SANITA'

Indennità cancellata. Medici contro la Giunta:   «cercano di salvare solo se stessi»

Il provvedimento interessa circa 400 medici

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Indennità cancellata. Medici contro la Giunta:   «cercano di salvare solo se stessi»


ABRUZZO. «E' evidente che si tratta di una risposta che tende a salvaguardare sè stesso e i propri colleghi di giunta nonchè i funzionari regionali, con assoluta noncuranza delle difficoltà in cui hanno gettato 400 medici e le loro famiglie. Tutto senza che vi sia stata la pronuncia di alcun tribunale sulla legittimità o meno della indennità di rischio».

E’ duro il sindacato dei medici di famiglia FIMMG che con il suo segretario regionale, Sandro Campanelli, non è tenero verso l’assessore Paolucci, il presidente D’Alfonso e la loro linea politica e amministrativa tenuta sul tema della revoca della indennità di continuità assistenziale dei medici delle guardie mediche.

L’indennità era corrisposta dal 2006 quando una delibera di giunta regionale l’ha  prevista. Poi di recente una richiesta di chiarimento della Corte dei Conti è stata la molla per far scattare la revoca retroattiva.


«Continuano a dire che si tratta di un atto dovuto, ma è evidente che non è così», spiega Campanella, «in realtà siamo condannati senza processo ad una sorta di carcerazione preventiva per reati mai commessi, che anzi ci vedono, casomai, parte lesa.

In realtà la giunta poteva rispondere in due modi: l’indennità è legittima oppure nel dubbio poteva sospenderla.


«Invece», attacca il sindacato, «la risposta dell'assessore e della giunta regionale è stata sospendere l'indennità di rischio e richiedere indietro il pregresso di 10 anni per un ammontare di circa 60000 euro a medico.  Questi i fatti nudi e crudi. Il resto è solo dialettica sulla nostra pelle, sulle nostre famiglie e sui nostri figli».

Domenica è cominciata l’azione di protesta in tutte le guardie mediche d’Abruzzo. Nonostante si tratti di un’azione estremamente soft dovrebbe dimostrare -secondo i promotori- che se i medici si limitassero a fare quanto prescritto dal contratto nazionale,  senza aggiungere le prestazioni in più le Asl entrano in difficoltà.


«A questo proposito registriamo con dispiacere una circolare dal sapore intimidatorio del direttore generale della ASL di Pescara, che invece ci saremmo aspettati avesse capito la problematica e si fosse messo dalla nostra parte in rapporto all’ingiustizia che stiamo subendo», chiude Campanelli.