IN SANITA'

Ma alle cliniche private la Regione non chiede sacrifici: budget a 132mln

Ma dove prenderà i soldi? Solo 20 giorni prima la delibera che ordina tagli sui servizi sanitari pubblici per contenere i costi

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

2866

Ma alle cliniche private la Regione non chiede sacrifici: budget a 132mln

 

 

ABRUZZO. Gli imprenditori della sanità privata possono stare tranquilli: il loro guadagno annuale sarà garantito senza nemmeno un euro di meno rispetto all'anno scorso. Il che, di questi tempi, è quasi più che vincere una lotteria.

La Regione Abruzzo conferma il budget totale alle cliniche di quasi 124 mln di euro ai quali però si devono aggiungere gli 8 mln di Ini Canistro, la struttura che è ancora sub iudice ed in attesa della validazione della Asl di L’Aquila.

Lo stabilisce la delibera di giunta 634 del 3 novembre 2017, una delibera pesantissima che però firmano in tre: Paolucci, Lolli e Pepe, appena venti giorni dopo l’altra delibera “atipica”, a tal punto che non è stata approvata e che prendeva atto dell’incredibile disavanzo accumulato da tre Asl in soli 6 mesi del 2017.

Si parla di 46mln di euro di sbilancio contro ogni previsione e soprattutto contro ogni direttiva imposta dal tavolo di monitoraggio che -per il primo periodo di “autogoverno” dopo il commissariamento- fissava parametri rigidi.

Evidentemente non tanto rigidi se sono stati superati, e più volte doppiati, parametri che dovevano garantire il pareggio di bilancio.

 

MANAGER DA LICENZIARE

Sembrerebbe che i manager siano stati di manica larga e si siano discostati pure dalle direttive chiare della giunta regionale.

Un comportamento gravissimo per il quale la legge prevede l’immediata rimozione, un licenziamento che scatta, però, (occhio alla furbizia) solo alla  approvazione della delibera di giunta che prende atto del debito. D’Alfonso e Paolucci, abituati al rischio, hanno puntato tutto sull’ultima mano, giocandosi un rinvio per evitare ulteriori terremoti alla vigilia delle elezioni.

Terremoto solo posticipato se oltre ai salti mortali le Asl non faranno miracoli e non riusciranno a ridurre sensibilmente i 46mln di deficit accumulato in mezzo anno.

Miracoli che consistono nel tenere in piedi un sistema sanitario sempre più precario, tagliando qualunque cosa nell’ultimo trimestre, persino sostituzioni di medici in ferie o malattie e limitando attività sanitarie giudicate superflue per abbattere costi.

E quello richiesto  ai manager delle Asl di Chieti, Pescara e L’Aquila è uno dei sacrifici più pesanti di sempre.    

 

PESCARA-L’AQUILA 73-48

In questo scenario il gruzzolo intatto alle cliniche private accreditate, alle quali non viene chiesto alcun sacrificio o rinuncia, ha un valore politico e sociale enorme anche perchè se lo dividono ufficialmente 9 gruppi sanitari/imprenditori,  quasi tutti concentrati nell’Aquilano.

Eppure alle due cliniche di Pescara finisce la fetta maggiore dei 134mln stanziati.

Al gruppo Synergo srl (Pierangeli, già editore di Rete8 e de Il Centro) vanno oltre 44mln di euro -di cui 9,5 per la clinica Spatocco di Chieti- mentre a Villa Serena (Petruzzi)  di Città Sant’Angelo vanno 38mln di euro.

A Pescara allora piovono circa 73mln di euro con 2 cliniche, a L’Aquila poco più di 40 mln di euro con 5 cliniche (oppure 48 mln se verrà inclusa anche Ini Canistro).

 Per la provincia più grande d’Abruzzo, Chieti, appena 2 cliniche per un valore di 11 mln di euro circa.

 

I TETTI DI SPESA PER LE CLINICHE



LA NORMA SUI CONFLITTI DI INTERESSI

Piccole modifiche sono state apportate anche allo schema di contratto (quello contestato lo scorso anno da Pierangeli)  che, recependo una delle direttive del tavolo di monitoraggio, richiama esplicitamente la legge sul conflitto di interesse  e del contratto unico in campo sanitario. La norma richiamata prevede l’impossibilità di svolgere per chi lavora per il Servizio sanitario nazionale altre attività lavorative ma anche  la titolarita'  o  la  compartecipazione delle quote di imprese che possono  configurare  conflitto   di   interessi   con   lo   stesso.

Una norma nazionale del 1991, una tra le tante che si è impolverata e che ora è richiamata esplicitamente nei contratti come dire: sarà più difficile tollerare violazioni.

L'accertamento  delle  incompabilita' compete, anche su iniziativa di chiunque vi abbia interesse, all'amministratore straordinario  della unita'  sanitaria  locale  al  quale  compete altresi' l'adozione dei conseguenti provvedimenti.

Entro il 20 novembre i contratti dovranno essere firmati al netto di osservazioni eventualmente proposte.

 

 



L’EXTRABUDGET: CASO TRA GUINNES E PSICHIATRIA

Viene anche precisato -nel caso se ne voglia tenere conto in futuro- che i tetti di spesa per ciascuna struttura costituiscono «il limite massimo di spesa invalicabile che la Regione Abruzzo mette a disposizione».

Si ricorda che, nel caso si dovesse superare il budget assegnato oltre il 5% per due annualità consecutive, «scatta  la revoca dell’accreditamento».

“Scatterebbe”, sarebbe stato più corretto scrivere, visto che in realtà l’eventualità si è ripetuta già più e più volte negli anni e, nonostante la norma sia ancora oggi in vigore, la revoca dell’accreditamento non è mai scattata per nessuna clinica.

Non solo. La Regione ha anche sempre pagato lo sforamento.

Sul punto il tavolo di monitoraggio è stato chiaro trovando dall’altra parte una Regione pronta e pentita a parole ma con i fatti si sono reiterati gli errori del passato.

Proprio su questa vicenda si inserisce il caso delle note di credito mai emesse da Pierangeli per una decina di milioni che dovrebbero sollevare la Asl di Pescara dal pagare la cifra relativa all’extrabudget di varie annualità. Il Tavolo di monitoraggio ha vietato categoricamente il pagamento ma dalla sua Pierangeli ha persino titoli esecutivi avallati più volte dai giudici pescaresi, che ingarbugliano non poco la delicata vicenda, culminata in pignoramenti.

 



8 MILIONI IN PIU' ALL’ANNO

Ora bisogna ricordare che nel 2014 (governo Chiodi) il budget per le cliniche era di 8 mln di euro inferiore. Tra le prime cose fatte dal commissario straordinario D’Alfonso c'è stato proprio l' aumentato del tetto complessivo nella speranza di inglobare anche il consueto extrabudget.

E’ come se, per evitare che un treno arrivasse in ritardo, non lo si faccia andare più veloce ma si posticipi l’orario di arrivo...  Se per le cliniche il limite è 100 ma loro fanno prestazioni per 110, portiamo il limite a 110 e l’extrabudget sparisce (in teoria).

  A conti fatti nell’era D’Alfonso-Paolucci saranno pagate alle cliniche sei annualità con il budget aumentato per un totale di 48mln di euro in più.

Una cifra peraltro molto vicina al debito accumulato nei primi sei mesi da tre manager delle Asl ma è solo un caso.

Così come è una strana coincidenza che i tre manager “scapestrati” -quelli che spendono e spandono- sono proprio quelli che di fatto pagano le cliniche private.

La Asl di Teramo (dove non ci sono strutture accreditate) è in pareggio.

 



SCELTE POLITICHE INDIGESTE CHE RIMARRANNO NELLA STORIA

Resta la scelta politica difficilmente digeribile di chiedere contestualmente il massimo sforzo al settore pubblico e non chiedere nessun taglio ai privati già  più ricchi.

Magari per loro un aggiustamento del tetto verso il basso avrebbe permesso comunque di ridurre il deficit, distribuendo con maggiore equità i sacrifici. Anche perchè la spesa per le cliniche è tra le voci più corpose e se non taglio qui non resta che tagliare il personale  ed i servizi sanitari delle Asl (come si è fatto).  

Ma a parte le scelte politiche (opinabili e soggettive) ci sono quelle economiche e finanziarie che non lasciano scampo: visto il deficit dove prenderà la Regione i soldi per pagare le cliniche?

Se il deficit non sparirà alla fine del 2017 ci vorranno altri tagli strutturali ma per noi è impossibile immaginare dove e come.

 

MOBILITA’ PASSIVA FALLA CONTINUA

E a proposito di buchi e di falle continue, gli ultimi dati sulla mobilità passiva del 2016 spingono l’Abruzzo al terz’ultimo posto con un saldo negativo di 6,4%.

Significa che su oltre 27mila pazienti che vengono nella nostra regione a curarsi (la prestazione viene pagata dalla Asl di provenienza a quelle Abruzzesi) quasi 44mila abruzzesi vanno fuori regione per curarsi e dunque contribuiscono all’esborso che è pari a 74mln di euro.

In pratica siccome la nostra sanità è messa come è messa, sono in molti a viaggiare per curarsi e questo contribuisce per 74mln di euro al buco della sanità.

Se le strutture sanitarie funzionassero sarebbero meno i malati ad andare via  e la spesa diminuirebbe. Anzi ci sarebbe un guadagno perchè molte più persone dalle regioni limitrofe verrebbero a curarsi da noi…

 

a.b.