STORIA CHIUSA

Cambio camice: anche la Cassazione dà ragione agli infermieri pescaresi

La Asl di Pescara perde anche il terzo grado

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La Corte d’Appello ribalta sentenza: «no a retribuzione per tempo vestizione»

 

 

PESCARA. La causa patrocinata da Nursind sul tempo divisa e passaggio delle consegne trova conferma definitiva in Corte di Cassazione.

 

Anche la Suprema Corte ha infatti riconosciuto il diritto degli infermieri ad essere retribuiti per le prestazioni di lavoro rese nel tempo impiegato oltre l’orario del normale turno per indossare o dismettere la divisa di lavoro.

E’ stato infatti riconosciuta la durata media di tempo necessario per cambiarsi di 20 minuti (10 minuti all’inizio e 10 alla fine) e secondo i calcoli del sindacato l’azienda sanitaria rischia di sborsare una cifra vicina al milione di euro.

Per la Cassazione dunque «per le funzioni che è chiamata ad assolvere lo scambio di consegne va considerato, di per sé stesso, meritevole di ricompensa economica» e sottolinea che in questo modo si è inteso «imprimere a tale attività una nuova rilevanza, accrescendo la dignità giuridica della regola deontologica della continuità assistenziale».

Soddisfatto il sindacato Nursind, come spiega Antonio Argentini, segretario Provinciale Pescara: «è stato riaffermato un principio ormai consolidato anche attraverso altri ricorsi vittoriosi per gli infermieri e patrocinati dal sindacato. Il Nursind dimostra di voler parlare con i fatti muovendosi a tutela dei lavoratori anche dove i contratti sono lacunosi. Sappiamo che è sempre più difficile e spesso è l’estrema ratio – trovare giustizia nelle aule del tribunale, ma in una situazione patologica di blocco della contrattazione e depotenziamento delle relazioni sindacali spesso non ci resta altra strada».

La segretaria Nazionale si sta impegnando in questo particolare momento in cui si sta scrivendo il nuovo contratto di lavoro, per trovare un riconoscimento di tale tempo proprio nel contratto nazionale di lavoro per evitare inutili contenziosi che vedrebbero le aziende sanitarie soccombere in giudizio con aggravi di spesa notevoli considerata la prescrizione quinquennale.

Secondo alcuni calcoli la sentenza comporterà un notevole esborso economico da parte dell’azienda nell’ordine di oltre un milione di euro, in quanto sarà costretta al pagamento di tutti gli arretrati a partire dal 2004 (per taluni lavoratori che già nel 2009 diffidarono l’azienda al pagamento di tale somme) ed a partire dal 2009 per i restanti lavoratori che diffidarono l’azienda nel 2014».