LA DENUNCIA

Gasdotto Snam, il perito: «sottovalutato fortemente rischio sismico»

«Rifare di sana pianta la valutazione del rischio»

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Gasdotto Snam, il perito: «sottovalutato fortemente rischio sismico»

SULMONA. Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria hanno inoltrato una specifica istanza accompagnata da perizia tecnica redatta dal geologo Francesco Aucone “Note critiche allo Studio d’Impatto Ambientale redatto da SNAMPROGETTI ed inerente al ‘Metanodotto Foligno-Sestino (SPC. LA-E-83015)’ sezione III – Caratterizzazione della sismicità”.

Aucone ha in pratica bocciato senza appello il progetto e il secco no è arrivato anche al presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, al Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, al presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, al presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, al presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.

Dopo approfondita analisi dello studio di impatto ambientale (SIA) relativo al tronco Foligno-Sestino del progetto di gasdotto “Rete Adriatica”, ha sottolineato «l’assoluta insufficienza nel considerare l’aspetto della fagliazione» ma anche un «approccio inappropriato nella definizione dell’Azione Sismica», delle perplessità sulle categorie sismiche dei terreni attraversati (insufficienza delle indagini in sito), e una «sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica strutturale allo scuotimento sismico».

E poi ancora una «sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica della stabilità dei versanti», e l’«eccessiva genericità nel valutare l’aspetto della liquefazione».

Con il risultato che, secondo l’esperto, il rischio Sismico «è stato fortemente sottovalutato».

Da qui la richiesta di rifare  la valutazione del Rischio Sismico di sana pianta, alla luce delle nuove Normative.

«La “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe – per il suo folle tracciato – un vero e proprio disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia», dicono i comitati.

Infatti, il progetto intercetta le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.

Si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e i terremoti del 26 settembre 1997 e del 24 agosto – 18 gennaio 2017 che hanno colpito l’Umbria, il Lazio e le Marche. Aree interessate da forti sciami sismici, come quello di fine marzo 2014 in Umbria (Gubbio – Città di Castello), e dell’aprile 2013, sempre a Città di Castello.

Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche il sito proposto per la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado.

Intanto il prossimo 26 ottobre è convocata presso il Ministero per lo sviluppo economico l’ennesima riunione per convincere le varie amministrazioni pubbliche competenti della pretesa bontà della “grande opera”, tuttora sotto contenzioso grazie ai ricorsi ecologisti e degli enti locali.

Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria hanno chiesto al Presidente del Consiglio, ai Ministri e ai Presidenti delle Regioni interessate una profonda rivisitazione del tracciato del gasdotto “Rete Adriatica”.


SITI ARCHEOLOGICI E NON SOLO

Come si sa non si salvano nemmeno i siti archeologici come il sito scelto per l’ubicazione della centrale di compressione a Sulmona (Case Pente, il cui ambito è considerato dalla Sovrintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo “un complesso archeologico tra i più importanti ed inediti dell’area peligna”); o l’Abbazia Celestiniana di S.Spirito al Morrone, imponente realizzazione architettonica di notevole valore monumentale fondata nel XIII secolo da Celestino V.

Ma chi si oppone al progetto sottolinea come il metanodotto e la centrale produrranno anche un danno economico notevole ai territori interessati, in special modo all’agricoltura di qualità, come uliveti, vigneti, frutteti, l’aglio rosso, coltivazione tipica ed esclusiva della Valle Peligna, e la produzione del tartufo bianco, pregiato nel pesarese.

«Buona parte dei terreni attraversati dal metanodotto», aveva già denunciato il Wwf, «sono sottoposti a vincolo idrogeologico; pertanto il rischio di alterare la falda idrica è molto elevato: ciò potrebbe portare alla scomparsa di diverse sorgenti e comunque alla riduzione, anche notevole, dell’affioramento nelle zone umide, cui verrebbe a mancare l’apporto della circolazione sotterranea dell’acqua».