LA SENTENZA

Aca condannata in appello ma non reintegra il lavoratore

Si poteva arrivare ad un accordo? Rischio di danno erariale

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Aca condannata in appello ma non reintegra il lavoratore

 

 

PESCARA. Il 15 giugno scorso Emiliano Morrone ha battuto l’Aca in Appello: secondo i giudici il lavoratore sarebbe stato escluso ingiustamente dal trasferimento dal Considan, che ha coinvolto invece gli altri lavoratori il 1° aprile del 2008.

In pratica al dipendente non è stato riconosciuto il diritto al passaggio diretto alle dipendenze dell’Aca, subentrata al Considan nella gestione degli impianti consortili per la gestione e la depurazione del sistema fognature a Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi, ben 9 anni fa.

Il giudice ha dunque condannato l'Aca al reintegro immediato e a pagare tutte le mensilità arretrate da ottobre 2014 (quando il Considan lo ha licenziato) «fino al soddisfo del reintegro».

L’Aca si è difesa sostenendo che il lavoratore non facesse parte di un ramo d’azienda coinvolto nel trasferimento ma secondo i giudici del secondo grado l’azienda non avrebbe provato «i fatti impeditivi»: «non era il dipendente a dover fornire la dimostrazione di essere stato addetto al servizio idrico, quanto la società a dover fornire la prova della precedente assegnazione in via esclusiva al ramo d’azienda degli impianti sportivi».

Cosa ha fatto dopo la sentenza l’Aca?

Nulla, sta lì ed aspetta il terzo grado di giudizio.

Morrone ha inviato all’azienda, tramite Pec, la propria messa a disposizione a riprendere l’attività lavorativa ma non ha ricevuto alcuna risposta. Ha poi scoperto che l'Aca non è intenzionata ad ottemperare al reintegro e ha pure fatto ricorso in Cassazione avverso la sentenza favorevole senza tentare un accordo.

«In  caso di sentenza favorevole anche in Cassazione, tra alcuni anni», racconta Morrone, «l'Aca dovrà risarcirmi una somma ingente relativa a tutte le mensilità arretrate ed i contributi previdenziali per tutti gli anni in cui sarò rimasto senza lavorare pur essendoci una sentenza che li condanna  al reintegro immediato. Si prefigurerebbe cioè un ingente danno erariale da denunciare alla Corte dei Conti, dice il lavoratore, dal momento che l’Aca è un ente pubblico economico a totale partecipazione di Comuni».

Il commissario giudiziale Guglielmo Lancasteri  ha dato parere favorevole per procedere al ricorso in Cassazione ma secondo il lavoratore sarebbe curioso sapere se il commissario conosca e approvi la linea dell'Aca di non assumerlo, almeno temporaneamente fino alla sentenza definitiva: «non dovrebbe verificare e scongiurare eventuali futuri danni erariali dell’Ente in caso sia soccombente anche in Cassazione?»

L'Aca avrebbe potuto proporgli un accordo chiedendogli di rinunciare a parte delle mensilità arretrate che il giudice ha condannato a risarcire, evitando così il rischio ed i costi del giudizio di Cassazione.

Invece no,  la società ha recentemente pubblicato diversi bandi di concorso per la ricerca di figure professionali  che differiscono con la qualifica di Morrone.

Ma il lavoratore si dice intenzionato, qualora venissero pubblicati nuovi  bandi di concorso per la ricerca di personale amministrativo, di impugnare il bando perchè vorrebbe dire dare precedenza a nuove assunzioni.