TRASPORTO ECCEZIONALISSIMO

Scandalo e beffe sotto il Gran Sasso, mentre la procura indaga arriva il carico radioattivo

Continuano gli esperimenti nei laboratori «abusivi»  con sostanze pericolose

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Scandalo e beffe sotto il Gran Sasso, mentre la procura indaga arriva il carico radioattivo

 

 

TERAMO. La procura di Teramo indaga nel 2017 per capire cosa sia effettivamente successo sotto il Gran Sasso nel 2005.

Questo accade dopo un anno dalle analisi che hanno certificato nuove contaminazioni dell’acqua, 15 anni dopo il famoso incidente Borexino, 10 anni dopo la fine dei lavori del commissario Angelo Balducci.

 

In questo scenario che rischia di aggrovigliarsi sempre più e apparire ai più complesso nella sua sostanziale semplicità, arriva l’ennesima sorgente radioattiva per consentire il proseguimento degli esperimenti nei laboratori.

Non risulta fermato, infatti, l’esperimento denominato  SOX che prevede l'utilizzo di una sorgente radioattiva nei laboratori sotterranei.

Secondo informazioni confermate ufficialmente, martedì 10 ottobre la prefettura di L’Aquila ha autorizzato il transito di una piccola sorgente radioattiva che sarebbe solo una prova della sorgente radioattiva vera e propria prevista per aprile 2018.

Si tratta di due automezzi della società autorizzata Mit Ambiente srl di Pesaro che trasportano materiale classificato UN2908 e UN2913 proveniente dalla Francia ed in queste ore nei pressi del l confine di Stato a Ventimiglia. L'orario previsto di arrivo in Abruzzo è tra le 13 e le 14 quando i due automezzi faranno sosta sulla A24 in direzione Teramo nell'area di parcheggio Gran Sasso dove troveranno la scorta alla polizia stradale ad attenderli per poi accompagnarli nei laboratori.

Il carico con le insegne di materiale radioattivo transiterà nel traforo del Gran Sasso che non sarà chiuso al traffico.

In considerazione del quadro generale delle molteplici criticità emerse e sulle quali indaga la procura sarebbe molto interessante capire come possa essere stato autorizzato e regolarizzato un carico radioattivo nei laboratori visto che ora più che mai sono chiari i rischi ed il pericolo.

Inutile dire che su questo trasporto e sugli esperimenti in corso c'è assoluto e ingiustificato silenzio. 




THE DARKSIDE OF THE MOUNTAIN 

Fare chiarezza sul passato, forse, non sarà un compito difficile visto quanto già è stato svelato da carte ufficiali tenute segrete per 10 anni  ma l’intenzione dei magistrati teramani sembra quella di capire se i soldi spesi  (oltre 80 mln di euro) dal commissario Balducci, nominato da Berlusconi, (esponente apicale della “cricca” e del sistema gelatinoso) siano serviti davvero a rendere sicuri i laboratori del Gran Sasso e ad evitare eventuali contaminazioni dell’acqua che poi viene distribuita nell’acquedotto.

Si rischia una doppia beffa sia perchè l’operazione verità della procura arriverà con un ritardo ultradecennale, sia perchè molti eventuali reati sono prescritti, molte omissioni -seppure certificate e risultanti per tabulas-  saranno eventualmente accertate con sentenze definitive tra non meno di dieci anni con il rischio che tutto finisca in una bolla di sapone ma dopo aver confermato  verità indecenti.

Nei mesi scorsi la Procura ha nominato nel frattempo ben tre periti e super esperti. Si tratta di Domenico Pianese, ordinario di costruzioni idrauliche e idrologia al dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’università Federico II di Napoli; Sabino Aquino, geologo, esperto di rilievi idrogeologici e ambientali con vari incarichi all’università del Sannio e già componente della commissione per il monitoraggio delle frane avvenute nel territorio di Avellino tra il 1997 e il 1998, e di Vincenzo Belgiorno, ordinario di ingegneria sanitaria-ambientale all’università di Salerno, consulente della commissione parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti e sulle attività illecite ad esso connesse.

 

I tre devono trovare risposte alla domanda «se all’esito dei lavori eseguiti dal commissario i livelli di sicurezza delle infrastrutture e delle attività svolte all’interno del massiccio del Gran Sasso (centro di ricerca scientifica ed annesse gallerie di servizio, sistema autostradale, opere di captazione, raccolta e distribuzione di acque potabili nonchè tutte le altre opere e servizi connessi) siano o meno conformi agli standard imposti dalla normativa in materia ambientale ed igienico sanitaria relativa alla tutela della qualità delle acque e, comunque, tali da escludere l’esistenza di pericoli per l’ambiente e la salute umana».

 


LA RISPOSTA GIA’ C’E’

Se l’avesse fatta un giornalista sarebbe risultata una domanda bollata come “retorica” e anche poco “acuta” all’esito dei fatti già emersi, delle carte pubblicate da PrimaDaNoi.it in una lunga inchiesta giornalistica e della conseguenze politiche generate da quelle rivelazioni.

Ma è chiaro che la procura cerca prove che possano spiegare in giudizio la deduzione logica che l’ultimo incidente di agosto 2016 impone e cioè che i laboratori non sono affatto isolati e possono contaminare l’acqua.

Fatto del resto confermato da altre circostanze già pubbliche: lo stesso Balducci nella sua relazione finale ammette che gli interventi da 80 mln di euro sono solo una parte del lavoro “urgente” e che molto altro spettava alle istituzioni locali che avrebbero dovuto beneficiare degli studi fatti nel 2005. Lavori in verità mai completati perchè tutti si sono dimenticati dell’emergenza Gran Sasso ancora in atto almeno fino al 2015. Forse unico caso in Italia in cui ci si dimentica di una emergenza (durata formalmente 10 anni)


Inoltre altra prova indiretta sono i lavori effettuati solo nel 2017 dai Laboratori per pavimentare la sala C non isolata da Balducci per l’impossibilità di rimuovere i giganteschi macchinari per l'esperimento "Opera".

Proprio questo dettaglio avrebbe dovuto far riflettere e spingere a chiedere le dimissioni di più di qualcuno (invece c’è stato solo solidarietà e silenzio tombale a tutti i livelli) poichè non si può parlare di isolamento dei laboratori e di messa in sicurezza visto che anche un semplice bicchiere di sostanza velenosa «evaporata» è stata ritrovata nell’acqua distribuita.

Tutti sapevano che quella sala non era impermeabilizzata ma per oltre 10 anni non è stato fatto nulla.

Solo dopo i nostri articoli si è velocemente passati all’affidamento nel volgere di un paio di settimane.

Se era così facile perchè non si è fatto nel 2007?

Se come è possibile vi erano impedimenti quando e come è stata comunicata agli enti la notizia che i laboratori erano vulnerabili e dunque c’era pericolo concreto e attuale di contaminazioni per l’acqua emunta?

Come se non bastasse c’è anche la certificazione dell’Istituto superiore di sanità che inchioda e fissa la “verità” di una inerzia colossale e la persistenza del rischio per la popolazione.

Poi sono arrivate le dichiarazioni soft ed edulcorate del vicepresidente Giovanni Lolli  che più o meno direttamente ha confermato le criticità parlandone con il ministro e chiedendo centinaia di milioni di euro per la messa in sicurezza dell’acquedotto e dei laboratori.

E’ chiaro che non vi sia alcun dubbio sulla persistenza del rischio generato dai laboratori sull’acquedotto.

E’ chiaro che siamo di fronte ad uno degli scandali più grossi d’Abruzzo che ancora una volta ha come nucleo centrale la persistente omertà che contamina cittadini e istituzioni.

 

MATERIALI PERICOLOSI GESTITI SECONDO LEGGE?

Tra le altre cose la procura di Teramo dovrà stabilire anche se le varie sostanze pericolose utilizzate nei laboratori sotterranei sono trattate secondo le norme vigenti e rispettate tutte le condizioni di sicurezza.

Grazie al Forum H2o che ha firmato più esposti si è così scoperta la presenza di 1.040 tonnellate di nafta pesante, 1.292 tonnellate di trimetilbenzene (pseudocumene, un neurotossico), 45 sorgenti radioattive, dal Cesio137 all'Americio 241 (di cui 3 abbastanza rilevanti), seppur utilizzate in appositi contenitori, «è completamente ed inequivocabilmente incompatibile con la presenza di punti di captazione».

La legge infatti prescrive rigide norme di sicurezza per una serie di elementi pericolosi comprese le sorgenti radioattive.