COLPI IN CODA

Rigopiano, prima di lasciare il prefetto Provolo denuncia Matrone per l’incursione

Probabile l’apertura di un fascicolo per violenza privata

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Rigopiano, prima di lasciare il prefetto Provolo denuncia Matrone per l’incursione

Francesco Provolo

 

 

PESCARA. Tecnicamente una lettera (non un esposto) indirizzata al procuratore della repubblica di Pescara, Massimiliano Serpi, per informarlo sull’accaduto.

E l’accaduto è l’incursione di Giampaolo Matrone nell’ufficio della funzionaria della Prefettura che il 17 gennaio 2017 rispose alla richiesta di aiuto di  Quintino Marcella ma non credette all’uomo sottovalutando le informazioni fornite.

I soccorsi, anche per questa ragione, partirono in ritardo. Matrone così alcuni giorni fa, munito di cellulare, ha filmato l’incontro con la funzionaria che è scappata poi in lacrime.

Il prefetto Francesco Provolo ha preso carta e penna ed inviato una lettera al procuratore probabilmente con la speranza che un fascicolo a carico del superstite della strage di Rigopiano venga aperto (altrimenti avrebbe utilizzato altre forme…)

Tra le cose scritte nella lettera anche la notizia che un provvedimento disciplinare sia stato già avviato a carico della donna.

Il prefetto parla di in gesto inaccettabile non solo per i modi e il contenuto, ma anche per la diffusione mediatica che se n’è poi data attraverso il sito del Centro. Un video durato una manciata di minuti e riproposto da altri siti e tg nazionali.

«È lei la signora che ha risposto al telefono, e che ha lasciato correre e che non ha dato l’allarme, perché aveva cose più importanti da seguire invece dell’albergo che era crollato? Le persone morte non si sarebbero salvate, ma se i soccorsi fossero arrivati prima, io non avrei perso l’uso della gamba e della mano», le ha rinfacciato Matrone. 

Sarà forse uno degli ultimi atti del prefetto Provolo a Pescara in quanto per lui è già stato deciso il trasferimento a Roma, all’ufficio centrale ispettivo del dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile con le funzioni di direttore dell’ufficio centrale.

Insomma una promozione importante ed una scalata nella gerarchia nell’ambito proprio del «soccorso pubblico e della difesa civile» cioè il campo in cui la prefettura è pesantemente sotto assedio per la vicenda di Rigopiano e per vari aspetti che riguardano la prevenzione ed i soccorsi successivi.

Una notizia che arriva quando la procura non ha ancora terminato le indagini per omicidio colposo e  a meno di un anno dai fatti.

«Un atto vile», ha commentato Giampaolo Matrone la nota che il Prefetto, «anche perché, a prescindere dalle responsabilità che saranno accertate, ci si aspetterebbe che l'istituzione che rappresenta lo Stato nel territorio spieghi il proprio operato ai cittadini, mentre qui si arriva al punto che chi le domanda, queste spiegazioni, rischia di essere segnalato alla magistratura.  Ci rido sopra, per non piangere – spiega Matrone – Secondo il prefetto avrei destabilizzato l'ambiente e i funzionari, che sono stressati per quanto successo. E io? Sono rimasto sepolto per oltre sessanta ore sotto le macerie, ho perso mia moglie, sono rimasto invalido: non posso più usare la mano destra e cammino a fatica. E sono nove mesi che mi batto per le vittime, per avere giustizia, tra mille ostacoli, come questo. Io no, non sono stressato.  Più che adoperarsi per sterili iniziative contro la mia persona, gli consiglierei di dimostrare la sua non imputabilità oggettiva sotto questo ed altri aspetti. Solo inutili allarmismi e interventi che lasciano l'amaro in bocca al pensare che, se si fosse agito con coscienza e carattere quel 17 gennaio 2017, anziché adesso, forse ci sarebbero stati 29 morti in meno, un invalido in meno e tantissime coscienze pulite. Invece, purtroppo, ci si veste anche di prepotenza e di saccenza, ed è questo, forse, che mi spinge a non arrendermi, né ora né mai».

 

«Il nostro assistito non ha commesso alcun reato, non ha aggredito nessuno e non è stato in alcun modo offensivo nei confronti della funzionaria della Prefettura», spiega Ermes Trovò, Presidente di Studio 3A, la società specializzata nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, «le ha solo chiesto spiegazioni sul modo in cui ha gestito la vicenda, spiegazioni che riteniamo siano dovute ad una persona che ha pagato un prezzo così alto nella tragedia ma anche a tutta l'opinione pubblica: quel giorno a chiedere conto con lui c'era tutta l'Italia, ha agito come avrebbe fatto qualsiasi cittadino italiano. Ci auguriamo si sia trattato solo di un malinteso, perché crediamo che il Prefetto e i suoi funzionari abbiano altre cose a cui pensare su Rigopiano e vogliamo sperare che non mirino all'apertura di un fascicolo penale nei confronti di Giampaolo Matrone: dopo tutto quello che ha patito, sarebbe veramente il colmo».

 Ora per le modalità e le contingenze la procura potrebbe aprire un nuovo fascicolo a carico di Matrone per reati che potrebbero essere quello di violenza privata, diffamazione o altro che si riterrà opportuno.

La cosa comunque rimarrebbe del tutto distinta dall’altra indagine principale sul disastro anche se l’iniziativa del prefetto non mancherà di scatenare reazioni a catena e forse si  trasformerà in un pericoloso boomerang.