LA PROTESTA

Fca Sevel Atessa: sciopero contro gli straordinari di sabato e domenica

«Sulle linee siamo sempre di meno, e lavoriamo sempre di più»

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Fca Sevel Atessa: sciopero contro gli straordinari di sabato e domenica

 

ATESSA. Il sindacato Cobas Di Vasto ha indetto uno sciopero alla FCA di Atessa per protestare contro gli straordinari al sabato e alla domenica «diventati ordinari».

E non basta: «sulle linee siamo sempre di meno, e lavoriamo sempre di più».

Il sindacato sostiene che la Fiat, non potendo dire che lo sciopero è illegittimo, avrebbe colpito chi l’ha dichiarato per aver occupato uno spazio di bacheca con il volantino di comunicazione. «Questo comportamento aziendale sarà portato davanti al Giudice del Lavoro; nel frattempo, non abbiamo alcuna intenzione di recedere, perché i motivi di scioperare sono ancora e sempre tutti qui», dicono dal Cobas.
«Non ce la facciamo più», insistono i sindacati, «a tutto c’è un limite, e quel limite ad Atessa è stato da tempo superato. Per questo abbiamo deciso di iniziare a difendere i nostri spazi di vita, almeno in parte, e di astenerci dalle prossime chiamate “straordinarie”, cominciando a riprenderci le domeniche».

Il Cobas dichiara pertanto sciopero  per l’intero turno di mattina con inizio alle ore 06:00 di sabato 21 e 28 ottobre, per l’intero turno notturno con inizio alle ore 22:00 di domenica 22 ottobre.
Lo sciopero è indetto «contro la politica aziendale di aumento dello sfruttamento e di utilizzo sfrenato degli straordinari», ma anche per l’aumento della occupazione e contro la riduzione dei posti di lavoro sulle linee: «no alla intensificazione dello sfruttamento, sì a nuove assunzioni».
Si contesta anche la pratica FCA di mettere in cassa integrazione «interi stabilimenti anche per anni mentre altrove - come da noi - si deve andare a manetta».
«Facciamo anche noi la nostra parte in questo stabilimento», continua il sindacato, «e utilizziamo lo sciopero per riprenderci i nostri spazi di vita e per dire che non siamo e non vogliamo essere un appendice delle macchine su cui lavoriamo. La nostra salute, la qualità del nostro lavoro, la nostra stessa dignità non possono essere derisi e soverchiati dalle pretese aziendali di essere sempre e comunque “a disposizione”. Essere uniti in queste iniziative di dissenso e lotta è il primo passo per ricostruirci e riconoscerci come lavoratori a pieno titolo».