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La Giulianese, 2 condanne per il crac della coop che produceva marmellate

Sei anni e sei mesi per il presidente del cda Antonio Profeta

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Lo stabilimento

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CHIETI. Si è chiuso ieri in Tribunale a Chieti con due condanne per bancarotta fraudolenta il processo seguito alla messa in liquidazione coatta amministrativa, nel 2009, della società cooperativa La Giulianese di Giuliano Teatino (Chieti) che si occupava di produzione di marmellate.

Il Tribunale ha inflitto sei anni e sei mesi di reclusione ad Antonio Profeta, presidente del Consiglio di amministrazione de La Giulianese: secondo l'accusa avrebbe distratto circa sei milioni di euro.

Cinque anni e 6 mesi la condanna per Antonio Marciano, amministratore della Delta Serv, la ditta che fornì i macchinari alla cooperativa.

E' invece intervenuta la prescrizione per il reato di indebita percezione di erogazioni statali che veniva contestato al solo Profeta.

Prescrizione anche per un terzo imputato, Pino La Monaca, legale rappresentante di Casitalia, società che commercializzava le marmellate, il quale era accusato di false fatturazioni.

Il caso esplose dopo la denuncia di uno dei consiglieri, all'epoca vice presidente della Giulianese, che nel 2008 inoltrò una richiesta di chiarimenti sul Bilancio, chiedendo i verbali dell'assemblea.


Il sospetto gli era venuto dopo aver consultato una visura della Camera di commercio di Chieti.

«Caro presidente Antonio Profeta - chiese allora Antonio Di Cintio - leggo su questo documento che è stato approvato il bilancio 2007. Io ed altri membri del CdA non ne abbiamo saputo niente. Ci fai leggere il verbale?»

Naturalmente non ci furono risposte, ma queste “stranezze” sono arrivate al Ministero delle attività produttive, sezione cooperazione, e dopo un'indagine è stata disposta la liquidazione coatta amministrativa della Giulianese.

La gestione della Cooperativa affidata ad Antonio Profeta ha prodotto debiti milionari, coperti con prestiti bancari i cui fideiussori sono stati i soci della Cooperativa.

Crack La Giulianese: la Bcc di Atessa pretende 400mila euro dai soci fidejussori

GIULIANO TEATINO. «Dateci 400mila euro e non se ne parla più. Possiamo chiudere così la pratica della fidejussione bancaria per La Giulianese e amici come prima».

La situazione è diventata ingestibile quando le banche, dopo essere state molto generose con Profeta, hanno chiesto agli ignari fideiussori di restituire milioni di euro, pignorando le loro case e le loro proprietà (Profeta risulta nullatenente). Intanto, la cooperativa è stata messa in liquidazione, mentre le banche e l’Agenzia delle entrate hanno scalpitato per recuperare i soldi, tra cui oltre 1 milione di tasse evase. Di qui anche l’inchiesta per capire cosa ci fosse dietro i soldi scomparsi.

Dopo l'approvazione del bilancio 2007, quella contestata perché ‘fantasma’, le voci della crisi interna ed economica della Giulianese erano di dominio pubblico a Giuliano Teatino e nel circondario, anche perché intanto era cresciuto in modo esponenziale il numero dei produttori locali di frutta che erano allontanati dalla Cooperativa anche in malo modo, con proteste e contestazioni per il mancato pagamento dei conferimenti di frutta. 
E di questo c'è traccia nel verbale contestato, quando si scrive che in quell'anno non c'è più il criterio della ‘prevalenza’ del prodotto locale rispetto agli acquisti esterni, che doveva essere una delle caratteristiche della cooperativa.

 Buio fitto c'era anche su un altro aspetto, quello fiscale, che poi ha fatto esplodere il bubbone.