RITARDI MORTALI

Le accuse al prefetto: «negligenza, imperizia, imprudenza e violazione di numerose norme» 

Ignorato il piano di protezione civile e le norme in caso di allerta ed emergenza meteo

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Le accuse al prefetto: «negligenza, imperizia, imprudenza e violazione di numerose norme» 

Francesco Provolo

 

 

PESCARA. Il prefetto di Pescara, Francesco Provolo, si sarebbe mosso con giorni di ritardo, nonostante l'allerta meteo già ampiamente pubblicizzata fin dall’inizio dell’anno.

 

Secondo quanto appreso da PrimaDaNoi.it è questa la principale accusa mossa a Provolo nell’ambito dell’inchiesta sulla strage dell’Hotel Rigopiano del 18 gennaio scorso.  

 

L’ex prefetto (appena una settimana fa trasferito a Roma), il capo di gabinetto, Leonardo Bianco e la dirigente di protezione civile della prefettura, Ida De Cesaris,  sono accusati di aver messo in atto «condotte colpose connotate da negligenza, imperizia, imprudenza e violazione di norme di legge, regolamenti, ordini o discipline così concorrendo nel cagionare la morte di 29 persone e le lesioni personali anche gravissime di altre 9 persone presenti all'interno dell'hotel Rigopiano».

 

Secondo la procura di Pescara, diretta da Massimiliano Serpi, e le risultanze delle indagini di carabinieri forestali e Squadra Mobile, la prefettura avrebbe pensato prima alle carte, informando della emergenza il Governo ma non i Comuni, e avrebbe scritto solo in un secondo momento lettere e richieste di aiuto e di mezzi.

 

In pratica, ricostruiscono le indagini, il prefetto ha convocato la riunione del Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza solo il 18 gennaio alle ore 10:00 e solo in quel momento ha invitato gli operatori della prefettura a riunirsi nella sala della protezione civile e a renderla effettivamente operativa,  cosa avvenuta non prima delle ore 12:00.

 

In realtà l'emergenza maltempo e l'allerta erano già stati diramati diversi giorni prima; da inizio anno il maltempo imperversava sulla nostra regione con bollettini e avvisi molteplici e con criticità segnalate anche dalla cronaca.

Una emergenza che però non ha indotto la prefettura ad agire prima creando, di fatto, le condizioni affinchè le strade rimanessero bloccate e non spalate. Scoprendo troppo tardi la mancanza di mezzi e forze adeguate.

 


I MINUTI DELLA TRAGEDIA

Solo alle 18:28 del 18 gennaio 2017 (la valanga aveva già colpito l’hotel Rigopiano ma nessuno lo sapeva e poche ore prima erano arrivate telefonate di richiesta di soccorso ignorate) il prefetto chiese l'intervento dell'esercito per lo sgombero della neve nei paesi montani della provincia di Pescara.

Verso le 19 la carovana dei soccorsi, ormai allertata perché non c’erano segnali di vita da Farindola,  si mise in moto verso l'hotel Rigopiano.

Tutto il resto è una storia tragica difficile dimenticare: solo nelle prime ore del 19 gennaio i soccorritori raggiunsero l’hotel, con infiniti problemi legati alla viabilità.

In pratica impiegarono oltre 10 ore rispetto ai 90 minuti necessari in condizioni normali.

I ritardi della prefettura avrebbero un nesso causale diretto e devastante sulla mancata pulizia delle strade anche perchè il destino beffardo ci ha messo più volte lo zampino.

Quello stesso giorno furono avvertite, infatti, diverse scosse di terremoto in maniera molto distinta tanto da allarmare la popolazione.

Anche gli ospiti dell’hotel si spaventarono molto e prepararono le valigie. Quasi tutti avevano deciso di lasciare la struttura, cosa che non fu possibile proprio perchè la strada era bloccata dalla neve.

Se almeno la strada fosse stata percorribile ad oggi avremmo potuto avere un hotel distrutto da una valanga e 29 persone salve.

 

Tutta colpa, segnala la Procura, di una negligenza grave che ha permesso di dimenticare persino le norme di riferimento, come il piano provinciale di Protezione Civile adottato dalla prefettura di Pescara nel lontano 1993, mai modificato e in vigore, che prevede tra le varie competenze del prefetto anche quella di adottare provvedimenti intesi ad assicurare la disponibilità di alloggi, automezzi e altri mezzi di soccorso e manodopera.

 

Nell’avviso di garanzia notificato oggi la formula «nella piena consapevolezza»  viene ripetuta più volte nell'ambito delle contestazioni al prefetto Provolo. Dalla ricostruzione dei fatti non vi sarebbero dubbi circa la consapevolezza e la conoscenza delle norme che dovevano essere applicate con diligenza e tempestivamente.

 

«Mastico amaro», ha commentato l’ex prefetto, «ho sempre detto che parlano le carte, i verbali - ha detto all'Ansa - Noi abbiamo lavorato, poi se uno mi chiede se si potevano fare le cose meglio, beh, se potevamo fare qualcosa di più, insomma, tutto può accadere. Ma l'essenziale è stato fatto, quindi questa cosa un po' mi ferisce perchè questa, come ho detto spesso, è una cosa che porterò sempre nel cuore».

La procura ha disposto l’interrogatorio del prefetto Provolo per il prossimo 12 dicembre.

 

Però persino l'ultimo bollettino meteo del 15 gennaio è stato ignorato così come tutti i bollettini valanghe.

Del resto delle valanghe in Abruzzo nessuno si è mai preoccupato fino al 19 gennaio 2017 quando il mondo intero ha iniziato a vedere le immagini del dramma di Rigopiano.

Ancora una volta troppo tardi.

 

Alessandro Biancardi