ANCORA MISTERO

Le ultime chat con Guido Conti ed i «chiari disaccordi con Ad Total»   

L’attivista lucano: «gli mostrai notizie sulla Total e non rispose più»

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Le ultime chat con Guido Conti ed i «chiari disaccordi con Ad Total»   

Conti nel 2005 a Pescara

 

SULMONA.  Cosa ha portato l’ex generale Guido Conti, fresco di assunzione alla Total, alle dimissioni dal nuovo incarico?

Cosa lo ha condotto a quella marcia indietro repentina e soprattutto a farla finita? Da un giorno all’altro è passato da essere quello che stava cercando casa a Policoro a quello che è ritornato di corsa nella sua Sulmona, sulla macchina aziendale che non ha nemmeno restituito perché, stizzito, ha detto «se la vengano a riprendere qui».  Al telefono aveva detto alle figlie mercoledì che aveva dato le sue dimissioni ma è sembrato molto scosso ed ha annunciato che avrebbe spiegato una volta a casa.

Intanto la nostra telefonata pubblicata ieri è già finita nelle mani degli investigatori di Sulmona che stanno cercando di capire e chiarire le ultime ore.

Alcuni lettori riascoltando l’audio disturbato e criptato sono riusciti a comprendere un’altra parte delle parole del telefonista anonimo che svelerebbe le motivazioni delle dimissioni: «per chiari disaccordi con l’amministratore delegato Francois Rafin» tra l’altro «dopo appena quindici giorni dal suo insediamento».

Un passaggio importante e da verificare: quali erano questi disaccordi e su quali punti? I carabinieri che indagano hanno già sentito dirigenti Total ed è probabile che la domanda sia già stata posta ma l’azienda sollecitata non risponde mente ieri si è limitata a sostituire nell’organigramma il nome di Conti con la sigla “TBA” .

Ora però questi «disaccordi» diventano di grande rilevanza pubblica per poter meglio comprendere il suicidio di due giorni dopo. Ragioni che di sicuro devono essere dentro le lettere scritte e contenuti per ora non divulgati (volutamente o meno difficile dirlo).  

 La Total rimane il centro di tutto anche perchè la macchina in uso a Conti è a Sulmona ed adesso è sotto sequestro così come i telefoni aziendali, un portatile e le due lettere che ha lasciato ai familiari. Del cellulare personale, con l’ultimo accesso a WhatApp fermo alle 9.52 di venerdì 17 novembre, ancora nessuna traccia. Così come ancora nessuna traccia c’è della terza missiva, quella che Conti avrebbe affrancato e spedito il giorno del suicidio.

Gli investigatori puntano alle chat di WhatApp nelle quali potrebbero esservi tracce importanti di contatti e pensieri, mentre potrebbero già aver acquisito quelle del suo profilo Facebook chiuso qualche giorno prima del suicidio.

 

L’INCHIESTA VA AVANTI

Il lavoro della Procura di Sulmona va avanti senza sosta perché anche se dagli esami autoptici non ci sono dubbi che Conti si sia ucciso.

 

Due giorni fa, come persona informata sui fatti, è stato ascoltato l’amministratore delegato della Total Francois Rafin ed altri 4 dirigenti.

Come riporta l’agenzia Ansa non sarebbero emerse tesi «complottiste», e non si capisce come sarebbe potuto accadere, «considerando che oltretutto l'incarico del generale è stato troppo breve, appena una quindicina di giorni».

Il nome di Rafin viene  pronunciato però anche nella telefonata anonima arrivata a PrimaDaNoi.it 5 ore prima del ritrovamento del corpo di Conti.

Ed oggi sappiamo che in quella telefonata si parla anche di «chiari disaccordi»  proprio con Rafin.

I due non si sono presi? Avevano visioni diverse?

Secondo i primi accertamenti la morte dell'ex ufficiale risalirebbe tra le 16 e le 17, invece la telefonata è giunta in redazione poco prima delle 15.

Il telefonista sapeva dell’addio alla multinazionale, un addio che in quel momento conoscevano in pochissimi.

Sicuramente lo sapevano le figlie e la moglie.

Quest’ultima ha detto agli inquirenti «Guido è tornato trasformato dalla Basilicata», mercoledì scorso, dopo quell’abbandono così improvviso.

Di sicuro era preoccupato per qualcosa in cui si era imbattuto e che aveva lasciato traccia sul suo pc e sulle sue chat tanto che Conti si era preoccupato di come cancellare tracce informatiche e se e come si potessero intercettare strumenti come WhatsApp.

Perchè Conti si interessava a questi argomenti?

 

 

«L’ADDIO NON ERA NOTO IN BASILICATA»

Quando si è appreso del suicidio dell'ex generale in Basilicata la notizia clamorosa dell’addio alla multinazionale non era ancora divenuta di dominio pubblico (e neppure in Abruzzo). 

A confermarlo a PrimaDaNoi.it è Giorgio Santoriello, blogger e attivista dell’associazione CoVa Contro che si occupa di analisi ambientali, informazione, sensibilizzazione e, più in generale, di contrasto alle eco-mafie.

Due giorni fa i carabinieri di Potenza e del nucleo de L’Aquila hanno bussato alla sua porta per acquisire le conversazione Messanger di Facebook che il blogger aveva scambiato con Conti i primi giorni di novembre.

Conversazioni di cui aveva scritto nei giorni scorsi in cui Santoriello contestava la scelta dell’ex generale di accettare un incarico del genere.

 

«CONTI NON CONOSCEVA LE LOGICHE LUCANE»

«Di sicuro nella nostra chattata privata non l’ho trattato con i guanti di velluto ma ero molto deluso», ci racconta l’attivista lucano.

I due, è bene precisarlo, non si conoscevano prima del 6 novembre e mai si sono incontrati faccia a faccia: «non c’è stato il tempo».

Santoriello racconta così il loro primo contatto: «Dovevo scrivere un articolo sui carabinieri e le vicende legate al petrolio. Conti era solo l’ ultimo militare che si stava avvicinando a questo ambiente. La stampa lucana da una decina di giorni stava dedicando pagine intere al suo arrivo. Per curiosità prima di scrivere l’articolo l’ho cercato su Facebook per vedere se avesse un profilo. L’ho trovato e il suo ultimo post parlava dell’onore alla patria, dell’importanza del 4 novembre,  giornata delle forze armate».

Insomma, Conti, già in congedo da 4 giorni, restava un uomo con la divisa e sui social network continua a parlare della sua “vita precedente”.

Santoriello gli lasciò un commento: «gli ho scritto che per servire al meglio lo Stato non doveva andare in Total».

 

«L’HO MESSO IN GUARDIA»

Poi la conversazione si sposta in privato, su richiesta di Conti. Cosa vi siete scritti?

«Gli ho detto che la sua scelta mi aveva deluso e l’ho messo in guardia scrivendogli  che quello che sta avvenendo in Basilicata come reati ambientali è molto diverso da Bussi. Gli ho mandato il link al nostro sito suggerendogli di cercare nel motore di ricerca le parole ‘Total’ o ‘Tempa Rossa’ scrivendogli anche ‘si metterà le mani nei capelli’».

Conti ha risposto?

«Sì, mi ha risposto che avrebbe letto tutto con molta attenzione e si augurava di incontrarmi di persona».

Era il 6 novembre.

Santoriello gli risponde ancora una volta spiegandogli che sarebbe stato molto felice di incontrarlo ma lo informò anche che l’incontro non sarebbe stato riservato ma pubblico: «se avessi avuto di fronte un generale dell’arma certo che lo avremmo incontrato anche in privato ma in quel momento era un dipendente Total».

Conti non risponde. Così come non risponde (ma visualizza) quando Santoriello gli manda uno degli ultimi post del blog in cui si replica proprio al generale che dice di aver accettato quell’incarico «per coniugare posti lavoro e tutela ambientale». E siamo al 7 novembre.

Dopo 2-3 giorni Santoriello gli riscrive ancora chiedendo come mai non risponda più ai messaggi. Conti ancora una volta visualizza il messaggio ma non risponde.

«Questo silenzio mi ha fatto molto riflettere», ammette oggi Santoriello, «con me era stato molto prolisso e all’improvviso non scriveva più».

 

«LO ASPETTAVANO A BRACCIA APERTE»

Il blogger racconta ancora che la morte tragica di Conti ha creato sconcerto in Basilicata: «tante persone nella zona delle gole di Corleto lo aspettavano a braccia aperte perché pensavano che lui potesse redimere la multinazionale. Invece il risveglio è stato amaro per tutti.  Le dimissioni non se la immaginava nessuno».

Santoriello esprime perplessità anche su quell’incarico che definisce ‘anomalo’: «multinazionali come la Total hanno consulenti nel loro indotto, aziende interne di monitoraggio, bonifiche e caratterizzazioni. Secondo me era una consulenza pubblicitaria, le compagnie difficilmente chiamano esterni. In una fase difficile dell’azienda il nome di Conti poteva essere una boccata d’ossigeno». Ma sappiamo che l'ex generale aveva accettato per altre ragioni.

Santoriello è anche convinto che Conti non conoscesse affatto il territorio nel quale doveva lavorare e che prima di assumere l’incarico non abbia raccolto informazioni: «gliel’ho detto anche nella chat: doveva studiare le dinamiche lucane. Disse che lavorava per ‘preservare migliaia di posti di lavoro di italiani’ ma a Tempa Rossa ci lavorano 80 italiani, tutti gli altri sono egiziani, albanesi… A gennaio avrei voluto fare incontro pubblico, non c’è stato  il tempo e  mi dispiace molto».

 

Alessandra Lotti