sovrappone in maniera identica a quello che è accaduto due anni dopo. Solo il finale, per fortuna, è diverso.

 «Rimasi bloccato per tre giorni all’interno dell’Hotel Rigopiano insieme ad altri dipendenti e clienti della struttura», ha raccontato uno degli ospiti ai carabinieri forestali.

 «L’isolamento dell’Hotel Rigopiano fu causato dal mancato sgombero della neve dalla strada provinciale che ha impedito ai dipendenti ed agli ospiti di lasciare la struttura per giorni. Ricordo che era andata via la corrente dalla sera del giovedì e scarseggiava anche il gasolio del gruppo di elettrogeno tanto che il signor  Del Rosso era andato a Farindola per prenderlo ma poi non è riuscito a risalire presso la struttura».

 

Durante questo periodo di isolamento i clienti e i dipendenti hanno tentato di allertare i soccorsi sia parlando direttamente con il personale della Provincia sia tramite Bruno Di Tommaso (oggi indagato) e Roberto Del Rosso (proprietario e vittima) che si trovavano a Pescara e a Farindola.

 

Qualcuno chiamò anche il sindaco che anche allora, come oggi, era Ilario Lacchetta (eletto a maggio del 2014).

I testimoni hanno raccontato che un uomo con gli sci di fondo arrivò alla struttura con delle medicine e il venerdì intervenne un elicottero dei vigili del fuoco che con il verricello fornì pannolini e omogeneizzati ad una bambina di circa nove mesi che era rimasta bloccata nell’hotel insieme ai genitori ed un fratellino di circa tre anni.

Il giorno successivo una signora si sentì male accusando degli attacchi di panico perché voleva lasciare la struttura. Fu necessario richiedere l’intervento di un altro elicottero dei vigili del fuoco che evacuò la signora con il verricello.

Nessuno, nonostante queste emergenze, si domandò se non ci fosse qualcosa a monte che non andasse. Nessuno indagò su strade bloccate, turbine in ritardo, gente intrappolata. Del resto non ci furono morti...

 

 

 (Il video dell'intervento dei vigili del fuoco nel 2015) 

 

Scene riviste due anni dopo, con un finale decisamente più tragico, che testimoniano come sia i gestori, sia la Provincia, sia il Comune, sia la prefettura avessero già vissuto direttamente una simile emergenza.

Insomma, conoscevano bene la pericolosità e la difficoltà di risoluzione.

Alla fine la Gran Sasso Resort Spa inviò anche  una lettera di ringraziamento ai soccorritori.


 

«GESTORI RECIDIVI»

Ma se responsabilità ci sono state in capo alle istituzioni, secondo gli inquirenti, anche il comportamento dei gestori è da censurare.

Anche perché l’intervento dell’elisoccorso dei Vigili del Fuoco, durante quell’emergenza, fu effettuato per ben due volte nella giornata del 7 marzo; la prima volta alle ore 12:50 per portare generi necessari per la bimba malata e la seconda alle ore 15:30 per prelevare la donna con gli attacchi di panico.

«Quindi i gestori dell’hotel, di fronte al verificarsi per ben 2 volte di tali episodi, appaiono recidivi nell’omessa prevenzione e predisposizione di dispositivi a cautela utili al soccorso e/o evacuazione della struttura», sottolineano i Carabinieri Forestali nell’informativa rimessa al pm.

 

 

 

Alessandra Lotti