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Asl L’Aquila e carenze di organico: stato di agitazione anche dopo l’incontro in Consiglio

Di Pangrazio ha promesso interessamento e discussioni

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Asl L’Aquila e carenze di organico: stato di agitazione anche dopo l’incontro in Consiglio


L’AQUILA. Il Presidente del Consiglio Regionale, Giuseppe Di Pangrazio, ha promesso di voler affrontare la questione anche all’interno della Conferenza dei Capigruppo. Ma per la Cgil non basta e lo stato di agitazione di tutto il persona non è stato revocato.

Da mesi il sindacato ha lanciato l’allarme per il netto e consistente taglio del personale della Asl de L’Aquila che significa disagi e carico di lavoro per medici infermieri e Oss ma soprattutto servizi scadenti per pazienti e cittadini che chiedono e pretendono cure dignitose.

Secondo i calcoli rispetto all’attuale dotazione organica di 4053 unità lavorative risultano vacanti circa 250 posti a cui vanno sommate almeno altre 277 unità lavorative utili al rispetto delle turnazioni di legge. Il dato finale è che ad oggi servirebbero solo per garantire l’erogazione dei servizi nel rispetto della legge 161 del 2014 ulteriori 527 unità lavorative. A ciò si aggiunga la non sostituzione di circa 100 lavoratori cessati o pensionati nell’anno 2017. Pertanto, il dato finale è di circa 627 lavoratori in meno rispetto alle reali esigenze di fabbisogno.


La Cgil da mesi parla di «cronica carenza di personale di tutti i profili professionali» che derivano dal taglio dei costi del personale pari a circa 5,3 milioni di Euro per l’anno 2017.

Nella riunione si è posto anche il problema orografico del territorio della Provincia dell’Aquila, che avendo una estensione di 5 047 km² occupa circa metà dell’intero territorio regionale abruzzese, il che aumenta le criticità logistico/organizzative ed i costi correlati.

«Tale dato» dicono Francesco Marrelli, Anthony Pasqualone, Angela Ciccone, «ripropone con forza la necessità di dotarsi di una vera strategia per le aree interne, presupposto fondamentale per garantire la qualità dei servizi ed evitare il continuo ed inesorabile processo di spopolamento del territorio, oltre che la realizzazione di una efficace integrazione ospedele/territorio».

Altro che tagli servirebbero dunque nuovi investimenti.

«Per esempio», aggiungono, «il valore medio annuo pro-capite per le prestazioni sanitarie in regime residenziale, riabilitativo e psicoriabilitativo è pari a 21 € per la provincia dell'Aquila, 54€ per quella di Chieti, 46€ per quella di Pescara e 56€ per quella di Teramo. Va messo in risalto che attribuendo il budget in rapporto alla popolazione e sulla base del fabbisogno previsto per legge dovrebbe essere di 45 € per abitante. Quanto sopra evidenzia una condizione di svantaggio per gli utenti della Provincia dell’Aquila».

Rispetto al 2009 il costo del personale dovrebbe attestarsi su un abbattimento del 50% ma si tratta di dati che si riferiscono al post terremoto dove c’erano 40mila sfollati sulla costa e la Asl pensò bene di ridimensionare posti letto e servizi. Oggi le cose dovrebbero cambiare ed essere aggiornate.


E poi c’è la questione del personale precario che rappresenta più del 10% dell’attuale forza lavoro che di per se è comunque insufficiente a garantire la piena erogazione dei servizi.