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Pescara. Piove, fogna nel mare: la vergogna continua ancora e ancora…

Sarebbe in teoria vietato ma capita da 30 anni sotto gli occhi inerti di tutti

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Fogna in mare.  Alessandrini: «problema incancrenito per assenza di iniziative concrete fino ad oggi»


PESCARA. Un fiume di melma e liquami non depurati è stato sversato ieri sera, a partire dalle 22, nel mare di Pescara, ‘vomitato’ letteralmente dalla pompa B0, gestita dall’Aca, situata all’altezza della Madonnina, a ridosso del ponte del mare.

Nè dà notizia Armando Foschi dell’associazione Pescara Mi piace che ricorda come questo sia «l’ennesimo scandalo registrato a Pescara, probabilmente causato dalla pioggia, e non da un nubifragio, che ha colpito la città che pure si è inspiegabilmente allagata, dalla zona del Rampigna a via De Gasperi, dalle aree di risulta, trasformate in un enorme e impraticabile lago di fango, sino, addirittura, al ponte nuovo, sia sul lato di Porta Nuova che di via Gran Sasso, senza dimenticare via Ferrari e via del Circuito».


L’ex assessore comunale spiega che invierà agli Enti di competenza i filmati realizzati sul posto, dai quali si vede chiaramente lo sversamento, immagini girate nell’arco di un’ora.

Al momento non è stata emessa ancora alcuna ordinanza «di divieto di balneazione, imposta dalla legge indipendentemente dall’eventuale maltempo che comunque impedirebbe la permanenza sulle nostre spiagge».

(In realtà l'ordinanza poi è stata firmata e inviata ai giornali alle 16.30 del 20 settembre 2017)

«Non abbiamo visto un solo operatore dell’Aca sul posto», attacca Foschi, «per monitorare lo sversamento dalla pompa, né tantomeno abbiamo avvistato un responsabile del Comune di Pescara, a partire dal sindaco-fantasma Alessandrini che, seppur oggi informato dai cittadini, continua a ignorare quella che è una vera emergenza che l’Associazione ‘Pescara –Mi piace’ continua a denunciare ininterrottamente da due anni e mezzo. Ma nonostante le denunce continua quello che è uno scandalo intollerabile e che nessuna Istituzione intende fermare».


«Com’è possibile», si domanda Foschi, «che all’improvviso a due gocce di pioggia venga interrotto il flusso verso il depuratore e vengano aperti i bypass lasciando defluire i liquami direttamente nel mare, e questo per non rischiare di mandare in tilt l’impianto di via Raiale? Com’è possibile che il sindaco non ritenga opportuno, e sicuramente obbligatorio, moralmente e amministrativamente, informare la cittadinanza di tali episodi? Com’è possibile che a oltre 15 ore di distanza dal fenomeno il sindaco Alessandrini non abbia pubblicato l’ordinanza di divieto di balneazione imposta dalla legge? E l’Arta ha effettuato i propri campionamenti straordinari per verificare l’impatto dello sversamento sulla qualità delle acque? Inoltre: com’è possibile che l’acquazzone di ieri sera abbia determinato l’allagamento di quasi tutta la città, anche zone come via Gran Sasso, via De Gasperi, via Ferrari, il lungofiume nord, le aree di risulta, dove pure la giunta Alessandrini si è vantata di aver fatto interventi di rifacimento della rete dei sottoservizi, appropriandosi del progetto del DK15?».


Alcune inchieste sono di sicuro ancora aperte in procura da anni con segnalazioni specifiche.

Lo stesso Foschi ha inviato più volte esposti senza che fossero mai nemmeno presi provvedimenti d’urgenza.

Eppure lo stesso depuratore di Pescara nella sua quarantennale esistenza è stato più volte sequestrato dalla medesima procura per diverse inchieste.

E nonostante gli sversamenti avvengono da sempre e fino al 2016 avvolti da una spessa cortina di omertà nemmeno quando la cosa è diventata di dominio pubblico -e ad ogni pioggia si ripete l’indubbio inquinamento- la cauta giustizia locale è riuscita a tutelare leggi e ambiente.

E stranamente anche gli ambientalisti su questo eclatante caso sembrano particolarmente timorosi.


Di certo c’è solo che pioverà ancora e ancora….