LA DIFESA ACCUSA

Inchiesta Sisma L'Aquila,  difensori contro procura: «arrestate persone estranee ai fatti»

Controffensiva degli avvocati che difendono gli indagati

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Antonietta Picardi

il pm Antonietta Picardi

 

 

 

L’AQUILA.  Controffensiva degli avvocati difensori, sia di indagati prosciolti sia di imputati, dell'inchiesta 'Redde rationem' sugli appalti del post-terremoto che, nel 2015, sconvolse il Comune dell'Aquila.

Interventi duri e inusuali che cadono dopo il proscioglimento in udienza preliminare degli imprenditori teramani Maurizio e Andrea Polisini dalle accuse di abuso d'ufficio e corruzione  nell'ambito di un'indagine culminata con 5 arresti ai domiciliari e 20 indagati iniziali con ipotesi di reato, a vario titolo, di mazzette per affidare direttamente appalti di puntellamento di edifici danneggiati nel sisma del 2009, un affaire da complessivi 500 milioni di euro.

 A contestare il castello accusatorio dopo il verdetto di mercoledì scorso del gup Adolfo Di Zenzo, da pochi mesi in servizio nel capoluogo, sono sia il legale dei due Polisini, Gennaro Lettieri, del foro teramano, sia l'avvocato aquilano Maurizio Dionisio, che assiste Pierluigi Tancredi, ex assessore e consigliere comunale, imputato che a gennaio 2018 sarà alla sbarra, rinviato a giudizio assieme ad altre 8 persone.

 

Lettieri fa notare che «sono state approvate due eccezioni che stigmatizzavano in maniera inesorabile la conduzione delle indagini preliminari, nelle quali il pubblico ministero non aveva rispettato né i termini per le indagini stesse né il doveroso deposito di atti dovuto agli indagati».

E alla luce del proscioglimento dei due teramani, Dionisio rileva come «la pronuncia del giudice Di Zenzo rappresenti una battuta d'arresto clamorosa rispetto al teorema accusatoria della dottoressa Antonietta Picardi, ex sostituto procuratore della Repubblica dell'Aquila».

Secondo il legale di Tancredi, «sono state arrestate delle persone, salvo poi, le medesime, essere ritenute totalmente estranee dagli addebiti mossi. Tutto ciò impone delle considerazioni doverose, anche in ordine alla responsabilità professionale dei giudici - conclude - come molti italiani hanno già democraticamente votato, attraverso un referendum parzialmente inattuato».

Quanto a Lettieri, «accogliendo le nostre eccezioni preliminari, il giudice ha dichiarato l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche eseguite successivamente alla scadenza dei termini delle indagini preliminari, nonché l'inutilizzabilità dei supporti magnetici e delle bobine adoperati».

L'indagine della procura della Repubblica aquilana ipotizza a vario titolo presunti appalti affidati direttamente grazie alle mazzette per puntellare gli edifici danneggiati nel terremoto 2009, un affaire da complessivi 500 milioni di euro, e ancora pagamenti gonfiati rispetto ai materiali impiegati e richieste di denaro per tacere, negli interrogatori ai pm, dettagli di alcune vicende illegali scoperte.

La posizione dei due imprenditori di Montorio al Vomano titolari della Edilcostruzioni era stata stralciata in quanto i termini processuali per entrambi erano sospesi per via della loro residenza nel Teramano, nel "cratere" del terremoto 2016.

I due Polisini erano tra le cinque persone che, nel luglio del 2015, sono finite agli arresti domiciliari assieme ad altre 15 persone indagate a piede libero.