DOPO LA SENTENZA

Maltrattamenti Green Hill, Lav chiede radiazione del veterinario pescarese condannato

WhatsApp PdN 328 3290550

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

187

Maltrattamenti Green Hill, Lav chiede radiazione del veterinario pescarese condannato

 

PESCARA. La LAV ha chiesto l’apertura di un procedimento disciplinare al Consiglio dell’Ordine dei Medici Veterinari di Pescara, nei confronti di Renzo Graziosi, veterinario condannato, ora in via definitiva dopo la sentenza della Corte Suprema di Cassazione, per i maltrattamenti dei beagle di Green Hill, l’allevamento dei cani per la vivisezione in provincia di Brescia chiuso dal 2012.

 

L’Associazione ha chiesto la radiazione di Graziosi dall’Albo dei Medici Veterinari poiché «colpevole di abusi nell’esercizio della professione», «con la sua condotta ha compromesso gravemente la sua reputazione e la dignità della classe sanitaria», «perdendo la buona condotta ha perso il requisito ineludibile, principio di carattere generale dell’ordinamento per esercitare la professione».

Con queste motivazioni, dopo la sentenza del Tribunale di Brescia che lo ha condannato a un anno e mezzo di reclusione per uccisioni e maltrattamenti dei beagle dell’allevamento “Green Hill” di Montichiari (Brescia), il veterinario pescarese Renzo Graziosi rischia la perdita dell'attività, oltre alla già disposta sospensione di due anni dagli allevamenti, per violazione del Codice Deontologico della professione disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica 221 del 1950.

 

«Il veterinario Graziosi, come ha stabilito il Tribunale di Brescia, era uno dei principali artefici della pratica aziendale di uccidere i cani affetti da semplici patologie per contenere i costi e perché non erano più idonei allo scopo – afferma la LAV che ha inviato per conoscenza tutti i documenti alla Federazione Nazionale degli ordini dei Veterinari Italiani - tra il 2008 e il 2012 sono stati contati ben 6023 decessi, un numero esorbitante, a fronte dei 98 decessi registrati nel periodo successivo al sequestro dei beagle. Costava per loro di meno farli riprodurre in continuazione e sostituire così i “difettosi” nonché detenerli in condizioni tali da causare maltrattamenti e conseguenti morti».