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Bugie e lavoro nero in alta quota: tutta la verità sul Rifugio Franchetti

Il Club Alpino Italiano sbugiarda il gestore e ristabilisce la verità

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Bugie e lavoro nero in alta quota: tutta la verità sul Rifugio Franchetti

ABRUZZO. Ha fatto scalpore, ha generato solidarietà e indignazione la notizia che il prestigioso Rifugio Franchetti sia stato costretto a chiudere un mese prima per colpa della “burocrazia”. Lo stesso titolare aveva diffuso la notizia e la motivazione sulla pagina Facebook, cosa poi ripresa da tutti i media e arrivata pure alle orecchie del deputato Gianni Melilla che ha subito inoltrato una interrogazione parlamentare.


Tutto falso. La verità è un’altra e già serpeggiava da settimane ma in assenza di riscontri ufficiali non ci è stato possibile pubblicare la notizia prima.

La conferma è arrivata ieri  da parte del Club Alpino Italiano, sezione di Roma (proprietaria della struttura) e dalla Commissione centrale rifugi e opere alpine che ha voluto ristabilire la verità sulla chiusura del rifugio importantissimo per gli amanti della montagna e del Gran Sasso.

Il rifugio Carlo Franchetti è situato nel territorio del comune di Pietracamela, nei pressi della località di Prati di Tivo, sul versante teramano del Gran Sasso.

Posto a 2.433 metri di altitudine, incuneato tra il Corno Grande e il Corno Piccolo nella valle glaciale nota come Vallone delle cornacchie, è il rifugio più alto tra quelli situati sul Gran Sasso. E’ punto di riferimento importante e necessario per chi si avventura da quelle parti.

La brutta storia inizia il giorno 2 settembre 2017 quando il Rifugio annuncia la chiusura con circa un mese di anticipo.

Luca Mazzoleni, il gestore, aveva scritto: «A causa di problemi tecnici sono costretto a chiudere il rifugio con grande anticipo, non era mai successo in 30 anni, scusate. Fatene uso solo se necessario per favore. Se sarà possibile aprirò nei fine settimana, vi darò conferma come possibile».

Nessuna altra informazione è poi stata aggiunta.


La verità -rivela lo stesso proprietario della struttura, cioè il Club Alpino Italiano, è che proprio il  giorno 2 settembre 2017 il Rifugio Franchetti ha ricevuto la visita degli ispettori del lavoro i quali hanno dichiarato che «dai controlli effettuati attraverso i sistemi informatici è risultato che per nessuno dei sopraccitati lavoratori è stata effettuata la prevista comunicazione di assunzione né è stata data prova di attivazione di prestazione occasionale accessoria. Pertanto constatata l’irregolare occupazione dei lavoratori elencati nella sez.1 del presente verbale, si è disposto l’immediato allontanamento degli stessi dal luogo di lavoro».

 

«Pertanto la chiusura anticipata del Rifugio Franchetti»,  dicono Giacomo Benedetti – Presidente Commissione Centrale Rifugi e Opere alpine, e Daniele Funicelli – Presidente Sezione di Roma, «non è dipesa, come erroneamente riportato, dalla mancanza della licenza d’esercizio che non sarebbe stata rilasciata a causa dell’incuria e inefficienza del Comune di Pietracamela. Quest’ultima circostanza è palesemente una “fake news”. Infatti nessuna licenza è stata mai richiesta da parte del gestore del Rifugio al Comune, aggiungendo la necessità di chiarire oltre al profilo in materia di lavoro anche quello fiscale. L’unica richiesta protocollata e prontamente evasa dal Comune è stata la domanda di agibilità presentata dal Club Alpino Italiano di Roma il 16.09.2016».

 

Bugie che non potevano resistere per sempre e che ora aprono nuovi scenari che riguardano molto da vicino il futuro della struttura.

«Alla luce di quanto sopra», conclude il club Alpino, «è evidente che l’anticipata chiusura non è in alcun modo ascrivibile all’azione del Comune o ad una responsabilità della Sezione di Roma del CAI, ma da una determinazione del titolare della gestione del predetto Rifugio il quale a seguito della visita degli ispettori del lavoro ha deciso di chiudere la struttura prima del termine della stagione estiva. Questi i fatti pro veritate».

 

Una brutta storia non di burocrazia ma di comune cultura italica volta all’elusione delle regole  per evitare tasse troppo alte o aumentare i ricavi.