LA PROTESTA

Rigopiano: Matrone in Prefettura: «chiedetemi scusa, io invalido e mia moglie morta»

Sit in dei parenti delle vittime in Procura

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Rigopiano: Matrone in Prefettura: «chiedetemi scusa, io invalido e mia moglie morta»

Matrone

 

 

PESCARA. «Non e' colpa mia», ed e' scappata sotto shock.

E' la reazione della funzionaria della prefettura di Pescara, che il 18 gennaio scorso non credette alle prime richieste d'aiuto arrivate via telefono dal cuoco Quintino Marcella per segnalare la tragedia avvenuta a Rigopiano, al blitz compiuto stamani in prefettura dal superstite Giampaolo Matrone, dai familiari delle vittime Gianluca Tanda e Marco Foresta.

«Le ho fatto vedere in che condizioni e' la mia mano e le ho detto che mi ha rovinato la vita, visto che mia figlia non ha piu' la mamma - ha detto Matrone ai cronisti -. Sono contento perche' per la prima volta, dopo tutte le nostre lacrime, ho visto uno dei responsabili versare qualche lacrima».  


IL SIT IN DAVANTI AL TRIBUNALE

«Sarà impossibile fare pace con le istituzioni, perché sappiamo tutti che non è stata colpa della natura, ma di un errore umano, a partire dalla centralinista che ha risposto alle prime richieste di aiuto per arrivare a chi governa questa regione e questo Paese», ha detto Gianluca Tanda, del "Comitato vittime di Rigopiano", nel corso della manifestazione davanti alla Procura di Pescara, per chiedere «risposte» e «giustizia», a nove mesi dalla tragedia che li ha colpiti.

Molti i familiari delle vittime che indossano magliette bianche con le scritte "29 angeli" e "Hotel Rigopiano". Esposti inoltre diversi striscioni, tra i quali uno che recita: "I nostri angeli meritano giustizia. Noi la chiediamo per loro".

«Qui si giustificano con i tagli - ha proseguito Tanda -. Ma se non hai i soldi chiudi la strada e fai andare via le persone dall'albergo».

 Tanda ha detto che il «comitato si aspetta risposte, visto che la situazione è la stessa di nove mesi fa e non ci sono stati rapporti con le istituzioni».

«Ci aspettiamo che qualcuno ci dica a che punto siamo su questa vicenda. L'ultimo rapporto che abbiamo avuto con le autorita' risale al giorno in cui ci hanno riconsegnato le salme dei nostri familiari», ha detto inevec Marco Foresta, un altro dei familiari.

Nel frattempo i legali hanno incontrato il procuratore capo della Repubblica di Pescara Massimiliano Serpi, e il sostituto procuratore Andrea Papalia, per fare il punto della situazione sullo stato delle indagini. Foresta, che nella tragedia ha perso entrambi i genitori, ha sottolineato che «e' importante per tutti noi arrivare alla ricostruzione della verita'. Quello che ci fa arrabbiare e' che nessuna autorita' ci abbia chiesto come stiamo e se abbiamo dei problemi. Dopo nove mesi abbiamo le stesse incertezze di quei giorni».

«I nostri legali - ha aggiunto - sono entrati a parlare con i procuratori. Non sappiamo cosa verra' detto e se verra' detto qualcosa, visto che ci sono le indagini in corso. Al momento non abbiamo speranza».

 Nella vicenda sono indagati il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della societa' "Gran Sasso Resort & SPA", Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilita' della Provincia di Pescara. Le ipotesi di reato sono omicidio e lesioni colpose e rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. 

SENSO DI ABBANDONO DA PARTE DELLE AUTORITA’

«Ci fa arrabbiare che nessun rappresentante delle istituzioni ci abbia chiesto come stiamo e ci aspettiamo che qualcuno ci dica a che punto siamo su questa vicenda, visto che l'ultimo rapporto che abbiamo avuto con le autorità risale al giorno in cui ci hanno riconsegnato le salme dei nostri familiari».

Cosi' Marco Foresta che ha perso i genitori nella tragedia.

Foresta ha sottolineato che «è importante arrivare alla ricostruzione della verità. Dopo nove mesi- ha aggiunto - abbiamo le stesse incertezze di quei giorni».

 

Al momento nella vicenda sono indagati il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della societa' "Gran Sasso Resort & SPA", Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilita' della Provincia di Pescara. Le ipotesi di reato sono omicidio e lesioni colpose e rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

 


«INCONTRO POSITIVO CON IL PROCURATORE SERPI»

«I magistrati ritengono che, probabilmente, potrebbero esserci altri soggetti che possono essere indagati, ma occorrerà completare la lettura della consulenza tecnica e poi prenderanno le loro decisioni».

 

Lo ha detto l'avvocato Romolo Reboa, oggi pomeriggio a Pescara, al termine dell'incontro che si è svolto nel Palazzo di Giustizia tra i legali dei familiari delle vittime dell'Hotel Rigopiano, il procuratore capo della Repubblica di Pescara Massimiliano Serpi e il sostituto procuratore Andrea Papalia, per fare il punto della situazione sullo stato delle indagini.

L'incontro, iniziato alle 15 in punto, è durato circa 40 minuti. «Abbiamo avuto l'informazione che è stata depositata la perizia, una consulenza tecnica di 1.200 pagine - prosegue Reboa, che insieme ai legali Roberta Verginelli, Maurizio Sangermano e Gabriele Germano assiste il superstite Giampaolo Matrone e i familiari di Valentina Cicioni, Marco Tanda e Jessica Tinari, tre delle 29 vittime del disastro - e il procuratore ci ha detto che entro un anno dalla tragedia, avvenuta il 18 gennaio scorso, l'indagine dovrebbe essere chiusa. Serpi è un procuratore vecchio stampo, molto attento alle garanzie degli indagati e anche per questo intende ascoltare gli indagati prima dell'avviso di conclusione delle indagini - fa sapere l'avvocato - Questa è una garanzia anche per noi, perché significa che il processo difficilmente potrà essere inquinato con ricorsi in Cassazione e altri ricorsi beffa».

Reboa spiega inoltre che «il procuratore non ha autorizzato l'accesso agli atti, che ci avrebbe consentito di anticipare iniziative a tutela dei nostri assistiti in sede civile», ma afferma di ritenersi «comunque molto soddisfatto per l'esito dell'incontro».



 

«IL PERSONAGGIO DI FARINDOLA»  

Alessio Feniello, padre di una delle vittime dell'Hotel Rigopiano di Farindola, ha partecipato al sit-in di protesta che i familiari delle persone coinvolte nella tragedia hanno tenuto oggi pomeriggio, davanti alla Procura di Pescara.

«La lista dei sei indagati non esaurisce i responsabili, ce ne mancano una ventina - ha detto l'uomo -. Pretendo e chiedo che le indagini inizino almeno a partire almeno dal 2006 e a partire da un personaggio di Farindola (Pescara), amico dei politici dell'Abruzzo, che a me però non fa paura».

Poi Feniello ha aggiunto che «è giusto che oggi siamo qui a combattere insieme questa battaglia, perchè tutti abbiamo perso dei cari a causa di questa negligenza e di questi personaggi inutili»