PRIMA DELLO SPARO

Suicidio Guido Conti, ancora buio sugli ultimi giorni e la Total

Qualcosa di importante è accaduto tanto da firmare dimissioni dopo 15 giorni

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Suicidio Guido Conti, ancora buio sugli ultimi giorni e la Total

Guido Conti (Foto: Valerio Simeone)

 

SULMONA. Un nuovo inizio in cui credeva fortemente che è stato anche una cocente delusione.

Quell’offerta «irrinunciabile» alla Total Erg che per lui era motivo di orgoglio («mi hanno cercato loro») è diventato poco dopo una ferita, in un momento già difficile per quello che chi lo conosceva bene definisce «un certo disorientamento».

Prima l’addio al Corpo Forestale per la riforma governativa, una riforma tanto contestato anche in una lettera all’allora premier Matteo Renzi.

Un duro colpo per Guido Conti, 35 anni nella forestale  e un padre anche lui forestale. Lo riassunse così a Renzi: «a sentirla, giorni fa decretare con animo lieto e, mi consenta, assoluta misconoscenza, lo scioglimento di una istituzione benemerita bisecolare e carica solo di DIGNITA', abnegazione ed efficienza, mio Padre è morto due volte. Ed insieme a lui decine di migliaia di uomini che nella nostra Missione, perche' tale e' lo spirito che ci anima, hanno creduto e credono».

 L’ex Forestale Guido Conti credeva in quello che diceva anche quando continuava così, sempre a Renzi: «Ella sta tagliando l'unica forza di polizia con il bilancio... in pari. Che non costa nulla. E non ha debiti. Al contrario di infinite e voraci partecipate regionali e statali ad esempio, o dei tanti carrozzoni sacche di sperpero e sottopolitica».

Il malessere e la contrarietà a questa riforma del governo è continuata poi nei mesi su Facebook attraverso post e commenti sinceri, diretti, senza filtri “istituzionali”, forti e in molti casi duri, ma rispecchiavano di sicuro il suo pensiero. Poi tutto quanto è stato cancellato improvvisamente compreso il profilo: una premonizione o altro?

  

I NUOVI STIMOLI: PETROLIO E LEGALITA'

Dopo il cambio imposto della divisa anche  il cambio di vita per cercare «nuovi stimoli, per pensare ad altro», dopo la tragedia di Rigopiano in cui non era coinvolto in alcun modo ma che lo aveva ferito.

Perché a cose fatte, a tragedie avvenute, quelli con una coscienza esuberante, scrupolosi,  spesso non si auto assolvono con un «abbiamo fatto tutto il possibile» ma si tormentano per sapere «potevo forse fare qualcosa di più?».

Un nuovo stimolo Conti credeva di averlo trovato in Basilicata; una offerta piovuta dal cielo, non cercata, improvvisa, non casuale lo voleva nuovo “Direttore Esecutivo Ambiente e Sostenibilità”, con autorità per tutte le attività italiane del gruppo Total E&p Italia spa.

Appena un gradino sotto l’amministratore delegato Francois Rafin.

Il 18 ottobre 2017 il comunicato ufficiale dell’azienda, dopo che Conti aveva svelato il congedo a 8 anni dalla pensione ma non aveva voluto rivelare ai giornalisti il nome della multinazionale in attesa che lo facesse la diretta interessata.

E la società uscì allo scoperto spiegando che il generale era stato scelto  «per assicurare che le proprie attività continuino ad essere svolte nel pieno rispetto della legge e in modo tale da coniugare industria, ambiente e sicurezza». Secondo l’ad di Total «l’esperienza di Guido Conti e le sue riconosciute qualità si collocano perfettamente in questo percorso e consentiranno di rispondere appieno alle attese delle istituzioni e del territorio».

Insomma lo volevano proprio per il suo nome, legato esplicitamente e direttamente al suo passato di uomo di inchieste scomode e problematiche, proprio per molti grandi gruppi come la Total (per esempio la Montedison e la ThyssenKrupp). Inchieste che hanno creato problemi anche alla pubblica amministrazione e ai ministeri con inchieste per omessa bonifica per centinaia di discariche abusive per le quali l’italia ha già ricevuto multe milionarie dall’Europa.

Non è un caso che nel comunicato ufficiale venga specificato «nel pieno rispetto della legge» ma anche i concetti di sicurezza e ambiente, argomenti per i quali Conti aveva ricevuto garanzie e che lo avevano determinato nella dura scelta del congedo.   

 

L’ADDIO IMPROVVISO AL NUOVO FUTURO: LA TOTAL

Ma qualcosa poi è cambiata all’improvviso, nessuno sa per ora perché.

Solo mercoledì scorso la decisione di non tornare più in Basilicata dicendo addio alla nuova vita, a 15 giorni esatti dalla presa in servizio. E’ sembrato molto turbato ma non  ha spiegato, di sicuro ha sentito l’amarezza per una scelta forse sbagliata.

 Un comunicato stampa per annunciare l'ingaggio dell'ex generale, nessuno per spiegare le sue dimissioni flash.

Secondo diverse testate la Total avrebbe espresso con un comunicato il proprio cordoglio ma a differenza di altri non è pubblicato sul sito ufficiale: «Chi l’ha conosciuto», dice il messaggio, «anche nel brevissimo periodo di tempo che Guido Conti aveva trascorso in azienda, non può che condividere il sentimento di sgomento e profondo vuoto che colpisce tutti quelli che hanno potuto apprezzarne le doti di umanità e saggezza».

 

LE "DINAMICHE LUCANE" E LE PERPLESSITA’

Ma perché lasciare la divisa per la multinazionale? «Alla fine della mia carriera», diceva lui, «ho accettato una sfida. Dimostrare che si può produrre e dare ricchezza diffusa, e tutelare migliaia di posti di lavoro, di italiani, rispettando le leggi. Tutte. In primis quelle ambientali».

 Parole lasciate su Facebook lo scorso 7 novembre quando Conti ingaggiò una diatriba con il blogger e attivista ambientale lucano Giorgio Santoriello, aspramente critico sulla scelta di un ufficiale dei carabinieri, dal prestigioso curriculum come quello del generale abruzzese, di andare a lavorare in una multinazionale del petrolio.

I due si sono lanciati in un botta e risposta in cui Conti si difendeva dalle critiche del blogger che aveva scritto un articolo dal titolo “Qualche legame di troppo tra carabinieri e petrolio? Dopo la nomina di Gay, adesso anche l’ex generale giustifica le trivellazioni”.

Un articolo assai duro pubblicato sul blog ‘Analize Basilicata’ in cui Santoriello scriveva: «La notizia mi ha schifato un pò, perchè nelle moderne democrazie la libertà dell’individuo dovrebbe avere un limite, soprattutto quando l’individuo ha gestito conoscenze e dinamiche di strutture che dovrebbero controllare proprio i reati delle multinazionali. Total ha fatto una bella mossa: si è messa a “libro paga” un ex-controllore acquisendo sia parte dell’aurea di rettitudine del professionista, ed oltre alla luce riflessa, acquisendo anche potenzialmente il know-how dell’ex generale così il controllato potrebbe meglio capire come non funzionano i controllori».

Concetto ribadito pure sui social dove Santoriello scrisse a Conti: «mi perdoni generale, ma per onorare l’Italia forse non doveva accettare l’incarico a Total».

Ad un certo punto la discussione si è spostata sul Messanger di Facebook, su iniziativa di Conti «anche perché col post la conversazione c’entra poco».

Cosa si siano detti i due lo svela proprio Santoriello sul blog ‘Analize Basilicata’ che ha scritto nuovamente di Conti dopo aver appreso della sua morte: «a Conti avevo segnalato tutta una serie di problemi nell’area di Tempa Rossa, problemi di cui probabilmente non era a conoscenza prima dei nostri dialoghi, mettendolo anche in guardia su tutta una serie di dinamiche lucane assai diverse rispetto alle problematiche ambientali da lui affrontate nella sua brillante carriera».

Oggi il blogger spiega che «tante nostre domande poste a Conti rimangono inevase».

Evidentemente non ha risposto.

«I dubbi», continua Santoriello, «aumentano dopo questo triste accadimento, ed ovviamente rimane il rammarico di non esserci confrontati di persona, a cuore aperto, sulle questioni di Total a Tempa Rossa. Speriamo che almeno a Conti riservino un trattamento più approfondito rispetto alla superficialità con la quale si indagò sul presunto suicidio di Griffa».

Il riferimento è all’ingegnere, ex responsabile del Cova di Viggiano (il famoso Centro Oli dell’Eni), trovato senza vita nei boschi di Montà d’Alba, in provincia di Cuneo, nell’estate del 2013. Una morte che sarebbe avvenuta dopo che l’uomo aveva raccontato ai dirigenti Eni dei problemi presenti all’interno del centro oli, tra serbatoi danneggiati, emissioni in atmosfera e fiammate anomale.

Può essere che il primo approccio con la Basilicata e le sue dinamiche abbiano creato qualche attrito di troppo? Ci sono stati scontri di opinioni, di vedute o magari qualcosa di più, di molto importante, da far decidere così in fretta l’ex generale a mollare tutto e tornarsene nella sua Sulmona?

Gli ultimi giorni rimangono ancora un buco nero.


«ERA MOLTO CONVINTO»

Anche Augusto De Sanctis ha ricordato ieri su Facebook le perplessità per quell’incarico. L’ultima volta che si sono visti nella tarda estate quando gli volle annunciare in un incontro a Pescara la sua decisione di lasciare l'Arma per l'impegno lavorativo con il privato.

«Mi sembrava molto convinto della sua scelta», ricorda De Sanctis, «illustrandomi i vari aspetti che lo avevano portato alla decisione. Mi limitai ad esporre i miei dubbi sul contesto difficile dove sarebbe andato a lavorare come quello lucano».

Lui però era convinto.

Allora…

Oggi i funerali si terranno alle 15.00 nella chiesa di Santa Maria della Tomba di Sulmona. Saranno presenti anche il comandante interregionale 'Ogaden' dei Carabinieri, generale di corpo d'armata Giovanni Nistri, e il generale Davide De Laurentis, vicecomandante del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare. 

Pochi i messaggi di cordoglio giunti da esponenti delle istituzioni.


Alessandra Lotti