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Asl Pescara. Aperta una inchiesta sulla nomina del direttore amministrativo

Carabinieri alla Asl per sequestrare le carte

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La Asl di Pescara

 


PESCARA. I carabinieri, inviati dalla procura di Pescara che ha aperto una indagine, sono stati negli uffici della direzione della Asl per sequestrare le carte relative alla nomina del direttore amministrativo aziendale Paolo Zappalà avvenuta lo scorso 26 aprile 2016.

 

E così, dopo il caso che per mesi si è trascinato alla Asl di Chieti per la nomina di direttore amministrativo di Sabrina Di Stefano (che poi ha abbandonato, ha spiegato lei, «per mancanza di serenità»), adesso anche l’azienda sanitaria di Pescara ha il suo ‘caso’.

Un caso che essendo al vaglio della magistratura sarà analizzato e sezionato in ogni dettaglio per verificare se i vertici e l’incaricato abbiano operato correttamente.  

 

Zappalà, 48 anni, romano, una laurea in Economia e commercio nel 1995 all’Università Tor Vergata, è arrivato a Pescara per sostituire Domenico Carano che era in carica dal 2013.

E’ stato scelto dal manager Mancini la scorsa primavera «tenuto conto dell’esperienza professionale maturata e dal possesso dei requisiti di legge». Per lui uno stipendio annuo di 90.896, 64 euro (ovvero l’80% di quello del direttore generale che è di 113.620 euro).

 

Alla base dell’indagine aperta dalla Procura di Pescara dopo l’invio di una segnalazione c’è l’ipotesi di inconferibilità dell’incarico affidato sebbene formalmente le carte siano ‘a posto’.

La procura a questo punto dovrà verificare se è veramente così.

Zappalà dal 2012 a luglio 2015 (dunque fino a 9 mesi prima di arrivare a Pescara) è stato direttore degli acquisti al Policlinico (universitario) Gemelli di Roma, un ente di diritto privato finanziato dal servizio sanitario regionale.

E questo non è solo un dettaglio o l’ultima voce che riempie un curriculum ricco di esperienze e lavorative ma il punto di partenza dell’indagine in quanto proprio da lì scatta il corto circuito.

 

Gli inquirenti adesso stanno valutando se proprio quell’ultima esperienza violi il decreto legislativo 39/2013, articolo 5, che stabilisce che l’incarico di direttore amministrativo nella Asl non possa essere conferito a chi, nei due anni precedenti, abbia svolto incarichi in enti di diritto privato regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale.

 

L’articolo 17 è chiaro: i conferimenti in violazioni della norma sono da ritenersi nulli.

 

E proprio questo sarebbe il problema sebbene Zappalà abbia firmato una dichiarazione (pubblicata anche sul sito dell’Asl) di non trovarsi nella condizione vietata dalle norme.

Scorrendo il documenti di può notare come in realtà, compilando il modulo prestampato (dalla Asl?) non ci sia alcun riferimento all’articolo 5 ma vengono chiamati in causa solo gli articoli 3,4,9, 12)

Se anche la procura verificherà che quella nomina è da ritenersi nulla e fatta in violazione alle leggi  i due rischierebbero non poco. Sempre il decreto 39/2013, infatti, stabilisce , all’articolo 18, che chi ha conferito l’incarico (nullo), dunque Mancini, è responsabile per le conseguenze economiche degli atti adottati e non potrebbe più conferire incarichi per 3 mesi.

 

Chi, invece, l’incarico l’ha ricevuto (Zappalà) non potrà più riceverne per 5 anni (articolo 20).

 

L’Anac, ovvero l’Autorità anti corruzione, si è già ampiamente espressa in passato per casi molto simili, per non dire identici. Ad esempio ha ravvisato l’inconferibilità dell’incarico di direttore generale dell’Asl della Valle D’Aosta a colui che nel biennio precedente era stato direttore generale della clinica Eporediese di Ivrea, finanziata dal servizio sanitario regionale del Piemonte.

Sempre l’Anac ha deliberato l’inconferibilità del direttore generale della Asl di Latina nei confronti di una persona che nei due anni precedenti era dirigente al Policlinico Gemelli.

«Anche alla luce della sentenza del Consiglio di Stato 3043/2016», l’Authority guidata da Raffaele Cantone ricorda che «le università libere, ed a maggior ragione le fondazioni universitarie, devono considerarsi enti di diritto privato alla luce della normativa anticorruzione. Per questo l’Anac non potrà, d’ora in poi, che dichiarare l’inconferibilità degli incarichi conferiti».

 

 

Alessandra Lotti