LE INDAGINI

Suicidio Conti, un prelievo al bancomat prima di uccidersi

Tanti misteri sul caso: telefonino sparito, dati cancellati. E la terza lettera?

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Suicidio Conti, un prelievo al bancomat prima di uccidersi

 

SULMONA. E’ ancora buio fitto sulle regioni che avrebbero portato l’ex generale Guido Conti a togliersi la vita. Ad una settimana dalla morte sono ancora tanti i lati oscuri sulle ultime ore dell’ex capo della Forestale di Pescara che con le sue indagini scoperchiò la discarica più grande d’Europa, ovvero quella di Bussi.

Secondo quanto ricostruisce il giornale di Sulmona Il Germe, Conti la mattina del suicidio prelevò dei soldi al bancomat della Banca nazionale del lavoro di Sulmona in via De Nino. L’importo non è stato reso noto ma pare che la cifra non sia stata trovata nelle sue tasche. Dove sono finiti quei soldi? Ha acquistato qualcosa? Li ha affidati a qualcuno? E gli inquirenti non hanno trovato nel suo portafogli nemmeno il bancomat che, infatti, è stato ritirato dalla macchinetta dove ha prelevato perché Conti ha fatto scadere i 30 secondi di tempo a disposizione per ritirarlo.

Un gesto che, sommando tutto quello che è avvenuto in quelle ore, sembra fatto di proposito.

E’ sparito anche il suo cellulare che non è stato ancora ritrovato. L’ultimo accesso a WhatsApp è fermo alle 9.52, ovvero negli stessi minuti in cui è uscito di casa annunciando che sarebbe tornato per ora di pranzo.

Anomala anche la scelta, operata il giorno precedente al suicidio, di far cancellare dalla memoria del computer tutti i files. Quando è arrivato nel negozio di elettronica dove andava sempre Conti ha chiesto che le informazioni fossero sovrascritte proprio per impedirne qualsiasi recupero. Inoltre già ai primi di novembre chiese ad alcuni conoscenti se fosse possibile intercettare le conversazioni di WhatsApp. Perché?

E poi c’è il mistero della terza lettera che Conti avrebbe inviato, visto che la mattina della morte ha acquistato in una tabaccheria tre fogli, tre buste e un francobollo. Secondo il quotidiano Il Centro il destinatario potrebbe essere un caro amico di Conti, un imprenditore pescarese che gli regalò la pistola con la quale ha poi deciso di farla finita.

Resta da capire anche che cosa abbia fatto per tutto il giorno l’ex generale dal momento che è uscito di casa poco prima delle 10 e secondo l’autopsia si sarebbe ammazzato almeno 7-8 ore dopo.

Intanto la Procura di Sulmona indaga per istigazione al suicidio, contro ignoti. Si cerca di capire se qualcosa lo abbia spinto a farla finita. Chi lo conosce parla di un Conti inquieto e lui stesso nella lettera scritta alla sorella scrive «non vivo, vegeto, facendo finta d'essere vivo».

Nel fascicolo è confluita anche la telefonata ricevuta il giorno della morte da PrimaDaNoi.it. Un telefonista anonimo annunciò, con voce criptata, cinque ore prima del ritrovamento del corpo, che Conti aveva lasciato il suo nuovo incarico alla Total «per contrasti con l’amministratore delegato Rafin».

Una notizia che a quell’ora non era ancora divenuta di dominio pubblico e arrivata quando probabilmente Conti era ancora vivo.

Intanto Rafin altri dipendenti della multinazionale sono stati ascoltati e hanno riferito che non c’era stato nulla di anomalo. 


LA TELEFONATA ‘INTERCETTATA’ DALLA GIORNALISTA

Conti avrebbe proposto a Total un piano straordinario, da finanziare con circa 2 milioni di euro, per ridurre l’impatto ambientale di Tempa Rossa. Ma, a quanto pare, la richiesta non avrebbe fatto breccia nella compagnia petrolifera.

Una cronista de Il Tempo ha invece raccontato di aver ascoltato casualmente il 3 novembre la telefonata di un dirigente della ditta Total che si stava imbarcando a Fiumicino su un aereo diretto a Bari.

L’uomo disse al suo interlocutore che era necessario «fare le cose per bene per evitare avvisi di garanzia come era successo per Rigopiano».

La testimonianza della giornalista è stata acquisita dai carabinieri del Nucleo Investigativo de L’Aquila ed è stata messa agli atti.

E gli inquirenti hanno ascoltato anche Emidio D’Angelo che il 2 novembre aveva accompagnato Conti a Potenza. L’uomo ha riferito che durante un pranzo di lavoro la società spiegò all’ex generale che non erano previsti periodi di ferie. Come avrebbe fatto Conti a vivere lontano dalla famiglia? Il generale rassicurò l’amico: «non ti preoccupare, io le ferie me le prendo».