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Nuovo stadio Pescara, i prof di Architettura dicono no all'impianto vicino alla pineta

Contestata l’area, vicino alla pineta, dove dovrebbe sorgere l’impianto

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Nuovo stadio Pescara, i prof di Architettura dicono no all'impianto vicino alla pineta

PESCARA. È di attualità la discussione sull’area scelta dal Comune di Pescara per localizzare il nuovo stadio di calcio che dovrebbe sorgere nella zona della pineta, tra via Pantini, la Circonvallazione e strada della Bonifica.

Un’area di 130 mila metri quadrati che una quindicina di anni fa era stata pensata per ospitare la Cittadella dello Sport. Poi non se ne è fatto più niente. La zona, al confine con la ferrovia, oggi è tutta verde ma per realizzare il mastodontico impianto (con negozi, ristoranti, bar e un ampio parcheggio pubblico) è previsto pure lo spostamento di un tratto della Circonvallazione.

Il Consiglio del Dipartimento di Architettura di Pescara ne ha discusso lungamente qualche giorno fa e ha approvato all’unanimità un documento nel quale si contesta la localizzazione dell’impianto e si ammette che sarebbe stata cosa gradita discutere di scenari progettuali alternativi, anche su altre aree, «quando le decisioni erano ancora da prendere e non ora come strumento di acquisizione del consenso».

Il progetto è stato presentato la scorsa settimana dalla Pescara calcio e dalla Proger

Il progetto totale costerebbe fra i 150 e 200 milioni di euro.

I docenti e assistenti della Facoltà di Architettura, non sono contrari alla sua realizzazione («ci sembra un’ottima occasione, in una logica di strategie di sviluppo di area metropolitana») e non sono neppure contrari al progetto sotto il profilo strettamente architettonico («ne apprezziamo le valenze»).

Sono invece molto perplessi in merito alla scelta localizzativa: le aree limitrofe alla riserva naturale della pineta dannunziana. Realizzare una struttura complessa come un nuovo stadio da calcio secondo i parametri UEFA (uno stadio che contiene oltre la destinazione d’uso sportiva con annessi parcheggi, altre funzioni private ad quelle es. commerciali) in un’area così delicata come quella adiacente la pineta dannunziana, secondo il Consiglio direttivo, è una decisione non in linea rispetto ad alcuni principi «che pensavamo fossero oramai acquisiti non solo dalla comunità scientifica, ma più in generale dalla società civile».



CONSUMO DI SUOLO ZERO

«La comunità accademica internazionale è oramai unanime nel condividere una posizione rigorosa nei confronti del consumo di suolo: evitare trasformazioni urbane che determinino l’irreversibile trasformazione dei suoli agricoli periurbani in aree edificabili», si legge nel documento votato all’unanimità.



RIGENERAZIONE URBANA

«La rigenerazione urbana è un concetto che va di pari passo con quello di “consumo di suolo zero”», si legge ancora nel documento, «e significa il recupero e la riqualificazione di parti di città degradate, aree che hanno perduto la loro funzione originaria attraverso interventi di sostituzione che limitino il consumo di territorio, salvaguardando gli aspetti ambientali e paesaggistici. La realizzazione di un nuovo stadio di calcio sarebbe una meravigliosa occasione per mettere in pratica questi principi identificando un sito con queste caratteristiche, che evidentemente non può essere la delicata area retrostante la riserva naturale pineta dannunziana, vocata invece a fondamentali funzioni di “zona cuscinetto” ambientale».



ASPETTI PAESAGGISTICI E AMBIENTALI

Ci sono poi gli aspetti ambientali e paesaggistici: «la pineta non va circoscritta all’area perimetrata dai cancelli, ma va intesa come un tutt’uno ambientale con le aree agricole circostanti (ancorché oggi abbandonate) e con il territorio antropizzato delle colline prospicienti. Qualsiasi intervento edilizio consistente (uno stadio di calcio, un polo di attrazione commerciale, un intervento di edilizia privata, etc.), per quanti sforzi si possano fare per dissimularne l’impatto ambientale (compensazioni ambientali, mascherature verdi, coperture vegetali, etc.) interferirebbe inevitabilmente con i delicati equilibri paesaggistico ambientali della pineta».



ASPETTI ECOLOGICI

Gli architetti fanno inoltre notare che se si guarda la riserva naturale della pineta dannunziana dall’alto, utilizzando ad esempio Google Earth, ci si rende conto che essa costituisce il terminale di un corridoio ecologico che dalle colline di S. Giovanni Teatino, attraversando i rilievi di S. Silvestro e di Colle Pineta, raggiunge il centro cittadino. «É il corridoio ecologico più importante della città», si sottolinea nel documento, «l’unico che dalla fascia collinare riesce a raggiungere il mare. Sotto il profilo puramente naturalistico questa “infrastruttura ambientale” è molto importante a garantire la biodiversità perché consente la naturale propagazione di specie vegetali e animali».

Inoltre secondo gli architetti i frequenti allagamenti a carico dell’ambito urbano della pineta dovrebbero indurre maggiore cautela nei confronti di ipotesi di ulteriore impermeabilizzazione dei suoli, tanto più nella prospettiva dei cambiamenti climatici in atto («si sono fatte delle simulazioni di esondazione del Torrente Vallelunga adiacente all’area di intervento?»).


I DUBBI

Il documento si chiude con una serie di interrogativi fino a questo momento senza risposta: non si poteva fare una scelta diversa? Esistono soluzioni localizzative alternative a quella individuata per realizzare il nuovo stadio di calcio di Pescara? Si è fatta un’analisi comparativa approfondita di tutte le possibili opzioni di area vasta, non limitandosi ai soli confini amministrativi, ma estendendo la verifica ai comuni adiacenti, che costituiscono oramai un tutt’uno urbano con Pescara? Si è tenuto conto, oltre che degli aspetti tecnico-funzionali imposti dalla UEFA, anche delle questioni ambientali sollevate? Quali garanzie si hanno sulla effettiva realizzazione delle opere di mitigazione degli effetti indotti dal progetto?