LA PROTESTA

Fanghi dragaggio in mare, albergatori preoccupati: da Pescara a Pineto è un coro di no

Si teme anche per l’area protetta del Cerrano

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Fanghi dragaggio in mare, albergatori preoccupati: da Pescara a Pineto è un coro di no

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ABRUZZO. L’idea di sversare in mare circa 342mila metri cubi di fanghi, davanti alle coste di Pescara, Montesilvano, Silvi e Pineto, a pochi chilometri dall’Area Marina Protetta Torre del Cerrano, spaventa gli imprenditori della ricettività e balneari che si dicono fortemente preoccupati per il progetto di scarico in mare di rifiuti del Comune di Ortona.


Questi sedimenti, una volta immersi in mare, potrebbero viaggiare con le correnti e compromettere il litorale e  il Sito di Interesse Comunitario dopo gli sforzi decennali portati avanti dalla comunità locale per tutelare il territorio e sviluppare forme di turismo sostenibile.

Federalberghi Pescara esprime una posizione assolutamente contraria, «non preconcetta e pregiudizievole a priori» alla decisone di smaltire i fanghi del dragaggio di Ortona nel mare.

 

«Non si riesce a capire come la Regione Abruzzo possa affermare che il turismo rappresenti il volano importante della propria economia e pensi di attivare tale scelta senza un attenta valutazione e soprattutto con la dovuta calma», dice il vice presidente dell’associazione, Adriano Tocco.

«Ci chiediamo –prosegue Tocco- perchè non vi sia un attenta valutazione sulla possibilità di trattare le sabbie di escavo del porto di Ortona ed utilizzarle per il rinascimento in loco. Crediamo fortemente che gettare via in fondo al mare oltre 300 mila metri cubi di materiale in un area marina cosi’ importante, senza un attento monitoraggio, denoti la classica scarsa attenzione verso l’ambiente e soprattutto verso un economia di tutto il territorio».

Gli operatori turistici dell’ area sono estremamente preoccupati per le potenziali conseguenze, in considerazione del fatto che i sedimenti, una volta gettati in acqua, possono viaggiare per chilometri interessando anche il litorale.

«L’agenzia Europea per l’ambiente- conclude Tocco- ha riconosciuto che il mare Adriatico è in condizione di fortissimo stress ambientale e non si comprende assolutamente come il comitato V.I.A abbia dato il consenso al progetto di dragaggio con immersione in mare, escludendo una piu’ approfondita procedura sull’intervento».

Anche la Nuova Associazione Pinetese Albergatori non è favorevole alla cosa: «il mare non è una discarica».
Per questo chiede alle amministrazioni locali e regionali un impegno concreto per trovare soluzioni alternative.




...E NICOLAJ PORTA LA SABBIA AL SUO MULINO...

Intanto la società Nicolaj ricorda che è possibile recuperare i sedimenti dragati da porti e canali con tecnologie di trattamento specifiche per poter essere riqualificati in modo sostenibile e tira la sabbia al suo mulino… ovvero al progetto “Nicolaj Sediment Washing”


«I sedimenti dragati da porti e canali di accesso oggi possono usufruire di tecnologie di trattamento specifiche per poter essere riqualificati in modo sostenibile», spiega la società. «Anche i 300.000 mc. giacenti sul porto di Pescara potrebbero essere rimossi e trattati opportunamente».

In questa direzione, sottolinea la società proponendo il suo progetto, è nato  “Nicolaj Sediment Washing”, «orientato al superamento di una prassi obsoleta di abbandono e di smaltimento (con sperpero di ricchezza), a favore di una operazione di trattamento e recupero dei sedimenti di dragaggio, così come è stato fatto per la bonifica del Tamigi e come attualmente si fa nei porti del Nord Europa, del tutto in linea con le normative ambientali europee.  La tecnologia prevede il recupero di tutte le componenti granulometriche del sedimento, in modo da renderlo idoneo a molteplici usi nel campo dell’edilizia o dell’ingegneria civile in genere. Inoltre il materiale sabbioso disinfettato potrà essere ampiamente adoperato per il ripascimento dei litorali abruzzesi».

La piattaforma che ha avuto l’approvazione dal CCR VIA, è in un’area di Piano di Sacco (Città Sant’Angelo) all’interno di una porzione di territorio a destinazione industriale.
Intanto secondo il sottosegretario Regionale Mario Mazzocca è indispensabile, nella forma e nella sostanza, l’integrazione tecnico-documentale relativa ad una adeguata formulazione del documento di VInCA (Valutazione di Incidenza Ambientale).