IL CASO

Corte dei conti "temporeggia" su caso giudice Romandini: interrogazione al ministro

Il senatore Castaldi (M5s) ancora sul caso del giudice di Bussi

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CHIETI. Un presunto «comportamento dilatorio» della procuratrice contabile della Corte dei Conti de L’Aquila finisce in una interrogazione del Movimento 5 Stelle al Ministro della Giustizia Andrea Orlando.

A firmare il quesito è il senatore di Vasto, Gianluca Castaldi, che ricostruisce una lunga, intricata e delicatissima vicenda che riguarda il giudice Camillo Romandini.

In pochi mesi è la terza interrogazione dei pentastellati sull’ex giudice del tribunale di Chieti e Pescara trasferitosi alla Corte d'appello di Roma.

Castaldi, in pratica, con questa nuova iniziativa informa il ministro Orlando che c’è un esposto del 19 ottobre 2017, in cui un cittadino di Rapino, Lorenzo Torto, segnala un presunto comportamento dilatorio della procuratrice contabile presso la Corte dei Conti de L'Aquila.

La segnalazione è stata inviata al procuratore generale presso la Corte di Cassazione, alla Procura della Repubblica di Campobasso, nonché al presidente della Corte di conti di Roma.

Il procedimento contabile c’è (è il numero 800/2016/GUE) ma è fermo da un bel po’ di tempo. Da quello che si capisce le denunce di Torto sono rimbalzate in varie procure senza per ora produrre effetti. Ci sarebbero stati molti mesi fa anche incarichi affidati alla guardia di finanza di Pescara per verificare quanto riportato in denuncia ma alle richieste di spiegazioni del cittadino non sono emersi novità e passi in avanti.

Un ritardo non di poco conto, dice Castaldi riportando i termini dell’esposto, perché rischia di far scattare la decorrenza sulla denuncia contro Romandini, titolare di una ditta individuale (colture miste viticole, olivicole, frutticole).  

La ditta, ricostruisce Castaldi, «ha ricevuto fino al 2015 contributi statali attraverso il sistema AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura)». Ma il senatore ricorda che, così come sancito dall'articolo 16 del regio decreto n. 12 del 1941, "I magistrati non possono esercitare industrie o commerci, né qualsiasi libera professione”.

Sempre l’esponente del Movimento 5 Stelle ricorda che il Consiglio superiore della magistratura, nella delibera del 2 maggio 2007, su specifico quesito riguardante la possibilità per un giudice di essere titolare di società unipersonale nel settore dell'agricoltura, ha chiarito in maniera inequivocabile che una tale situazione comunque rientra tra le previsioni dell'articolo 16 dell'ordinamento giudiziario, in cui si fa divieto per i giudici di "esercitare industrie e commerci".

Dunque nella denuncia presentata da Torto alla Corte dei Conti si chiede la condanna contabile del giudice Romandini, «vista l'indebita percezione dei contributi».

Ma quel procedimento si è arenato, segnala Castaldi.

«Nonostante le palesi evidenze», denuncia il senatore, «non sarebbe stata adottata nessuna azione di recupero dei contributi percepiti dal dottor Romandini da AGEA dal 1996 al 2015».

Il giudice Camillo Romandini è stato al centro delle vicende che hanno contornato il maxi processo di Bussi con la denuncia dei giudici popolari per presunte pressioni indebite (procedimento archiviato) e poi ricostruzioni giornalistiche su voci di anticipazione del giudizio ad esponenti istituzionali.

La vicenda di Torto, invece, era iniziata quando allo stesso cittadino di Rapino era stato rigettato un ricorso che lo vedeva contrapposto al sindaco del suo paese e presidente della Fira, Rocco Micucci, provvedimento firmato da due giudici che sarebbero stati in conflitto di interesse. Anche su questo aspetto venne incardinato un procedimento a Campobasso.