LA SVOLTA

Inchiesta Rigopiano, avvisi di garanzia per 23: indagato anche ex prefetto Provolo

Con il deposito degli atti gli indagati possono conoscere carte prima della chiusura delle indagini

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Inchiesta Rigopiano, avvisi di garanzia per 23: indagato anche ex prefetto Provolo

Di Marco e Provolo

 

 

 

PESCARA. Come lasciato intendere dalla procura di Pescara l’indagine sulla morte di 29 persone all’hotel Rigopiano distrutto il 18 gennaio 2017 da una valanga è arrivata ad un punto di svolta.

Le indagini non sono chiuse ma oggi sono stati notificati gli avvisi di garanzia a 23 indagati. Non mancano i nomi eccellenti mentre sono moltissimi i fatti contestati in una indagine che è stata molto difficoltosa e con qualche colpo di scena.

Tra i reati ipotizzati dalla Procura guidata dal capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia ci sono quelli di omicidio e lesioni plurime colpose per tutta la catena dei soccorsi, che va dagli indagati della prefettura al Comune di Farindola.

Per gli altri indagati sono ipotizzati anche i reati di falso e abuso edilizio.

Questo l'elenco degli altri indagati:

1) Ilario Lacchetta, sindaco di Farindola

2) Antonio Di Marco, Presidente della Provincia,

3) Bruno Di Tommaso, direttore dell'hotel Rigopiano

3) Paolo D'Incecco, dirigente della Provincia di Pescara

5) Mauro Di Blasio, responsabile Servizio Viabilità Provincia di Pescara

6) Enrico Colangeli, tecnico Comune di Farindola

7) Pierluigi Caputi, ex direttore ai Lavori pubblici e Ciclo idrico integrato della Regione Abruzzo

8) Carlo Giovani, dirigente del Servizio Prevenzione Rischi della Protezione Civile della Regione Abruzzo

9) Vittorio Di Biase, direttore dipartimento Opere Pubbliche Regione Abruzzo

10) Emidio Primavera, dirigente della Regione Abruzzo

11) Sabatino Belmaggio, dirigente della Regione Abruzzo, responsabile rischio incendi boschivi e valanghe

12) Andrea Marrone, 

13) Luciano Sbaraglia, tecnico geometra redattore della relazione geologica e geotecnica per la manutenzione straordinaria dell'hotel Rigopiano

14) Marco Del Rosso, della società titolare dell'hotel

15) Massimiliano Giancaterino, sindaco di Farindola dal 2004 al 2009

16) Antonio De Vico,  sindaco di Farindola dal 2009 al 2014

17) Antonio Sorgi, direttore Direzione Parchi, Territorio e Ambiente

18) Giuseppe Gatto, tecnico pratiche di ristrutturazione dell'hotel Rigopiano

19) Giulio Honorati, comandante polizia provinciale

20) Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il piano provinciale

21) Leonardo Bianco, capo di Gabinetto del Prefetto di Pescara

22) Ida De Cesaris, dirigente Protezione Civile sala operativa

23) Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara



Secondo le prime informazioni l’avviso di garanzia sarebbe molto corposo: oltre 20 pagine nelle quali sono elencati tutti i reati contestati. Si tratta di una inchiesta molto voluminosa per centinaia di migliaia di pagine  che scandaglia responsabilità che vanno dal momento della tragedia, i soccorsi, l’organizzazione dell’emergenza ma anche gli aspetti autorizzativi dell’hotel ristrutturato nel 2007 e in una zona storica di valanghe.

L’inchiesta, partita subito dopo la tragedia, ha avuto una accelerazione ed una penetrazione senza precedenti con l’arrivo del nuovo procuratore Massimiliano Serpi che ha voluto approfondire anche personalmente molti aspetti delicati e tecnici delle contestazioni fino ad arrivare ad indagare il prefetto di Pescara, cosa che non era stata fatta in precedenza.

Anzi l’ex procuratore Cristina Tedeschini il 28 aprile 2017 aveva pubblicamente detto in conferenza stampa : «se tra gli indagati non compaiono persone fisiche, dipendenti o rappresentanti della prefettura o della Regione Abruzzo, vuol dire che allo stato delle indagini non abbiamo individuato condotte penalmente rilevanti».

 Anche la “discovery” degli atti con il loro deposito -mentre l’inchiesta non è ancora ufficialmente chiusa- è una scelta rara ma molto utile a garanzia di tutti.

Gli indagati, infatti, potranno conoscere nel dettaglio tutti gli atti di indagine per potersi meglio difendere e produrre altra documentazione a discolpa, chiedendo di essere interrogati dai pm. Alla fine di questa fase la procura, prima di chiudere l’inchiesta, valuterà quali delle accuse rimarranno in piedi e quali invece sono state fugate.

 

CON LA CARTA VALANGHE, D’INVERNO L’HOTEL SAREBBE STATO CHIUSO

Sembra un secolo fa quando anche da esponenti istituzionali si asseriva che la zona di Rigopiano non era mai stata investita da valanghe. Solo dopo qualche settimana di ricerca di carte si scoprì che invece non era così e che proprio l’hotel era costruito su detriti valanghivi e alla base di un conoide attivo. Tutti sapevano o avrebbero dovuto sapere o quanto meno non dimenticare che esisteva una commissione comunale valanghe non più attivata dal 2005, un anno prima che si iniziasse l’iter di ristrutturazione dell’albergo.

Ora i funzionari della Regione Abruzzo sono indagati perchè «sebbene incombesse su di loro» la responsabilità di realizzare la Carta delle valanghe per l'intero Abruzzo «non si attivavano in alcun modo nemmeno predisponendo apposite, doverose, richieste di necessari fondi da stanziare nel bilancio regionale», per realizzare la Carta.

Se presente quindi la località di Rigopiano sarebbe stata riconosciuta come «esposta a tale pericolo di valanghe».

Questa assenza, si legge nell'ordinanza della Procura di iscrizione sul registro degli indagati di 23 persone, «ha fatto sì che le opere già realizzate dell'hotel in seguito ai permessi di costruzione del Comune di Farindola non siano state segnalate dal sindaco» alla Regione.

Se così fosse stato il Comitato tecnico regionale per lo studio della neve e valanghe avrebbe deciso «l'immediata sospensione di ogni utilizzo in stagione invernale dell'albergo, fino alla realizzazione di interventi di difesa antivalanghiva della struttura, dighe di deviazione, reti, deflettori da vento, ombrelli da neve».

 

 

 

 


COMUNE DI FARINDOLA E L’EPIDEMIA DI AMNESIA

Nell’avviso di garanzia vengono messe in luce anche le vicende urbanistiche dell'hotel con l'iscrizione anche dei due sindaci che hanno preceduto Ilario Lacchetta, ossia Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, e che insieme ai dirigenti comunali e al geologo Luciano Sbaraglia hanno permesso la costruzione della struttura, oltre che della proprietà del resort.

Gli esponenti del comune sono indagati, nonostante le molte relazioni storiche su valanghe, per non aver mai preso in esame di «adottare un nuovo Piano Regolatore Generale, che laddove emanato avrebbe di necessità individuato a Rigopiano un sito esposto a forte pericolo di valanghe sia per ragioni morfologiche che storiche».

Se così fosse stato il comune non avrebbe potuto rilasciare i permessi per la ristrutturazione dell'hotel «permessi che in presenza di un corretto Prg e di parimenti corretto Piano Emergenza comunale non sarebbe stato possibile rilasciare con conseguente impossibilità edificatoria».

 

MORTE PER ASFISSIA E SCHIACCIAMENTO

Nelle 30 pagine di avviso di garanzia tra le altre cose si specificano le cause della morte delle 29 vittime.

Queste sono asfissia, ostruzione vie respiratorie e compressioni del torace, violenti traumi contusivi e da schiacciamento a seguito del crollo della struttura, crash syndrome con compartecipazione di un progressivo quadro asfittico, emorragie subracnoidea traumatica, asfissie da valanga e in presenza di basse temperature.


FENIELLO: «C’E’ ANCHE IL PREFETTO, MA NOI LO DICEVAMO DA SUBITO»  

«Dopo tutti questi mesi, finalmente la Procura di Pescara ha individuato i responsabili della morte di Stefano e delle altre 28 vittime. Fa piacere vedere che sono indagati personaggi che fin dall'inizio avevamo indicato come i colpevoli, uno tra tutti l'ex prefetto di Pescara Francesco Provolo. La famiglia Feniello continuera' a combattere per avere giustizia».

Cosi' scrive sul suo profilo Facebook Alessio Feniello, padre di Stefano, una delle vittime dell 'Hotel Rigopiano, dopo aver appreso la notizia relativa ai nuovi indagati nell'inchiesta della Procura di Pescara sulla tragedia di Farindola.

Stefano Feniello, 28anni, originario di Valva (Salerno) era in vacanza a Rigopiano per festeggiare il compleanno con la fidanzata, Francesca Bronzi, sopravvissuta.

Il nome di Stefano due giorni dopo la valanga era stato erroneamente inserito in una lista, comunicata dalle autorita' ai familiari, relativa a cinque persone vive che sarebbero dovute arrivare in ospedale. Ma Stefano in ospedale non ' mai arrivato vivo.

 

LE INDAGINI NON SONO CHIUSE

Nell’avviso di garanzia notificato oggi sono riportate anche tutte le informative della polizia giudiziaria e le varie annotazioni che caratterizzano l’ossatura delle indagini.

Nello specifico ci sono 22 informative (e relativi allegati) dei carabinieri forestali, 1 consulenza tecnica, 3 informative del nucleo investigativo carabinieri, 1 informativa della Squadra Mobile.

Alcuni accertamenti sono recentissimi e risalenti ad appena due settimane fa.

Ora gli indagati avranno circa 20 giorni per studiare tutto prima di essere sentiti dalla procura.


COMITATO VITTIME: «MANCA ANCORA IL NOME DI D’ALFONSO»  

«I nostri ringraziamenti vanno alla Procura di Pescara, perché sta lavorando come volevamo, anche se mancano ancora all'appello alcune persone, a partire dal presidente della Regione Abruzzo».

È quanto ripetono Gianluca Tanda, Giampaolo Matrone, Alessio Feniello e un'altra quindicina di persone, tra familiari delle vittime e superstiti del disastro dell'Hotel Rigopiano, giunti intorno alle 16 del pomeriggio a Pescara «per condividere un momento di gioia ed esprimere vicinanza ai pm», dopo gli ultimi sviluppi relativi all'inchiesta sulla valanga che il 18 gennaio scorso travolse l'albergo, causando la morte di 29 persone.

«Sono circa otto mesi che diciamo le stesse cose, ovvero che i responsabili sono questi e loro hanno lavorato in questa direzione - spiega Tanda, presidente del Comitato familiari delle vittime - siamo soddisfatti, non del tutto, perché manca qualche persona. Agli indagati chiediamo che parlino, che dicano tutta la verità - prosegue Tanda - l'ex prefetto Provolo, durante il nostro ultimo incontro, ci disse che meritiamo la verità, quindi adesso ci dicano la verità».

L'esponente del comitato sottolinea che i familiari delle vittime non hanno «mai ricevuto le scuse e anzi c'è chi si è giustificato affermando di avere fatto anche di più di ciò che doveva fare».

I familiari delle vittime hanno anche chiesto di incontrare il procuratore Serpi e il pm Papalia per esprimere personalmente la propria gratitudine, ma i magistrati hanno opposto un rifiuto alla richiesta di incontro, in ragione degli impegni lavorativi.

Alessandro Biancardi