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Provincia Pescara, controlli a sorpresa per verificare la presenza dei dipendenti

Il timbro del cartellino non basta più

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PESCARA.  A chi si riferiva il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, quando in un commento pubblicato sulla pagina Facebook del presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco alludeva ai «lavoratori che pensano solo alle 14 di venerdì», ovvero allo scoccare dell’inizio del fine settimana dei dipendenti pubblici?

Impossibile saperlo, il presidente non ha fatto nomi.

Ma non è una novità l’idiosincrasia del governatore per quelli che lavorano poco e non ci mettono passione, una passione che magari può portare anche a sforare di qualche ora l’uscita.

Qualche mese fa lo stesso concetto era stato ribadito anche da uno dei collaboratori dell’imponente staff (50 collaboratori a rotazione dal 2014 ad oggi per una spesa di 2 milioni di euro), dichiarazioni che avevano pure fatto infuriare il Direr, sindacato dei dirigenti.

«Per alcuni dirigenti presentarsi una tantum il sabato mattina sul posto di lavoro, appare ancora oggi come un delitto di lesa maestà», aveva scritto Andrea Marconi su Facebook.

Comunque, tornando in Provincia a Pescara (dove «finalmente» è arrivato il segretario generale Carlo Pirozzolo), lì al massimo si può fantasticare sull’orario d’uscita o investire energie su un countdown mentale perché di allontanarsi dalla scrivania, prima del suono della campanella virtuale, non c’è verso.

Da aprile scorso si sono inventati anche un metodo infallibile quanto rudimentale per tenere sotto controllo i dipendenti, a dimostrazione che la timbratura del cartellino non basta più e nemmeno l’applicativo “Planet” che i dirigenti già hanno per monitorare i dipendenti (e verificare se e quando hanno timbrato).

Qualche mese fa, infatti, la dirigente Laura Ferrara, ha inviato nei vari uffici una nota che richiama addirittura il piano di prevenzione della corruzione chiedendo di predisporre «opportune verifiche, con cadenza sistematica, al fine di attestare l'effettiva presenza in servizio dei propri dipendenti».

Insomma bisogna incrociare i dati delle timbrature con ispezioni in carne ed ossa.

E come avviene questa straordinaria rilevazione?

«Elaborando un apposito documento (una lista dei lavoratori) da far sottoscrivere agli stessi e controfirmare, attestante gli orari, l'effettiva e constatata presenza in servizio degli stessi».

La soluzione è stata bollata come <borbonica» da alcuni, «rudimentale» da altri, fatto sta che questo è.

Un paio di controlli sono stati effettuati negli ultimi mesi: lamentele da parte dei lavoratori, a dire il vero, nessuna. Risate, invece, abbastanza.

A quando, a questo punto, un sistema che controlli anche se il dipendente regolarmente presente (come da controfirma) stia effettivamente producendo e non stia pensando alle 14 del venerdì?

a.l.