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Suicidio Guido Conti, la famiglia: «Rigopiano non c’entra»

«Correlazioni prive di fondamento aggiungono dolore a dolore»

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Suicidio Guido Conti, la famiglia: «Rigopiano non c’entra»

Conti sulla discarica Tremonti di Bussi (2007)

 

SULMONA. «Apprendiamo con immenso dolore come la morte del nostro congiunto sia stata messa in relazione alla tragedia di Rigopiano. Stupisce che questa correlazione sia stata da taluno ipotizzata in assenza di qualsiasi collegamento diretto e indiretto tra l'attività svolta da Guido e le vittime di Rigopiano. Tutto ciò aggiunge dolore al dolore».

E' quanto riferisce all'Ansa un familiare dell'ex generale dei carabinieri forestali, Guido Conti, che si è suicidato nelle campagne di Pacentro venerdì scorso.

Conti si e' suicidato con un colpo di pistola e i diversi indizi non lascerebbero dubbi su questa ipotesi, secondo gli investigatori. Al termine dell'esame peritale, dal quale non sono emersi altri segni di violenza, la salma è stata riconsegnata ai familiari per l'allestimento della camera ardente che da domenica mattina è stata aperta nell'aula d'udienza al piano terra del Tribunale peligno.

Prima del gesto estremo Conti ha lasciato una lettera alla famiglia e un'altra ad una sorella. Mancherebbe una terza missiva che sarebbe stata spedita non si sa a quale destinatario, poco prima che salisse su una Smart di una delle due figlie per dirigersi verso le pendici del Monte Morrone (luogo a lui molto caro) per premere su quel grilletto.

Secondo le poche informazioni trapelate la morte risalirebbe ad un breve arco di tempo intorno alle 19. Un fatto non irrilevante perchè amplia di molto il periodo di tempo trascorso tra l’uscita di casa intorno alle 10, la fermata dal tabaccaio per comprare fogli e francobollo e il momento della morte. Che cosa ha fatto l’ex generale in tutto quel tempo? Ha incontrato altre persone? Ha parlato con altre persone? Un periodo molto lungo da sostenere per una persona che già dalla mattina aveva deciso.

 

Molto risalto è stato dato nella giornata di domenica dai media alle parole di Conti riferite alla tragedia di Rigopiano avvenuta lo scorso 18 gennaio.

Una tragedia enorme che ha portato alla morte di 29 persone tra turisti e dipendenti dell’hotel. L’inchiesta è in corso ed è attesa una svolta con la conclusione.

In una delle due lettere ai familiari l'ex investigatore protagonista del processo sulla mega discarica di Bussi sul Tirino, aveva infatti scritto che «da quando è accaduta la tragedia di Rigopiano la mia vita è cambiata. Quelle vittime mi pesano come un macigno. Perchè tra i tanti atti ci sono anche prescrizioni a mia firma. Non per l'albergo, di cui non so nulla, me per l'edificazione del centro benessere».

L'autorizzazione si riferisce all'ok per la piscina (dove non c’è stato alcun morto) e al rischio frana dell'impianto.

Nella lettera Conti prosegue chiedendosi «Potevo fare di più? Nel senso potevo scavare e prestare maggiore attenzione in indagini per mettere intoppi o ostacolare quella pratica? Probabilmente no ma avrei potuto creare problemi, fastidi. Vivo con il cruccio», conclude.

«Rigopiano è stato uno dei motivi che mi hanno convinto a lasciare il mio lavoro o a tentare di fare altro o a disinteressarmi di tutto questo», ha spiegato Conti.

E poi uno dei passaggi probabilmente più tragici: «non vivo, vegeto, facendo finta d'essere vivo».

«La pubblicazione del contenuto delle lettere, tuttora sconosciuto a noi familiari, ci lascia profondamente amareggiati e aggiunge dolore al dramma che ci ha colpito», afferma il parente di Conti.

Le lettere sono state sequestrate ma diffuse in gran parte dalla agenzia AdnKronos.

Tutta l’attenzione mediatica si è concentrata su questo aspetto che ha assunto una apparente rilevanza ma forse esistono altre ragioni e motivazioni che hanno concorso o contribuito a prendere l’estrema decisione. Una tra le tante anche la “perdita di identità” con il passaggio forzoso ai carabinieri dalla Forestale, il corpo che lui e tutti gli altri avevano scelto. Poi anche la rottura prematura e improvvisa dei rapporti con la Total, un gradino che doveva contribuire ad una ascesa e alla risoluzione di molti problemi e conflitti anche interiori che invece è crollato appena poggiato il piede.

 

DE SANCTIS: «CONTI NESSUNA RESPONSABILITA’ SU RIGOPIANO»

Augusto De Sanctis, esponente del Forum dell’Acqua con le sue inchieste e denunce ha sollevato diverse questioni sulla tragedia di Rigopiano, e racconta una degli ultimi colloqui con Conti.

Lo stesso De Sanctis spiega che «il parere era sui lavori di realizzazione del Centro benessere dell'Hotel su terreni gravati dal Vincolo Idrogeologico. Il parere a sua firma era del 23/03/2007 e rientrava tra i tanti pareri da ottenere per la variante al Piano Regolatore di Farindola per permettere la realizzazione della SPA. La ristrutturazione dell'albergo aveva seguito un diverso procedimento amministrativo».

«Nella tarda primavera, qualche mese dopo il deposito degli esposti da parte nostra, durante un incontro a Popoli su varie questioni ambientali, Guido mi chiese che ne pensavo. Intanto precisai in maniera piuttosto diretta, per far capire il nostro approccio, che, come d'altro lato avrebbe fatto lui, su ogni atto non eravamo andati a vedere la firma ma il contenuto, senza sconti per nessuno».

 

«Gli dissi, in maniera netta, che», ha scritto ancora De Sanctis, «a nostro avviso, quel parere, a cui Guido probabilmente fa riferimento nella sua ultima lettera, come diversi altri, non c'entrava nulla con la tragedia nè direttamente nè indirettamente. Si trattava di un parere sul Regio Decreto 3267 del 1923 (sì, il vincolo idrogeologico si fonda su una norma di 90 anni fa!). Addirittura veniva rilasciato su un prestampato con le possibili prescrizioni da barrare. Non vi era neanche l'opzione del diniego. Su 4 possibili prescrizioni per condurre correttamente i lavori Guido ne aveva barrate 4. Altri magari si sarebbero accontentati nell'analisi di quel documento, fermandosi lì. Noi invece no. Precisai che con la nostra squadra che avevamo messo su per vagliare gli atti del Rigopiano, con tutti i nostri limiti e per dare il nostro contributo civico di conoscenza, avevamo scandagliato minuziosamente il Regio Decreto per cercare qualsiasi possibile riferimento, diretto o indiretto, alla relazione tra quanto accaduto e quel parere e alla possibilità, magari, di diniego.  Ebbene, la parola "valanga" compare una volta sola in tutto il lunghissimo decreto composto di 186 articoli ed esclusivamente per i boschi che possono contribuire ad evitare l'innesco della valanga. Quindi, al massimo per interventi e progetti fatti in cima alla montagna come tagli boschivi al limite superiore del bosco. Non era questo il caso visto che l'intervento oggetto del parere, come sappiamo, era localizzato a valle. Per intenderci, qualsiasi cosa avesse potuto scrivere nel parere non poteva certo evitare la discesa della valanga perchè si stava parlando di lavori attorno all'albergo. Solo su quello poteva esprimersi».

 

 

 

«L'incontro finì lì». conclude De Sanctis, «Poi Guido tornò brevemente sull'argomento qualche mese dopo nella tarda estate quando mi volle annunciare in un incontro a Pescara la sua decisione di lasciare l'Arma per l'impegno lavorativo con il privato. Mi sembrava molto convinto della sua scelta, illustrandomi i vari aspetti che lo avevano portato alla decisione. Mi limitai ad esporre i miei dubbi sul contesto difficile dove sarebbe andato a lavorare come quello lucano. Sul Rigopiano fui ancora più netto della volta precedente dicendogli brevemente che eravamo rimasti a quanto detto in quell'incontro e che a mio avviso non vi erà alcunchè da aggiungere e di lasciare stare».